«Cautela, lo dobbiamo a cinque famiglie distrutte». Francesco Sesso, istruttore subacqueo cosentino, fotografo e ricercatore, Campione mondiale di Fotografia Subacquea, parla con un brivido nel cuore delle cinque persone morte alle Maldive durante una immersione in grotta a diverse decine di metri sott’acqua.

Solo l’esame autoptico potrà dire cosa è successo davvero nelle acque cristalline dell’atollo di Vaavu, a Monica Montefalcone, 51 anni, docente in Ecologia all’ateneo di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, Muriel Oddenino, ricercatrice del Torinese, e agli istruttori subacquei Gianluca Benedetti di Padova e Federico Gualtieri di Borgomanero, del Novarese, che si sono immersi ieri mattina, intorno alle 11 per non risalire mai più in superficie.

«Volendo fare delle ipotesi, gli scenari sono diversi – spiega Sesso –. Quello più probabile, a mio avviso, è legato al disorientamento. È possibile che lì sotto alcuni si siano addentrati in anfratti da cui non sono più riusciti a uscire».
L’immersione doveva durare meno di un’ora, ma poco dopo mezzogiorno, nessuno dei cinque era riemerso, facendo scattare l’allarme.

«Quando si perde l’orientamento ci vuole davvero poco per scatenare paura e panico. Basta muoversi un po’ troppo per sollevare una gran quantità di sedimento che oscura completamente la vista. Ci vogliono ore perché si posi e tutto torni limpido, ore che i sub non avevano a disposizione. Forse qualcuno si è addentrato troppo e si è perso, forse un compagno è andato a cercarlo ed è rimasto anche lui in trappola, annebbiato dalle particelle in sospensione, è facile che si inneschi un effetto a catena. Mi fa molto pensare che abbiano recuperato un corpo nella grotta principale, come se il sub fosse andato a cercare gli altri e poi abbia tentato di risalire a cercare aiuto, ma troppo tardi».

Se l’aria nelle bombole si esaurisce, il sistema nervoso va in cortocircuito; l’istinto è di cercare aria disperatamente e si annega.

Gli inquirenti stanno vagliando anche la possibilità che i cinque siano stati avvelenati per una contaminazione della miscela nella bombola, ma solo l’autopsia potrà dare la certezza.

La zona in cui è avvenuto il tragico incidente è una zona di “kandu”, cioè ricca di canali naturali attraversati da forti correnti oceaniche. In quelle acque spesso si possono incontrare varie specie di squali, quelli grigi di barriera, a pinna bianca, nutrice, e poi aquile di mare, barracuda, mante, ma l’ipotesi di un attacco animale al momento sembra da escludere. «È l’ipotesi più remota, considerando le condizioni del corpo rinvenuto».
Gli esperti in queste ore stanno parlando di come le grotte subacquee siano molto rischiose da esplorare.

«Tutte le grotte sono pericolose – spiega Sesso - ma se si segue il protocollo i rischi si minimizzano. È necessario avere i brevetti giusti, le attrezzature giuste e tarate bene, e guide esperte. Quando ci si addentra in grotte difficili si usa il filo di Arianna, è il protocollo, e cioè una cima guida utilizzata soprattutto in immersioni in grotta in ambienti chiusi o complessi, per garantire il ritorno sicuro verso l’uscita o il punto di partenza. In questo momento dobbiamo solo aspettare i responsi ufficiali e rispettare il dolore delle famiglie per questa immensa tragedia».