Otto poesie commentate per rivelare, come in un'illuminazione, quegli aspetti della coscienza o della rappresentazione di noi meridionali rimasti oscuri ai più ma che, comunque, hanno avuto un peso nella definizione del nostro carattere e continuano ad averlo nella disposizione della realtà di oggi. Dopo Terronia di Rocco Scotellaro, Calabria infame di Franco Costabile, San Paolo Ciraso di Aldo Dramis, Lo steddazzu di Cesare Pavese, Muore il ragazzo un poco di Leonardo Sinisgalli e Le isole di argilla di Paolo Volponi, è la volta di Cantilena (poesie per Rocco Scotellaro) di Amelia Rosselli.

È il 1953 quando, in seguito alla morte di Rocco Scotellaro, la sua giovane amica Amelia Rosselli, sino ad allora concentrata su studi di etnomusicologia e sulla scrittura in inglese e francese, gli dedica una serie di brevissime poesie in italiano, intitolata Cantilena (poesie per Rocco Scotellaro). L'anno successivo, in una lettera al fratello John, ne parlerà in termini eloquenti: “Ho sofferto del solito esaurimento nervoso di ritorno dalla Lucania […] Ho scritto ancora poesia in italiano […] prose piuttosto deliranti: strane e scritte sempre in uno stato di trance […] ad occhi chiusi”. Assieme ad altri componimenti in prosa ne pubblicherà alcuni soltanto nel 1980 in Primi Scritti: restano fondamentali per comprendere come all'origine dell'ispirazione rosselliana ci fosse la perdita affettiva subita da una persona che non riesce a porvi rimedio.

Qui di seguito trascrivo una parte della Cantilena:

Cantilena

Dopo che la luna fu immediatamente calata

ti presi tra le braccia, morto

*

Un Cristo piccolino

a cui m’inchino

non crocefisso ma dolcemente abbandonato

disincantato

*

[…]

*

Mi sforzo sull’orlo della strada

a pensarti senza vita

Non è possibile, chi l’ha inventata questa bugia

*

Come un lago nella memoria

i nostri incontri

come un’ombra appena

il tuo volto affilato

un’arpa la tua voce

e le mani suonano

tamburelli

*

Avanti io seppi t’eri spezzato

come un bastone d’oro

la costante prudenza

m’aveva fatta cieca

quasi ignara

e tu che mi musicavi attorno

*

Tu che sei addormentato

Comprendimi

Ed ora ti sollevi

lesto

e passi via sereno

fuori dalle mura della tua cittadella

Tu che chiarisci le vie

*

La luna

balla

e sospira

per i campi

*

Rocco morto

terra straniera, l’avete avvolto male

i vostri lenzuoli sono senza ricami

Lo dovevate fare, il merletto della gentilezza!

*

Sposo nel cielo

ti ho tutto circondato

ma sei tu che comandi

e sono tua sposa d’infanzia

sposa trasparente

*

Voglio vivere a Matera

rotta spaziata gigantesca

non mi muovo

c’è l’amico morto ieri che tiene compagnia

più che voi città false

*

[...]

*

Tu salito nella bruma

ti vedo lontano che ti aggiri

consigliando

che ne è di me e di te ora dopo la morte

tu, sui colli

*

Ah buca della morte

ah fossa

che lo attendi

Si aprono gli orizzonti

ch’io veda

e possa intrecciare le dita

senza mestizia

*

[...]

*

E’ toccato a te

a soffiare le nuvole

portarle fino al vicinato

come un caldo lenzuolo

per noi tutti ammalati

*

E’ dovuto ad una varietà di ragioni

che tu ed io non ci si possa incontrare

fra l’altro le muraglie

I cieli gli spiriti

*

Lasciatemi

ho il battito al cuore

donna a cavallo di galli e di maiali

*

Rocco vestito di perla

come il grigiore dei colli vicino al tuo paese

mostrami la via che conduce

non so dove

*

nuovo anno

arrivi

teneramente

ossequioso

Nell'aprile del 1950, in occasione del congresso La Resistenza e la cultura italiana, che si svolge a Venezia, Amelia Rosselli conosce Rocco Scotellaro. L'incontro con il giovane poeta di Tricarico esercita un'influenza decisiva sul suo percorso umano e intellettuale, lasciando un'impronta profonda tanto nella sua vicenda biografica quanto nell'elaborazione della sua poetica. Tra i due si instaura un rapporto di intensa e reciproca vicinanza, destinato a consolidarsi ben oltre la dimensione della semplice amicizia. Neppure la morte improvvisa e prematura di Scotellaro interrompe quel dialogo ideale. Se nelle raccolte del poeta lucano compaiono infatti componimenti dedicati ad Amelia Rosselli, anche l'intera produzione della scrittrice sarà attraversata da numerosi richiami alla figura dell'amico scomparso. La perdita di Scotellaro produce inoltre effetti profondi sul suo equilibrio personale: il trauma provocato dalla sua scomparsa rende necessario un lungo periodo di cure presso il Sanatorio Bellevue, la celebre clinica per malattie nervose diretta da Ludwig Binswanger.

Lo spavento e il paesaggio lucano tracimano nel processo ispirativo che guida la poetessa: è come se Rosselli avesse “creduto d'essere divenuta lui, in senso buddistico forse”. Dopo il funerale di Scotellaro, infatti, si lascia ispirare da un paesaggio sul quale si aggira lo spirito dell'amico che la poetessa riesce a riprodurre di getto, adottando i modi della lamentazione funebre, come in un “tentativo – è stato detto dalla critica più avvertita – di elaborazione del lutto ai fini di una sua domesticazione”. Però, il quadro etnografico è più mosso, complicato da una dimensione autoriale già nettamente pronunciata che constata quanto Scotellaro fosse ancora vivo e influisse sull'equilibrio di chi non è morto. Ne consegue un approdo poetico che si muove lungo la sfera intermedia della morte-vita, arginando il lutto dell'autrice, ma senza riuscire a uccidere il fantasma dell'amico scomparso.

In questa prospettiva, Cantilena non costituisce soltanto il primo confronto di Amelia Rosselli con la lingua poetica italiana, ma anche il luogo in cui esperienza biografica, memoria del paesaggio lucano e forme della tradizione popolare si fondono in una scrittura e uno spazio metrico del tutto inediti. Il Mezzogiorno non vi appare come uno spazio da descrivere o da rappresentare, bensì come un orizzonte mentale e simbolico entro cui il lutto si trasforma in voce poetica. Da questo incontro fra trauma individuale e immaginario meridionale nasce una delle più originali rielaborazioni della tradizione elegiaca del secondo Novecento italiano.