Tra gli scrittori calabresi premiati: Marisa Manzini con “Il coraggio di Rosa” (Rubbettino); don Ennio Stamile con “Lazare. Sogni di un concasseur” (Castelvecchi); Rossella Scherl con “Pepi l’americano” (Rubbettino); Pasquale Melissari con “Logica dell’ingiustizia. Abuso della ragione” (Autonomi)
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“Eversivo”, come ciò che è capace di rompere gli schemi. È con questo spirito che si è aperta la sedicesima edizione del Festival IusArtelibri – Premio “Il Ponte della Legalità”, ospitata nella suggestiva Sala Isma del Senato della Repubblica.
A sottolinearne il valore innovativo è stato il Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Federico Mollicone, che ha definito il premio «la realtà più eversiva del panorama culturale italiano». Una provocazione: “eversivo” perché capace di intrecciare il mondo del diritto con quello dell’arte, creando una contaminazione fertile e fuori dagli schemi tradizionali.
Le opere premiate: memoria, coraggio e libertà
Sono diciotto le opere selezionate quest’anno, unite dal filo rosso di una frase di Primo Levi: “Non c’è futuro senza memoria”. Un principio che diventa bussola culturale e civile per l’edizione 2026.
Tredici i titoli vincitori della selezione IusArteLibri tra romanzi, biografie e saggi. Cinque, invece, i Premi Speciali Virtus morale, giuridica e artistica. Tra le opere premiate spiccano: “Il primo italiano” di Aldo Cazzullo; “Il mio assassino” di Daniel Pennac; “Nudo tra sacro e profano” di Monica Marangoni; “Una feroce libertà – Gisèle Halimi” di Annick Cojean; “Il diritto dell’arte contemporanea” di Angelo Chianale.
Opere diverse per genere e linguaggio, ma accomunate da una tensione verso la responsabilità civile e la costruzione di una coscienza collettiva.
La voce della Calabria e l’impegno per la legalità
Particolarmente significativa, nell’edizione 2026, è la presenza di autori calabresi impegnati da anni nella difesa della legalità e della memoria civile. Tra loro: Marisa Manzini con “Il coraggio di Rosa” (Rubbettino); don Ennio Stamile con “Lazare. Sogni di un concasseur” (Castelvecchi); Rossella Scherl con “Pepi l’americano” (Rubbettino); Pasquale Melissari con “Logica dell’ingiustizia. Abuso della ragione” (Autonomi).
Le loro opere incarnano pienamente il tema della memoria come atto di responsabilità e resistenza culturale.
Cultura come responsabilità pubblica
Ad aprire i lavori è stata la poetessa Antonella Pagano, con una prolusione dedicata al valore della lettura intesa come “incantamento dei luoghi e dei cuori”.
Successivamente, Francesco Greco e Monica Schipani, membri del Direttivo IusArteLibri, insieme al magistrato Giorgio Orano — vincitore dell’edizione 2025 con il romanzo Little Boy — hanno evidenziato la portata socio-giuridica dei testi selezionati.
In un’epoca segnata da un crescente tecnicismo, ribadire il legame tra norma giuridica e sensibilità sociale rappresenta, di per sé, un gesto di libertà.
Una rete culturale che attraversa territori e istituzioni
Il Premio gode dell’Alto Patrocinio delle Commissioni Cultura di Camera e Senato, della Fondazione Città del Libro – Premio Bancarella, del Centro Lunigianese di Studi Giuridici, delle Biblioteche di Roma, oltre al sostegno di enti territoriali e ordini professionali.
È inoltre abbinato al Festival della Letteratura e del Diritto della città di Palmi, ideato dal magistrato Antonio Salvati, creando un asse ideale tra territori, giustizia e impegno civile.
Un “ponte di libri” verso il futuro
Nel messaggio inviato, Mollicone ha ribadito come il tema scelto, “Non c’è futuro senza memoria”, tocchi il cuore della missione condivisa: valorizzare le radici storiche per affrontare consapevolmente le sfide della modernità.
Il Premio non si limita a promuovere la lettura: costruisce un vero e proprio ponte culturale capace di mappare identità, unire territori e immaginare un futuro fondato sulla bellezza, sulla pace e sulla dignità umana.

