Coppie in crisi e legami genitoriali ossessivi in un racconto sulle fragilità adulte. Un film sul sentimento distorto e sui rapporti che si spezzano sotto il peso dei silenzi
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Nel suo adattamento ispirato al romanzo Siracusa di Delia Ephron, Gabriele Muccino costruisce un film che non parla solo di relazioni, ma del peso emotivo delle omissioni, delle paure che deformano l’amore, delle ossessioni che nascono quando si tenta di proteggere ciò che, in realtà, si sta distruggendo. La filosofia sbuca come un topolino per strada che poi si nasconde in fretta lasciando i protagonisti a riflettere… a sbagliare.
Una valanga di emozioni in scena, dalla rabbia, all'ansia fino al rancore e alla gelosia. Una successione di copioni relazionali, di schemi che si attraggono, si amano, lottano. Quante credenze sull'amore? E sul tradimento? Carlo, professore universitario e scrittore in profonda crisi creativa, vive un momento di smarrimento personale e professionale. Sua moglie Elisa, giornalista affermata e molto più solida di lui, sembra aver preso il largo: è concentrata sulla carriera, distante, quasi impermeabile alle fragilità del marito. Il loro matrimonio è diventato un equilibrio precario fatto di abitudini e silenzi. Non avere un figlio diviene un tema di delusione. Nel tentativo di ritrovare un po’ di serenità, i due decidono di partire per una vacanza a Tangeri insieme ai loro amici Anna e Paolo, una coppia apparentemente stabile, e alla loro figlia tredicenne Vittoria, ragazza sensibile e attenta, capace di cogliere tensioni che gli adulti fingono di non vedere. Tangeri, con la sua atmosfera sospesa e magnetica, diventa il luogo in cui tutto ciò che era rimasto sotto la superficie inizia a emergere. Le dinamiche tra i quattro adulti si incrinano: vecchie frustrazioni, desideri repressi, insoddisfazioni mai dette. Il fragile equilibrio si spezza definitivamente quando arriva Blu, giovane studentessa di filosofia innamorata di Carlo Le cose non dette è un dramma psicologico che si muove tra coppie in crisi, amicizie incrinate e un rapporto madre–figlia che diventa il vero epicentro emotivo della storia. Muccino osserva i personaggi con una lente impietosa ma umana, lasciando che siano i loro silenzi a raccontare ciò che non riescono a dire.
Carlo – L’uomo che fugge dalla propria inadeguatezza è il ritratto di un uomo che non si sente mai abbastanza. Il tradimento non è un gesto di passione, ma una via di fuga: fuga dal ruolo di marito, dal peso delle aspettative, dalla sensazione di essere sempre un passo indietro. Il suo silenzio è un alibi emotivo. Non parla per non ferire, ma soprattutto per non affrontare la propria fragilità. Ogni omissione è un tentativo di tenere insieme una vita che gli scivola dalle mani.
Elena – La donna che evita per non crollare: Lei vive in un equilibrio fatto di autocontrollo e parole trattenute. Crede che tacere sia un modo per proteggere la relazione, ma il silenzio diventa una prigione. Il suo tema sembra essere l'inadeguatezza e la paura dell’abbandono. Quando scopre l’alibi di Carlo, non esplode: implode. È una donna che ha imparato a non chiedere, convinta che chiedere significhi perdere.
Anna – L’amore che si trasforma in ossessione: il rapporto madre–figlia è il cuore oscuro del film.La madre vive una forma di amore totalizzante, che esclude totalmente il marito Paolo, convinta che la sua apprensione sia cura, che la sua invadenza sia protezione. La sua credenza tossica è:“Solo io posso salvarla.” Questa convinzione la trascina in una spirale emotiva in cui perde il senso della misura. Non vede più la figlia come una persona autonoma, ma come un’estensione di sé, o come una perdita di controllo. La sua ansia diventa controllo che a sua volta diviene ossessione - l’ossessione che poi diventa pericolo.
Paolo- L’uomo che teme il caos: rappresenta la figura dell’adulto che ha costruito la propria vita su pilastri di ordine, prevedibilità e controllo. È un uomo che non ama gli scossoni, che si affida alla routine come se fosse una corazza ma che sente il peso di una moglie sempre tesa e del rapporto morboso instaurato con la loro figlia Vittoria.
Blu: la giovane che incendia cio’ che vuole, rappresenta la forza destabilizzante la sua spontaneità mette a nudo la stanchezza, la frustrazione e le omissioni degli adulti , assume un ruolo chiave per tutti i protagonisti. La sua presenza a Tangeri, fa emergere tutto ciò’ che gli altri hanno represso.
Blu è la scintilla che accende l’incendio: lei non crea problemi ma li rivela. Il capro espiatorio quasi.
Vittoria: La bambina che non ha spazio per respirare: Vittoria è una presenza fragile, quasi sospesa. Vive schiacciata dal peso dell’amore materno, un amore che non lascia margine, che non accetta errori, che non contempla la crescita. Il film la ritrae come una creatura che cerca aria, libertà, un proprio posto nel mondo. Ma la madre non glielo concede e la tragedia che segue è il risultato estremo di un amore che ha perso la misura. Vittoria ha un ruolo cruciale nel film è la lente attraverso cui lo spettatore percepisce la fragilità degli adulti.
La vacanza a Tangeri che per gli adulti è un tentativo di fuga, per lei diventa un’esperienza formativa durante la quale ha un primo contatto con la complessità delle relazioni, con la disillusione, con la scoperta del desiderio, con l’eccitazione, fino a scoprire che l’amore non e’ un rifugio sicuro.
Vittoria incarna la figlia capace di diventare un mostro pur di demarcarsi da confini così stringenti ed opprimenti. Il bacio con il rossetto tra la bambina e Carlo è il simbolo di questa deriva emotiva: un gesto ambiguo, manipolatorio, che confonde i ruoli e rivela la sua instabilità. Le parole sussurrate nell’orecchio di Carlo, gelano lo spettatore . Non è consolazione: sembrerebbe una confessione velata.
Muccino non indulge mai nel morboso: suggerisce, allude, lascia intuire. Ed è proprio questa scelta a rendere il colpo di scena ancora più potente. “Le cose non dette" è un film che colpisce non per la trama, ma per la sua capacità di mostrare quanto sia fragile l’essere umano quando si lascia guidare dalle proprie paure. È un’opera che parla di amore, ma soprattutto di amore distorto, di relazioni che si sgretolano sotto il peso delle ossessioni, dei silenzi, delle aspettative.

