Resta alto il grido di preoccupazione da parte di circa trecento lavoratori che provano a resistere alle proposte inaccettabili arrivate dalle aziende subentranti negli appalti delle commesse back-office e quality di Enel che vedono coinvolti migliaia di lavoratrici e lavoratori, operanti in regime di appalto in una decina di aziende, che gestiscono la clientela di Enel, Enel X ed E-distribuzione in numerose province italiane, tra cui le tre calabresi di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria.

Dopo la protesta di gennaio, sono tornati a scioperare in contrada Gagliardi a due passi dalla sede di Enel di Arangea. «Dov'è Enel?» si domanda retoricamente Tiberio La Camera (Slc Cgil) che riassume i termini della protesta definendo «scelerata» la gara indetta dalla società. Lo sottolinea anche Giancarlo La Monica (UGL Telecomunicazioni) anche per spiegare che Enel ha emesso un bando di Gara dove «non è prevista la territorialità e dove c'è un esubero del 30-40% dei lavoratori che fondamentalmente saranno sostituiti da sistemi di automazione e da intelligenza artificiale. Abbiamo bisogno di risposte concrete – incalza La Monica - abbiamo bisogno che la situazione si risolva perché l'uso dell'intelligenza artificiale non deve diventare un acceleratore di disoccupazione». Gli fa eco Maurizio Nobile (Fistel Cisl Calabria) che non si dà per vinto insieme ai lavoratori: «Continueremo a manifestare finché non verrà risolto questo problema» dice, sottolineando come il vero paradosso è che da gennaio «non è successo niente, ma è accaduto tanto». Il punto è che «sono successe trattative con Data Contact, sempre con lo stesso sistema di gara, dove abbiamo risolto al quinto incontro tra sindacati e azienda, e abbiamo trovato una quadra e abbiamo fatto assorbire i lavoratori, anche se un numero abbastanza ristretto, una trentina. Nella trattativa di Smart Paper per il passaggio dei lavoratori in Accenture sembrava si fosse risolta e poi invece c'è stata una marcia indietro di questo colosso dopo gli accordi presi. Quindi questo è un settore veramente barcollante in termini decisionali che non garantisce a tutt'oggi la protezione del perimetro occupazionale». Per Giuseppe Cantarella (UilCom Calabria) non è più possibile far finta di nulla. «Il rischio del taglio del 40% dell'occupazione, e aggirare la clausola sociale non è più accettabile. Siamo qui, in tanti, la gente sta protestando perché vogliamo investire anche di questo problema la parte politica, della città di Reggio Calabria, e della Regione e arrivare fino al governo nazione per far capire che a Reggio 300 posti di lavoro, quindi 300 famiglie, sono veramente un problema di tutti e non solo un problema della nostra azienda».

Il riferimento è anche alla mozione approvata ieri al Consiglio comunale di Reggio che Calabria che – spiega Marcantonino Malara, presidente della Settima Commissione a Palazzo San Giorgio che ha riunito le due proposte provenienti da maggioranza e opposizione - «ha impegnato ieri il sindaco Battaglia a chiedere alla regione, al governo, ai ministeri competenti la convocazione in un tavolo per capire come risolvere il problema di questi lavoratori». Una cosa è certa per Malara, vale a dire che la causa sociale deve essere rispettata come anche il principio di territorialità, «diversamente è chiaro che sarà difficile proseguire l’attività lavorativa fuori, lontani, a chilometri di distanza dalla città di Reggio. È una sensibilità che noi chiediamo al governo anche rispetto a una fragilità che vive il Mezzogiorno sul tema lavoro, occupazionale, perché lo dicevo ieri in consiglio comunale non sfuggirà che le regioni coinvolte sono tutte del sud».

In tal senso Alberto Ligato (Slc Cgil Calabria) si augura proprio che il Consiglio Comunale possa fare pressione sugli organi ministeriali «perché il nodo principale di questa avvertenza è che Enel, azienda miliardaria che fa utili miliardari e partecipata dallo Stato, sta cercando di scaricare sulla filiera più bassa del subappalto, quindi aziende come System House o sui lavoratori, i costi e gli impatti derivanti dall'introduzione di intelligenza artificiale. Se noi introduciamo l'intelligenza artificiale in un settore produttivo poi non è che gli impatti che avrà la riduzione del lavoro lo possiamo scaricare sui lavoratori o sulle aziende in subappalto, è necessario che le aziende miliardarie partecipate dallo Stato partecipino ad assorbire questi esuberi, partecipano ad assorbire questi extracosti che si generano senza pensare esclusivamente a fare utili da dividere tra gli azionisti e abdicando a quel ruolo sociale che invece hanno necessità di mantenere».