Gli aumenti dei prezzi di benzina e gasolio stanno condizionando i bilanci di famiglie ed imprese e limitando la capacità di movimento di milioni di italiani.

Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, causa primaria dei rincari, la spesa aggiuntiva per i trasporti è arrivata ad 1,1 miliardi al mese. Lo dice l’ufficio studi della Cgia. Un onere che pesa in modo diseguale nelle varie aree della penisola, con il Mezzogiorno, e la Calabria in particolare, in prima linea a subire i colpi di questa impennata.

La nostra regione si posiziona al settimo posto nella classifica nazionale per i rincari percentuali. L’impatto degli aumenti di diesel e benzina è diventata un’emergenza quotidiana. Se nel 2025 la spesa complessiva per benzina e gasolio si era attestata sui 2,5 miliardi, le proiezioni per l’anno in corso parlano di un balzo a 3,024 miliardi.

Questo significa che, a parità di consumi, i calabresi devono affrontare un aggravio assoluto di 524 milioni in un solo anno, corrispondente a una variazione percentuale del 20,9%. Tradotto in termini mensili, la Calabria vede "bruciare" 43,6 milioni di euro in più ogni mese solo per permettere a cittadini e merci di muoversi su gomma. In un territorio dove le infrastrutture ferroviarie e di trasporto pubblico sono storicamente meno capillari rispetto al resto del Paese, il veicolo privato non è un lusso, ma una necessità vitale per raggiungere il posto di lavoro, le scuole o i poli sanitari.

Il quadro nazionale: un salasso da 13,6 miliardi

La situazione calabrese è lo specchio di un’Italia che sta pagando a caro prezzo le tensioni geopolitiche internazionali, in particolare il conflitto esploso tra Stati Uniti e Iran. Secondo l’ufficio studi della Cgia, a livello nazionale l’aggravio economico nel 2026 rischia di toccare i 13,6 miliardi di euro rispetto all'anno precedente.

I prezzi alla pompa hanno raggiunto vette allarmanti: nella modalità self-service, la benzina ha sfiorato i 2 euro al litro, mentre il gasolio si è spinto fino a 2,10 euro. Rispetto al periodo precedente l’inizio del conflitto nel Golfo Persico, si registra un aumento del 19,3% per la "verde" e del 21,5% per il diesel. Complessivamente, il sistema Paese sta subendo un incremento medio dei costi del 20,4%. La Calabria risulta poco sopra questa soglia (20,9%).

Il Mezzogiorno sotto pressione

Il report evidenzia come il peso maggiore di questa crisi ricada sulle regioni del Sud. Oltre alla Calabria, i dati della Basilicata sono i più critici d'Italia, con un aumento record del 21,6% (+9,8 milioni al mese). Seguono a ruota Campania e Puglia, entrambe con un incremento del 21,3%. 

Per la Campania l'impatto mensile è di 89 milioni, mentre per la Puglia sfiora i 70 milioni. Anche la Sicilia risente pesantemente del rincaro, con un aumento del 20,9% e un costo aggiuntivo mensile di ben 91,9 milioni. Anche la Calabria registra un aumento del 20,9% e una spesa cresciuta di 43,6 milioni al mese.

Prezzi più alti: una distorsione strutturale

Questa disomogeneità territoriale sottolinea, dice la Cgia, una vulnerabilità strutturale: il Mezzogiorno paga non solo il prezzo del carburante, ma anche il costo di una logistica meno efficiente, dove ogni centesimo in più alla pompa si riflette immediatamente sui prezzi dei beni di consumo, alimentando una spirale inflattiva che erode il potere d'acquisto.

Le contromisure messe in campo del Governo

Dallo scoppio delle ostilità, sono stati stanziati circa 7,3 miliardi per sostenere cittadini e aziende: 5 miliardi per contenere le bollette e 2,35 miliardi per la riduzione delle accise sui carburanti.

Tuttavia, la Cgia evidenzia un punto critico: i 2,35 miliardi destinati ai tagli delle accise hanno, di fatto, contenuto gli aumenti per soli 2 mesi su 12. La somma totale messa in campo finora riesce a coprire poco più di un quarto dei 29 miliardi di maggiori costi totali previsti per l'energia e i carburanti nel 2026.

Il Governo ha annunciato l'intenzione di investire altri 7 miliardi entro l'autunno, ma l'operazione è vincolata a un complesso negoziato con l'Unione europea. L'Italia ha chiesto l'attivazione della clausola di salvaguardia per escludere le spese energetiche dai vincoli del Patto di stabilità, proprio come avviene per la difesa. Se Bruxelles concederà il via libera, si renderanno disponibili circa 14,5 miliardi in tre anni, finanziati però attraverso un incremento del debito pubblico.

Tutto questo mentre i prezzi salgono e le associazioni dei consumatori insorgono. Il nuovo taglio delle accise di 17 centesimi già in vigore e a valere fino al 25 agosto concede sollievo, di pochissimo, ad una situazione in costante mutamento. Con i listini dei prezzi tarati verso l’alto e con previsione di spesa che non fanno sperare in nulla di positivo. Sul piatto non c’è solo Ferragosto e la fine dell’estate. Passato il turbinio vacanziero il ritorno agli affari quotidiani dovrà fare i conti con prezzi esplosi al ritmo di insostenibili aumenti giornalieri. Rincari che - se tutto andrà bene - impiegheranno settimane per scendere sotto le soglie di allarme, oggi ampiamente superate. Non mancano le polemiche su ipotetiche attività speculative e sui controlli ai distributori. Ora indagano l’Autorità per la concorrenza sul mercato e la Guardia di finanza.