Per il direttore dell’associazione servono lavoro di qualità e continuità al Pnrr nel Mezzogiorno: «Il post-2026 ci preoccupa: chiediamo al Governo di garantire investimenti»
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L’estensione della Zona Economica Speciale (ZES) ad alcune regioni del Nord Italia rischierebbe di compromettere uno degli strumenti che negli ultimi anni ha favorito gli investimenti nel Mezzogiorno.
È la posizione espressa dal direttore della Svimez, Luca Bianchi, intervenuto a Rai Parlamento, dove ha affrontato i principali nodi dell’economia meridionale: dalla ZES al PNRR, fino al paradosso di una crescita economica che non si traduce in un miglioramento dei redditi.
Secondo Bianchi, la ZES è nata per colmare il divario competitivo tra Sud e resto del Paese attraverso semplificazioni amministrative e incentivi fiscali. «L’estensione della Zona Economica Speciale anche ad alcune regioni del Nord sarebbe un grave errore strategico», ha affermato. «Nel momento in cui viene meno il differenziale di vantaggio per il Mezzogiorno, un investitore tenderà inevitabilmente a localizzare le proprie attività nelle aree più vicine ai mercati di sbocco, cioè al Nord».
Il direttore della Svimez ha poi evidenziato quello che definisce il principale paradosso dell’economia meridionale: «I dati ci dicono che il PIL del Sud cresce più del resto del Paese, ma nello stesso tempo diminuiscono i salari reali».
Una contraddizione che, secondo Bianchi, dimostra come non sia sufficiente aumentare il numero degli occupati: «Occorre creare lavoro di qualità, con retribuzioni adeguate».
La crescita degli ultimi anni, ha osservato, è stata sostenuta soprattutto da turismo e costruzioni, comparti che spesso non offrono prospettive professionali e salariali all’altezza dei giovani laureati. Da qui la necessità di puntare sull’innovazione e sul rafforzamento del settore manifatturiero, senza trascurare l’innovazione anche nei servizi turistici.
Ampio spazio è stato dedicato anche al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per Bianchi, la vera sorpresa positiva è arrivata dai Comuni del Mezzogiorno, che hanno dimostrato capacità di spesa e tempi di attuazione sostanzialmente in linea con quelli delle amministrazioni del Centro-Nord.
Un risultato, ha spiegato, favorito dalle semplificazioni introdotte dal PNRR ma soprattutto dall’impegno delle amministrazioni locali, che hanno saputo tradurre in cantieri e interventi concreti le risorse disponibili.
Resta però l’incognita del dopo-2026. «Il post-PNRR ci preoccupa», ha sottolineato Bianchi, ricordando che il Piano ha consentito di avviare investimenti decisivi in settori nei quali il Mezzogiorno scontava ritardi storici, come asili nido, mense scolastiche per il tempo pieno e sanità territoriale. «Sono interventi che hanno avviato un processo importante, ma non hanno ancora colmato i divari esistenti. Per questo chiediamo al Governo di garantire continuità a questo ciclo di investimenti».
Quanto afferma da Luca Bianchi rilancia il dibattito sulle politiche di sviluppo per il Mezzogiorno. Appare di particolare importanza preservare quegli strumenti dedicati come la ZES e di consolidare gli investimenti avviati con il PNRR. Tutto questo finalizzato ad evitare che la crescita registrata negli ultimi anni si esaurisca senza produrre occupazione qualificata e una reale riduzione del divario economico e sociale tra Nord e Sud.

