Nel 2025 l'economia calabrese ha registrato una crescita moderata del prodotto interno lordo, pari all'1,1%, superiore alla media del Mezzogiorno e del Paese, con positivi risultati per il commercio e per l’export.

Anche il mercato del lavoro ha mostrato segnali positivi con un aumento dell'occupazione superiore alla media nazionale, il 3,8%, e con la disoccupazione scesa sotto il 10%.

Restano però alte le differenze salariali con altre aree del Paese. Il reddito pro capite è il più basso d’Italia e tra i più bassi d’Europa.

In questo contesto, il turismo si conferma un pilastro fondamentale dell'economia regionale, incidendo sia sul Pil sia sui consumi interni più che a livello nazionale.

Lo dice il “Rapporto annuale sull’economia della Calabria” della Banca d’Italia.

La Calabria è una terra a forte vocazione balneare ed il settore presenta ancora ampi margini di sviluppo, potenzialità su cui si sono concentrate una quota importante delle risorse comunitarie investite negli ultimi 20 anni. Il suo sviluppo, dice Bankitalia, «è frenato» da una «elevata stagionalità» e da una «limitata presenza di turisti stranieri».

Il rapporto evidenzia un miglioramento della qualità dell'offerta ricettiva e una ripresa dei flussi internazionali nel 2025. Negli aeroporti sono transitati 4 milioni di viaggiatori con un aumento dei voli dall’estero.

Ci sono però criticità legate alla polarizzazione territoriale dei flussi e alla precarietà dei contratti nel comparto dell'ospitalità.

La spesa turistica regionale

La spesa turistica, dice Bankitalia, fornisce un contributo rilevante all'economia della Calabria, con un’incidenza sui consumi interni pari all’11,5% nel 2024, valore superiore alla media nazionale che è pari al 10,2%. Il settore si caratterizza ancora per una forte concentrazione sulle aree costiere. La componente principale di questa spesa è attribuibile ai turisti italiani residenti in altre regioni, a causa del peso ancora limitato dei flussi stranieri. Al contrario, le famiglie residenti in Calabria mostrano una propensione ai consumi turistici molto contenuta: solo il 3% del loro reddito disponibile è destinato a questa voce, contro il 7,9% della media italiana. Complessivamente, la bilancia turistica regionale è ampiamente positiva, con un saldo tra spesa dei non residenti in regione e spesa dei calabresi all'esterno pari al 7,4% del Pil.

Le imprese e l’occupazione nel settore dell’ospitalità

Il settore dell’ospitalità, che comprende alloggio e ristorazione, rappresenta il 3,9% del valore aggiunto totale regionale. Nel 2023 si contavano circa 11.000 unità locali, concentrate per tre quarti nei comuni a vocazione balneare marittima. Il comparto ha un ruolo crescente nel mercato del lavoro: gli addetti sono aumentati del 32% tra il 2014 e il 2023, arrivando a rappresentare il 10,8% dell'occupazione regionale.

Il settore è caratterizzato da un forte ricorso a forme contrattuali flessibili: il tempo parziale interessa il 70% dei lavoratori e i rapporti stagionali sono quasi un quarto del totale.

Questa precarietà, evidenzia ancora Bankitalia, si riflette sui livelli retributivi, con una retribuzione giornaliera nominale inferiore di oltre il 30% rispetto alla media degli altri settori privati non agricoli.

L’offerta ricettiva calabrese

L'offerta calabrese conta quasi 200.000 posti letto, il 52% dei quali in strutture alberghiere. Crescono gli affitti brevi, anche se in maniera minore rispetto al resto del Paese.

La dimensione media delle strutture è elevata (48 posti letto contro i 21 della media nazionale), ma il loro grado di utilizzo è penalizzato dalla stagionalità: l'indice di utilizzazione lorda è solo del 17,6%, poiché molte strutture chiudono nei mesi invernali.

La qualità è in miglioramento: i posti letto in hotel a 4 e 5 stelle rappresentano il 26,5% dell'offerta e intercettano quasi la metà delle presenze complessive

Negli ultimi anni è cresciuto il comparto extra-alberghiero, grazie alla diffusione di B&B e alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale, sebbene il loro peso rimanga inferiore alla media italiana.

Le presenze turistiche nelle strutture ricettive

La Calabria detiene il più elevato indice di stagionalità in Italia: l'85% delle presenze si concentra tra giugno e settembre. Nel decennio 2014-2024, le presenze turistiche sono aumentate del 4,9%, superando gli 8 milioni di unità, nonostante una riduzione della permanenza media a 4,7 giorni.

Il 2025 ha mostrato una forte accelerazione, con un incremento delle presenze dell'11,6%. Il settore è però segnato da una concentrazione estrema: oltre il 90% delle presenze riguarda comuni a vocazione marittima, con il 60% dei flussi localizzato sulla costa tirrenica.

Il turismo internazionale

Il turismo internazionale in Calabria presenta ampi margini di crescita: nel 2024 le presenze straniere rappresentavano solo il 19,7% del totale, a fronte del 54,5% di presenze nazionali. i dati provvisori del 2025 indicano una netta ripresa, con una crescita della componente straniera del 28,5%.

I viaggiatori provenienti dall'Unione europea sono i più numerosi: il 70,6% degli stranieri, con una netta prevalenza dei turisti tedeschi, che incidono per oltre il 30%. I flussi maggiori si riversano sulla costa tirrenica e in particolare nei comuni della "Costa degli Dei".

Il patrimonio artistico e culturale

Nel capitolo turismo di Bankitalia rientra anche la valutazione del patrimonio artistico e culturale.

La regione dispone di 127 siti culturali aperti al pubblico, tra cui 100 musei e 10 aree archeologiche. Nonostante la ricchezza del patrimonio, dice Bankitalia, il numero di visitatori è relativamente basso: 50 ingressi ogni 100 abitanti, meno di un quarto del dato nazionale. La quota di visitatori paganti è ridotta al 40%, tra le più basse d’Italia, contro i due terzi della media italiana.

Il principale attrattore è il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, che da solo rappresenta oltre un quinto dei visitatori totali e circa l'80% degli introiti dei siti statali in regione. La fruibilità del patrimonio artistico e culturale resta limitata: solo il 45% degli arrivi turistici avviene in comuni che ospitano almeno un sito artistico-culturale.

Il mercato immobiliare nei comuni turistici

Un altro aspetto affrontato nel report è l’incidenza sul mercato immobiliare della vocazione turistica dei comuni. Una questione che per certi aspetti non è di secondaria importanza.

La Calabria è tra le regioni italiane con il maggiore sottoutilizzo del patrimonio edilizio: oltre il 40% delle abitazioni risulta non occupato (sono vuote o di non residenti). Nei comuni turistici, i prezzi di vendita degli immobili sono superiori di circa il 40% rispetto ai comuni non turistici, con punte più elevate per le località marittime. Nonostante ciò, i prezzi medi delle case nei comuni turistici calabresi restano inferiori del 55% rispetto a quelli riscontrati in località analoghe a livello nazionale. Anche l'incidenza degli affitti brevi, 12,5 strutture ogni 1.000 abitazioni non occupate, è significativamente più bassa rispetto al dato nazionale che ne indica 52 ogni 1.000 abitazioni.