Il Governo si appresta a ridisegnare la geografia dei comuni montani. Pronta la bozza del decreto che sarà approvato in Consiglio dei ministri e che attuerà la legge n. 131/2025 entrata in vigore a settembre scorso. Il Dpcm introdurrà nuovi parametri che porteranno alla riduzione o all’integrazione, in elenco, del numero dei comuni totalmente o parzialmente montani. Oggi sono 4.062, con la riforma diventeranno 3.715. Il Governo, ha spiegato il ministro per gli Affari Regionali, Roberto Calderoli, ha raggiunto l’accordo con Regioni, Province e Comuni «sulle modalità di prima applicazione dei criteri per la nuova classificazione» e c’è già l’elenco dei comuni che vi rientrano. 

In Calabria sono 255 e rappresentano oltre il 60% del territorio regionale. Il numero maggiore si trova in provincia di Cosenza dove sono ben 108 su 150. Seguono Catanzaro con 53, Reggio Calabria con 52, Vibo Valentia con 30 e Crotone con 8.

La nuova mappatura, scrive oggi Il Sole 24 Ore, è stata realizzata applicando 4 nuovi parametri tecnici: i comuni che li soddisfano, ne basta uno, entrano nel nuovo elenco. Sono i seguenti: l’altitudine media deve essere pari o superiore a 400 metri sul livello del mare; almeno il 20% del territorio deve trovarsi al di sopra dei 600 metri; il 25% dello stesso territorio deve avere una pendenza del 20%; infine, il territorio del comune deve avere un’altitudine massima pari o superiore a 1.200 metri.

Secondo il quotidiano economico dal 2019 i comuni montani evidenziano un calo demografico pari al 2,8% ma contano 218mila residenti in più. Il saldo da migrazioni è positivo in sei località su dieci. Sud e Isole risultano meno attrattivi con numeri peggiori rispetto al resto del Paese. Le province di Crotone e Reggio Calabria sono nella top ten nazionale dello spopolamento, rispettivamente al terzo e al settimo posto.

La riscrittura della geografia dei comuni montani ha ragioni economiche: si punta ad individuare le aree in cui indirizzare maggiori risorse per contrastare e se possibile rallentare la desertificazione che oggi colpisce interi comprensori. La legge 131/2025 si porta dietro una dotazione di 100 milioni di euro per chi decide di restare. Riguardano il personale di scuole e sanità, il settore agricolo, le imprese e il recupero del patrimonio edilizio.