Bolzano è la città più ricca: in media 30.400 euro a testa sul conto, nella città pitagorica solo 9.600 euro. E l’inflazione si mangia i risparmi
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Gestire un conto corrente in Italia è sempre più caro: nell'arco di dieci anni, i costi di gestione sono lievitati del 23%. Parallelamente, la liquidità totale accumulata dalle famiglie nei depositi bancari ha sfiorato la quota record di 1.163 miliardi di euro nel 2026. Uno studio condotto dall'Adusbef rivela tuttavia un'Italia profondamente spaccata a metà, caratterizzata da enormi divari regionali sia in termini di ricchezza assoluta che di risparmio pro-capite. Tanti soldi fermi in banca e l’inflazione si mangia i risparmi.
L'analisi dei dati di Banca d'Italia evidenzia come la spesa media annua per la gestione di un conto corrente sia passata da 82,2 euro a 101,1 euro, registrando un aumento netto di 18,9 euro. A pesare maggiormente sulle tasche dei consumatori sono soprattutto le spese variabili legate a operazioni come bonifici, pagamenti e prelievi.
Secondo l’Associazione difesa utenti consumatori bancari questa voce di spesa ha subito un'impennata del 4,2%, salendo in media da 26,6 a 35,7 euro. All'interno di questa categoria, spicca il vero e proprio boom delle "spese per disposizioni", cresciute addirittura del 62,6% in un decennio. Più contenuto, ma comunque significativo, è l'incremento delle spese fisse (come canoni e carte di credito), salite del 17,6%, passando da 55,6 a 65,4 euro in media.
La geografia del risparmio: la Lombardia domina, Bolzano regina pro-capite
Se si guarda alla liquidità ferma nei conti correnti delle sole famiglie consumatrici, la cifra complessiva al 31 maggio 2026 tocca l'astronomica quota di 1.163 miliardi di euro. Questa montagna di denaro non è però distribuita in modo omogeneo sul territorio nazionale. La Lombardia si conferma il motore finanziario del Paese: con quasi 239 miliardi di euro depositati, detiene da sola il 20% dell'intera ricchezza dei conti correnti italiani. Il Lazio, quasi doppiato, segue a grandissima distanza con 122 miliardi, superando di poco il Veneto fermo a 105 miliardi. All'estremo opposto della classifica si colloca la Valle d'Aosta, i cui depositi totali ammontano a circa 2,8 miliardi di euro.
La ricchezza pro-capite
Il panorama cambia parzialmente se si rapporta la ricchezza alla popolazione residente, dividendo i depositi pro-capite per provincia. In questo caso, Bolzano conquista il primato assoluto con una media di quasi 30.400 euro a testa depositati in banca. Subito dietro si posizionano Milano con 27.900 euro a residente, Piacenza con 26.800 euro, Sondrio con 26.000 euro e Belluno con 25.650 euro.
La disparità con il Mezzogiorno
La disparità geografica sul territorio nazionale si riflette con forza nei valori minimi registrati. La provincia con i conti correnti più leggeri è infatti Crotone, dove i residenti dispongono in media di appena 9.679 euro a testa (circa un terzo rispetto ai cittadini di Bolzano). Poco sopra si trovano le sarde Sassari, con una media di 9.741 euro, e Nuoro, con circa 10.600 euro pro-capite.
L'illusione della ricchezza: il peso dell'inflazione
In termini puramente nominali, la massa complessiva dei depositi bancari è cresciuta del +28,3% in dieci anni, passando da circa 906 miliardi agli attuali 1.163 miliardi di euro. Tuttavia, l'Adusbef avverte che si tratta in gran parte di un'illusione ottica, poiché nello stesso arco temporale l'inflazione complessiva ha raggiunto il 23,6%. Al netto di questa erosione del potere d'acquisto, l'incremento reale della ricchezza accumulata dalle famiglie si riduce ad appena un modesto +4,7%.
Ricchi e poveri
Anche la crescita nominale dei depositi mostra andamenti molto diversi a seconda delle regioni. Il Trentino Alto Adige guida la crescita nominale con un balzo del +43,2% tra il 2016 e il 2026. Seguono la Sardegna (+42,7%) e il Friuli Venezia Giulia (+39,7%). Le crescite più contenute si registrano invece nelle Marche (+10,6%) e in Liguria (+14,5%).
Questa accumulazione di denaro sui conti correnti non deve essere scambiata per un indicatore di benessere diffuso, avverte l'associazione dei consumatori. Il presidente di Adusbef, Antonio Tanza, sottolinea che l'aumento dei depositi riflette piuttosto "la volontà delle famiglie di proteggersi in un contesto di persistente incertezza economica". Si tratta, insomma, di un risparmio precauzionale, spesso ottenuto attraverso la "rinuncia ai consumi" e caratterizzato da un atteggiamento prudenziale. Per questo motivo, Tanza lancia un appello al settore creditizio: "È fondamentale - dice - che il sistema bancario valorizzi questi risparmi con condizioni trasparenti e remunerazioni adeguate, tutelando i consumatori e sostenendo al tempo stesso la fiducia nell'economia".

