Piano neet

Cosenza, la ministra Dadone: «Troppi giovani inattivi, scuola e lavoro percepiti come mondi separati»

VIDEO | Al Sud si concentra la percentuale più alta di ragazzi non impegnati in corsi di formazione né in attività lavorativa: «Il governo ha previsto un piano» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Antonio Clausi
18 maggio 2022
08:25

Un brindisi in Comune, uno scambio di saluti istituzionali, poi giù a Piazza dei Bruzi per il “Neet Working Tour”. La ministra Fabiana Dadone è stata a Cosenza per partecipare all’iniziativa itinerante promossa dal Ministero per le Politiche giovanili di cui è titolare. Si tratta di una campagna informativa itinerante rivolta ai giovani inattivi di età compresa tra i 14 e i 35 anni, che non studiano, non lavorano e non fanno formazione. Rientra nel “Piano Neet”, vale a dire una strategia di emersione e orientamento giovanile.

Il sindaco Franz Caruso ha accolto il ministro insieme all’assessore al Welfare Veronica Buffone. Presenti all’incontro anche l’assessore regionale Tilde Minasi e i parlamentari del M5s Alessandro Melicchio, Annalaura Orrico e Dalila Nesci. Ottima la risposta della piazza dove gli animatori di Scuola Zoo hanno coordinato i tanti curiosi accorsi. Inoltre sono state realizzate brevi interviste, lanciata musica dal palco e discusso delle esperienze lavorative positive. Subito dopo, sono state presentate le motivazioni della campagna e delle attività che hanno animato il villaggio informativo creato per l’occasione.


«Il governo ha previsto un piano strategico che riguarda l’ingaggio e l’attivazione dei giovani – spiega il Dadone -. Esiste un bando specifico con i comuni proprio per seguire questi ragazzi in termini di prossimità. I dati sono chiari: sebbene parlino di un maggior numero di “inattivi” nelle aree del sud, c’è dell’altro. I nostri figli considerano il percorso scolastico una cosa e quello lavorativo totalmente un’altra. C’è necessità di invertire questo trend, magari spiegando anche come si compila un curriculum». Poi uno sguardo alla situazione familiare come possibile causa scatenante dei Neet. «Il fatto che gli oneri siano ancora carico delle donne non aiuta – dice -. Bisogna continuare a lavorare sul sistema degli asili e su quella rete che permette alle famiglie di coniugare la vita con i tempi di lavoro. Non bisogna essere costretti a scegliere».
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