Alimentari, casa, consumi domestici e trasporti rappresentano le voci di bilancio più esposte ai rincari a causa dei riflessi negativi che la guerra in Medio Oriente sta proiettando sull’economia mondiale. Queste voci si portano via in media il 42% della spesa delle famiglie italiane.

La spirale di aumenti dei prezzi al consumo avrà effetti negativi in maggior misura al Sud dove inciderà di più sui redditi e sul potere d’acquisto delle famiglie che già pagano di più, rispetto ad altre aree, per coprire queste spese. È quanto emerge da un’analisi del Sole 24 Ore pubblicata oggi. La spesa media mensile per consumi delle famiglie italiane nel 2024, scrive il quotidiano economico, è stata di 2.755 euro, 195 euro in più (+1,5%) rispetto al 2019: 533 euro per spese alimentari, 334 euro per abitazione e bollette di luce, acqua e gas e 297 euro per i trasporti.

Secondo il Sole 24 Ore le famiglie calabresi con 2.075 euro di spesa media mensile sono le più esposte agli aumenti dei prezzi causati dai rincari di gas e carburanti.

Nel 2024 nella nostra regione la spesa per alimentari, casa, consumi domestici e trasporti si è portata via il 50,5% delle risorse mensili, il 5,4% in più rispetto al 2019.

Le quote della scheda regionale risultano così ripartite: 586 euro per alimentari, 232 euro per casa e bollette, 230 euro per i trasporti.

Le regioni che superano quota 45% sono tutte al Sud ad eccezione del Piemonte al 46,7%, il 3,1% in più rispetto al 2019. Nel 2024 le famiglie campane hanno impegnato il 48,5% della loro spesa per consumi mensili e quelle lucane il 47,6%. L’analisi dice che i più esposti al rischio di inflazione sono i disoccupati, giovani, le famiglie numerose e i lavoratori con i redditi più bassi, in particolare gli operai.

Il quotidiano parla di «spesa più sbilanciata» per le coppie con tre o più figli e per i nuclei con un solo genitore.

L’incrocio di tutti i dati statistici analizzati dal Sole 24 Ore indicano il perdurare delle condizioni di debolezza del tessuto socio-economico calabrese fortemente in ritardo rispetto ad altre aree del paese.

La regione non riesce a contrastare in maniera efficace le dinamiche negative che condizionano imprese e famiglie costrette a fare i conti con spese sempre più onerose su capacità di reddito abbastanza limitate. Ciò accade nonostante sia Istat sia Bankitalia abbiano evidenziato, nell’ultimo biennio, lievi ma positivi passi in avanti sia in termini di occupati che in termini di ricchezza. Una piccola rivoluzione che rischia di non divenire strutturale a causa del costo della guerra.