In calo manifattura ed export. Indebitamento statale ai massimi dal 2022. L’allarme dell’Ufficio parlamentare di bilancio e del Fondo monetario internazionale
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L’economia italiana rallenta mentre cresce il debito pubblico. A febbraio il passivo ha raggiunto 3.139,9 miliardi, 27,3 miliardi più rispetto al mese precedente, avvicinandosi pericolosamente ai livelli record del 2022, 138,4% del Pil, quando a pesare furono gli effetti della pandemia. E Bankitalia ha rivisto al rialzo i numeri relativi ai conti dell’ultimo biennio (+0,5 miliardi). Da una parte c’è l’indebitamento dello Stato dall’altra lo shock energetico causato dalla guerra in Medio Oriente ha consistenti riflessi diretti sulle economie di famiglie ed imprese che se la stanno già vedendo con i rincari delle bollette, con l’aumento dei prezzi del gas e dei carburanti e con i prezzi al consumo tutti in lieve rialzo.
L’andamento del Pil nel primo trimestre dell’anno
La Nota congiunturale di aprile dell’Ufficio parlamentare di bilancio segnala che l’economia italiana cresce meno degli altri paesi dell’area Ue e che nell’ultimo trimestre del 2025 il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto dello 0,6%. «I servizi tengono - si legge nel documento - mentre l’attività industriale è debole e l’edilizia mostra andamenti divergenti». Per l’Upb la manifattura è debole, per via della contrazione della domanda e per i costi delle materie prime. Segnali positivi, invece, per il mercato del lavoro che «si stabilizza» con i salari la cui crescita «si mantiene superiore a quella dei prezzi al consumo, per circa due punti percentuali». Segnali negativi arrivano invece per le imprese dalle esportazioni, sia per effetto dell’aumento dei dazi Usa sia per effetto della crisi internazionale del commercio.
La guerra in Medio Oriente: due scenari di crisi
Secondo l’Upb il conflitto potrebbe portarsi via tra lo 0,2 e lo 0,4% del Pil italiano. Nel primo scenario ipotizzato, con una tregua duratura e la riapertura dello Stretto di Hormuz, la graduale normalizzazione delle forniture e dei prezzi avrebbe come effetto la perdita dello 0,2% sia nel 2026 sia nel 2027, mentre l'inflazione registrerebbe un aumento dell’1,3% nel 2026 e dello 0,5% nel 2027. Un conflitto più lungo costerebbe lo 0,4% del Pil sia quest’anno che nel 2027, mentre l'inflazione crescerebbe dell’1,3% nel 2026 e dell’1,1% nel 2027.
Il debito italiano secondo il Fmi
Il Fondo monetario internazionale segna il deficit italiano al 3,1% nel 2025 e lo prevede in calo al 2,8% nel 2026 e al 2,6% nel 2027. Il rapporto debito/Pil è dato in rialzo: dal 137,1% del 2025 al 138,4% del 2026, quindi nuovamente ai livelli record del 2022, e fino al 138,8% del 2027. Per il Fmi «la razionalizzazione delle spese fiscali, il miglioramento della compliance tributaria e il collegamento del consolidamento fiscale con iniziative per favorire la crescita, come la continua attuazione degli investimenti del Pnrr, potrebbero contribuire a ridurre l'elevato debito pubblico e a innalzare la produttività».
Il Governo è già al lavoro sul nuovo Documento di finanza pubblica
Il ministero dell’Economia sta predisponendo la bozza del Dfp 2026 prevista in discussione in via preliminare, in Consiglio dei ministri, entro la fine di aprile. Sul testo pesano le incertezze legate agli effetti delle crisi geopolitiche e il raggiungimento di quota 3% nel rapporto deficit/Pil. Obiettivo che il Governo ha dichiarato raggiunto ad ottobre ma che nel suo ultimo report di marzo l’Istat ha validato con uno scostamento dello 0,1% che supera la soglia, numeri che se confermati non consentiranno all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione europea. Il Documento di finanza pubblica dovrà affrontare e risolvere più di un nodo strategico legato soprattutto alle nuove spese per la difesa europea.

