L'Italia resta in procedura d'infrazione Ue, disappunto di Meloni e Giorgetti. Salvini chiede lo scostamento di bilancio, FI frena: «La linea è quella indicata dal ministro dell’Economia». Opposizioni all’attacco
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Istat conferma l'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche al 3,1% del Pil per il 2025, precludendo all'Italia l'uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo. Cresce leggermente la stima sul Pil (+0,6%) e sale la pressione fiscale al 42,9%, mentre il debito è rivisto al ribasso al 136,7%.
"Sono chiaramente dispiaciuta, perché noi abbiamo fatto un lavoro molto complesso in questi anni che ci ha portato a diminuire il deficit dall’8,1% al 3,08%", commenta la premier, Giorgia Meloni, nel salotto di Bruno Vespa su Rai 1. "È il classico hai fatto 30, eri molto vicino al 31". Poi fa riferimento alla possibilità di "un errore di valutazione" dell’Istat che "potrebbe incidere sulla nostra posizione nei confronti dell’Ue e sulle decisioni economiche che l’Italia sarà chiamata ad assumere". Ed ora non resta che attendere la conferma ufficiale di Eurostat che arriverà il 21 ottobre.
Ora a rischio le spese per energia e difesa
Il mancato aggancio del target impedisce all'Italia di chiudere in anticipo la procedura per deficit eccessivo avviata nel 2024, facendo sfumare la possibilità di attivare margini di bilancio aggiuntivi legati alla flessibilità Ue su energia e difesa per la prossima legge di bilancio. Parliamo di 36 miliardi di disavanzo autorizzato, 14 per l’energia e 22 per la difesa che ora rischiano di saltare.
Per restare sotto la soglia del 3% fissata dall'Ue, l'Italia avrebbe dovuto spendere circa 1,6 miliardi di euro in meno. Da mesi si dibatte sul peggioramento dei conti per colpa dei bonus edilizi. La spesa oltre misura sarebbe riconducibile all’esborso dello Stato per le ristrutturazioni degli immobili (Superecobonus 110%, sismabonus, ecobonus e altri) pari a 171 miliardi di euro.
Tutto rinviato al 2027. Secondo i dati forniti dal ministero dell'Economia, il deficit previsto per quest'anno è del 2,9%.
Il dettaglio dei conti: stima del deficit in peggioramento e pressione fiscale al 42,9%
I dati sui Conti economici nazionali registrano un peggioramento della stima dell'indebitamento netto pari a -355 milioni di euro. Il quadro della revisione contabile deriva da due componenti principali, entrate ed uscite.
La revisione al rialzo è legata alle rettifiche sulla produzione vendibile e per uso proprio (+1.758 milioni), sulle altre entrate correnti (+538 milioni) e sulle entrate in conto capitale (+536 milioni). A contenere l'aumento hanno contribuito i tagli alle stime sulle imposte (-794 milioni, concentrati sulle indirette sull'energia) e sui contributi sociali (-47 milioni).
La spesa corrente è stata corretta al ribasso di 142 milioni (sintesi di rettifiche positive per altre uscite correnti per +1.271 milioni e riduzioni su altre voci). Le uscite in conto capitale segnano invece un incremento netto di +2.488 milioni di euro, spinte prevalentemente dagli investimenti.
Sul fronte macroeconomico generale, l'Istat ha rivisto al rialzo la crescita del Pil in volume per il 2025 allo 0,6% (+0,1 punti percentuali rispetto a marzo), corregge al rialzo anche il 2024 all'1,1% (+0,3 punti). Di contro, la pressione fiscale nel 2025 si porta al 42,9% del Pil, con un incremento di 0,7 punti percentuali rispetto all'anno precedente.
Debito pubblico: stima 2025 limata al ribasso al 136,7%
Sul versante del debito pubblico, il rapporto del 2025 si attesta al 136,7% del Pil, in salita rispetto al 134,2% del 2024. Il dato evidenzia tuttavia un ritocco al ribasso rispetto al 137,1% stimato ad aprile. L'Istat ha apportato correzioni marginali anche alle serie storiche precedenti.
I vincoli della Commissione Ue e le risposte del Governo
La Commissione europea ha ribadito la linea formale: per proporre a novembre la chiusura della procedura d'infrazione nel pacchetto d'autunno del Semestre europeo, la notifica Pde di Eurostat del 21 ottobre deve indicare un deficit 2025 inferiore al 3%.
La delusione del Governo
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti non ha nascosto la sua delusione per il risultato ufficializzato oggi. "Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall'Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo - ha detto Giorgetti - l'Italia non uscirà anticipatamente già quest'anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha sottolineato che il mancato raggiungimento del target non fermerà la manovra economica e ha rivendicato il forte calo del deficit dall'8,1% di ottobre 2022, nonostante il peso ereditato dal Superbonus.
Fibrillazioni nella maggioranza
Dure le dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, che ha giudicato "surreale che la seconda potenza industriale d'Europa debba dipendere da meccanismi e logiche dello zero virgola per sapere se può o non può investire". Salvini ha annunciato l'intenzione di varare una manovra incentrata su investimenti, sviluppo, pensioni e stipendi, chiedendo apertamente uno scostamento di bilancio da miliardi di euro e quantificando in "8 miliardi cash a fine anno" le risorse necessarie solo per il suo ministero per pagare i lavori già eseguiti.
FI: “Bilancio da gestire con oculatezza, lo dice Giorgetti”
"Bisogna essere attenti perché se i fondamentali economici sono buoni, teniamo bassi gli spread e i costi per i cittadini. La posizione di FI è calma e gesso. Quindi, fermo restando l'obiettivo di uscire dalla procedura di infrazione nel 2027, chiederemo una manovra equilibrata che sostenga i consumi e la crescita economica. Continuiamo a gestire con oculatezza il bilancio pubblico". Lo ha detto il portavoce di FI Raffaele Nevi. "L'obiettivo è continuare ad abbassare le tasse - noi, ad esempio, abbiamo proposto il tema della detassazione della tredicesima -. In questi 4 anni – ha concluso nevi - abbiamo messo in campo oltre 100 miliardi per famiglie e imprese e, nel passare dall'8% al 3,1% del rapporto defici/Pil abbiamo fatto un miracolo".
Le opposizioni all'attacco: "Austerità e tasse senza risultati"
Dure le opposizioni che hanno rivolto forti critiche al Governo.
"La mancata uscita dalla procedura di infrazione è un danno reputazionale significativo per un governo che per quattro anni ci ha spiegato come il controllo dei conti fosse il suo obiettivo prioritario. A giustificazione di politiche misere, incapaci di incidere su un paese in affanno, segnato da diseguaglianze crescenti. Il fallimento brucia, ma brucia ancora di più la bassa crescita”. Così la capogruppo del Pd in commissione bilancio della Camera, Maria Cecilia Guerra. "Con la mancata uscita dalla procedura di infrazione i conti non tornano più - ha concluso - e la manovra dovrà essere necessariamente riscritta".
I parlamentari delle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle hanno affermato che quattro anni di austerity, tagli, tasse e "riclassificazioni in bilancio dei crediti d'imposta edilizi" non hanno prodotto effetti, lasciando il deficit sopra il 3%, il debito in crescita e la pressione fiscale da record.
Il vicecapogruppo alla Camera di Avs, Marco Grimaldi, ha parlato di "fallimento del governo", denunciando 36 mesi di calo della produzione industriale, salari bassi, crescita azzerata e forte disagio sociale (con 5,7 milioni di persone in povertà assoluta e 5,8 milioni che rinunciano alle cure), sollecitando un cambio radicale dell'indirizzo economico.

