Due morti in Calabria oggi a seguito di tragici incidenti sul lavoro. A Monterosso ha perso la vita un sessantenne, Rosario Pulerà, colpito mortalmente da un grosso ramo mentre era impegnato per conto di una ditta di legnami nelle operazioni di taglio degli alberi. All’ospedale di Catanzaro è invece spirato l’operaio Domenico Vescio, 51 anni, che qualche giorno fa era caduto da un tetto a Fuscaldo.

La Cgil Calabria esprime vicinanza alle famiglie e profondo cordoglio attraverso una nota stamapa: «A nemmeno due giorni dalla marcia silenziosa contro le morti bianche che abbiamo tenuto con gli altri sindacati confederali a Catanzaro, il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi. E purtroppo se non si mette mano al sistema, tragedie come queste continueranno ad accadere. Le ragioni sono da ritrovarsi, infatti, in un sistema che continua a mettere il profitto davanti alla vita delle persone, che considera la sicurezza un costo da tagliare e i lavoratori numeri sacrificabili dentro la giungla degli appalti e dei subappalti. La Calabria conosce bene questa realtà: precarietà, lavoro povero, ricatti occupazionali, dumping contrattuale e appalti costruiti sul massimo ribasso producono condizioni insostenibili e alimentano un modello che troppo spesso genera sfruttamento e vittime».

Da qui l’iniziativa del sindacato che rilancia con ancora maggiore determinazione la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti. «Una battaglia di civiltà – spiega Cgile Calabria – che punta a cancellare la logica del massimo ribasso, a rafforzare controlli e responsabilità lungo tutta la catena degli appalti e dei subappalti, a garantire trasparenza, legalità, piena applicazione dei contratti, diritti, formazione e sicurezza. Servono più ispettori, più controlli, investimenti sulla prevenzione, formazione continua e pene severe per chi viola le norme sulla sicurezza. Ma serve soprattutto una scelta politica chiara: mettere al centro il lavoro dignitoso e sicuro».

«Non possiamo accettare che si continui a morire per portare a casa uno stipendio», conclude la Cgil annunciando che continuerà a mobilitarsi nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nei territori affinché «questa strage venga fermata, perché morire di lavoro non è fatalità».