La crisi energetica è tutt’altro che risolta. L'economia europea è esposta al rischio di uno «shock stagflazionistico». In caso di conflitto prolungato l’impatto sui conti si porterà via lo 0,6% della crescita e questo avrà come effetto «un'inflazione più elevata». Questa in sintesi la previsione di Bruxelles affidata alle parole del commissario all'Economia, Valdis Dombrovskis, durante la sua audizione in commissione Affari economici del Parlamento europeo. La tregua «porta una necessaria de-escalation» ha detto il commissario Ue «ma le prospettive di lungo periodo sono oscurate da una profonda incertezza». «La crescita dell'Ue quest'anno potrebbe essere inferiore dello 0,2-0,4% nel caso di una crisi di breve durata. Ma - ha detto Dombrovskis - con una crisi più lunga la crescita potrebbe essere inferiore dello 0,4-0,6%». Il commissario all’Economia ha confermato che per attivare la sospensione del Patto di stabilità e crescita è indispensabile che si verifichi «una grave recessione economica nell’eurozona o nell’Unione europea» e ha aggiunto «attualmente non ci troviamo in questo scenario». Secondo Dombroskis il potenziale impatto economico scaturito dalla crisi in Medio Oriente porterà a «un rallentamento economico ma non una recessione». Il commissario all’Economia è poi intervenuto sulla richiesta avanzata da 5 stati, tra cui l’Italia, di adottare una tassa sugli extra profitti delle compagnie petrolifere e energetiche. «Avevamo proposto una misura di questo tipo nella precedente crisi - ha ricordato il commissario Ue - e non c'è nulla che impedisca agli Stati di adottare misure simili, perché la tassazione diretta è nella competenza degli Stati membri. Stiamo valutando se possiamo studiare un approccio un po' più coordinato a livello Ue. Ma è stata adottata nella precedente crisi - ha concluso - e resta una possibilità».