L’organizzazione di rappresentanza chiede controlli uniformi e sanzioni efficaci: «Difendere il termine artigianale significa tutelare imprese, lavoro e consumatori dalla concorrenza sleale»
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La legge c’è ed è già in vigore. La Regione Calabria deve procedere con tempestività alla sua concreta applicazione, attivando un sistema efficace di controlli e sanzioni contro l’utilizzo abusivo delle denominazioni “artigianato”, “artigiano” e “artigianale”.
È la richiesta rivolta da Confartigianato Imprese Calabria alla Giunta regionale dopo l’entrata in vigore, lo scorso 7 aprile, della normativa che riserva l’impiego di tali definizioni, nella promozione di prodotti e servizi, alle imprese in possesso della qualifica artigiana e regolarmente iscritte all’Albo delle imprese artigiane presso le Camere di commercio.
«Si tratta di una conquista storica per tutto il comparto, ottenuta dopo anni di battaglie contro quanti utilizzano impropriamente il valore, la reputazione e la credibilità dell’artigianato senza possederne i requisiti – evidenzia l’organizzazione di rappresentanza e tutela –. La norma, tuttavia, rischia di restare soltanto sulla carta se le Regioni non adotteranno rapidamente gli strumenti necessari per renderla pienamente operativa».
Secondo le stime della Confederazione nazionale, in Italia sarebbero almeno 850mila i “finti artigiani”, a fronte di circa 588mila imprese artigiane autentiche, particolarmente esposte alla concorrenza sleale nei settori dell’alimentare, della moda, dell’arredamento, dell’artigianato artistico e dei servizi, dagli acconciatori agli idraulici fino agli autoriparatori.
La nuova disciplina stabilisce che la qualifica di artigiano non sia più un semplice aggettivo utilizzabile liberamente a fini commerciali, ma una condizione giuridicamente riconoscibile e verificabile. Le disposizioni interessano tutte le principali forme di comunicazione: pubblicità, confezioni, etichette, siti internet, commercio elettronico e social network.
Le violazioni possono essere punite con una sanzione pari all’1 per cento del fatturato e, comunque, non inferiore a 25mila euro per ciascun illecito. Il divieto riguarda anche i titolari di partita Iva non iscritti all’Albo delle imprese artigiane e gli hobbisti che vendono occasionalmente beni o servizi.
«Chiediamo alla Regione Calabria – prosegue la nota – di avviare subito il confronto per definire senza ulteriori ritardi gli atti di propria competenza, modalità di controllo, procedure applicative e strumenti sanzionatori chiari e uniformi. È necessario assicurare un’applicazione reale della legge su tutto il territorio regionale, evitando disparità e zone grigie che finirebbero per avvantaggiare gli operatori irregolari».
La questione riguarda direttamente anche la tutela dei consumatori. Chi acquista un prodotto o un servizio presentato come artigianale deve poter sapere con certezza se quella definizione corrisponde a un’impresa riconosciuta e sottoposta alle regole previste dall’ordinamento. Senza verifiche efficaci, permane il rischio che soggetti privi dei requisiti continuino a sfruttare una reputazione costruita nel tempo dalle imprese autentiche, generando confusione e inducendo in errore chi acquista.
«Difendere il termine “artigianale” – conclude Confartigianato Imprese Calabria – significa tutelare il lavoro, le competenze, gli investimenti e la dignità di migliaia di imprenditori calabresi che rispettano le regole e contribuiscono ogni giorno all’economia e all’identità produttiva della regione. Non chiediamo nuovi adempimenti burocratici, ma l’applicazione di una legge già vigente e un contrasto concreto alla concorrenza sleale».

