Arriva l’ok del Consiglio dei ministri al decreto lavoro. Stanziati 934 milioni per assumere donne e giovani disoccupati
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Il decreto lavoro è fatto. Vale 934 milioni e introduce disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto al caporalato digitale. Confermate tutte e quattro le misure di decontribuzione previste nella bozza predisposta dal ministero del Lavoro approvata in Consiglio dei ministri: assunzione donne, assunzione giovani, stabilizzazione giovani e assunzioni Zes. La novità sta nella tolleranza zero nei confronti di chi non garantisce ai lavoratori una retribuzione dignitosa. Dunque giro di vite del Governo sugli interventi statali. Il decreto è stato illustrato in conferenza stampa, al termine della riunione del Consiglio dei ministri, dal presidente, Giorgia Meloni, dai ministri Marina Elvira Calderone (Lavoro e Politiche Sociali) ed Eugenia Roccella (Famiglia, Natalità e Pari opportunità) e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
Il giro di vite del Governo
Niente più incentivi pubblici, ha detto la premier Giorgia Meloni, in conferenza stampa, «a chi applica contratti pirata e sottopaga i lavoratori». Con il «salario giusto», ha detto la premier, sarà possibile avere una «contrattazione di qualità» senza più «il rischio di rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori». Il Governo, ha spiegato la presidente del Consiglio, ha deciso di «evitare l’imposizione di un salario minimo fissato per legge lasciando alla contrattazione la definizione delle voci retributive». E la contrattazione di riferimento potrà essere solo quella assicurata dai contratti nazionali collettivi di lavoro “leader”.
Gli incentivi all’occupazione: donne e giovani
Il bonus assunzione donne consiste in un esonero contributivo del 100%, fino a 650 euro mensili, per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate, con un incremento a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno. Il bonus assunzione giovani prevede l’esonero del 100% dei contributi previdenziali, fino a 500 euro mensili, per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni, con limite elevato a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi. Il bonus stabilizzazione giovani prevede l’esonero del 100% dei contributi fino a 500 euro per 24 mesi anche per le stabilizzazioni di contratti a termine, stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 e della durata massima di 12 mesi, effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, per personale di età inferiore ai 35 anni mai occupato stabilmente in precedenza.
Sostegno alle imprese della Zes unica
Il bonus assunzioni Zes può essere richiesto dai datori di lavoro che occupano fino a un massimo di 10 dipendenti nella Zes unica per il Mezzogiorno. Consiste in un esonero contributivo totale, fino a 650 euro mensili per l’assunzione di uomini e donne over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.
Lotta al caporalato digitale
Il provvedimento introduce misure specifiche per prevenire l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, con particolare riferimento alle attività gestite tramite piattaforme digitali. Maggiori tutele, ad esempio per i rider, attraverso la verifica dell’identità digitale del lavoratore. Si tratta di una misura volta a impedire il fenomeno della cessione o del “noleggio” degli account che alimenta forme di caporalato, consentendo l’accesso alle piattaforme esclusivamente tramite sistemi di identificazione certa come Spid e Cie.
Rinnovi contrattuali
Il mancato rinnovo dei contratti collettivi entro dodici mesi dalla scadenza naturale fa scattare un adeguamento automatico delle retribuzioni, a titolo di anticipazione forfettaria, pari al 30% dell’Indice dei prezzi al consumo armonizzato.
Conciliazione tra vita familiare e lavoro
La misura contenuta nel decreto prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende in possesso della certificazione collegata alla valorizzazione del sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, con una misura fino all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.
Trattamenti di fine rapporto
Il decreto legge prevede la possibilità per i lavoratori di conferire alla previdenza complementare le quote tfr maturate nel periodo gennaio-giugno 2026.

