Il recente studio realizzato da Openpolis e Con i Bambini consegna una fotografia nitida delle disuguaglianze di genere nelle competenze Stem, acronimo inglese che sta per science, technology, engineering e mathematics, intrecciando dati europei, nazionali e territoriali. Se a livello generale il dibattito si concentra sull’accesso delle donne alle professioni scientifiche e tecnologiche, in Calabria il tema assume contorni ancora più urgenti, soprattutto guardando ai risultati scolastici in matematica.

In Europa, il 55,56% della popolazione tra 16 e 74 anni possiede competenze informatiche almeno di base. Nella fascia 16-24 anni la quota sale al 69,98% e qui si registra un’inversione di tendenza: le ragazze superano i ragazzi, con il 72,16% contro il 67,93%. Anche in Italia accade qualcosa di simile. Se nella popolazione generale gli uomini restano leggermente avanti (47,36% contro 44,16%), tra i giovani sono le ragazze a mostrare una preparazione digitale migliore: 60,9% contro 57,36%. È un dato che racconta una generazione femminile più attrezzata sul piano delle competenze di base, ma che non trova ancora un corrispettivo nel mercato del lavoro. Nel settore Ict (Information and communication technology) italiano le donne rappresentano appena il 17,1% degli occupati, a fronte dell’82,9% degli uomini. Una sproporzione che segnala quanto il passaggio dalla scuola all’università e poi al lavoro sia ancora segnato da condizionamenti culturali e aspettative di genere. Se però ci si sposta sul terreno delle competenze numeriche, il quadro cambia radicalmente, soprattutto nel Mezzogiorno. Le prove Invalsi 2024 indicano che in Italia il 44% degli studenti di terza media non raggiunge un livello adeguato in matematica. Il divario tra maschi e femmine è evidente: il 41,2% dei ragazzi non raggiunge la soglia minima, contro il 47% delle ragazze, con una differenza di 5,8 punti percentuali.

In Calabria la situazione appare ancora più critica e coinvolge direttamente le città capoluogo. A Crotone si registra il dato più alto: il 71,4% dei ragazzi e addirittura il 72,5% delle ragazze non raggiungono un livello sufficiente in matematica. A Vibo Valentia le insufficienze riguardano il 61% degli studenti maschi e il 68,6% delle studentesse, con uno scarto di 7,6 punti percentuali che penalizza le ragazze. A Reggio Calabria il divario è di 4,3 punti (58,9% contro 63,2%), a Cosenza di 4,1 punti (56,8% contro 60,9%), mentre a Catanzaro la differenza si attesta a 2,4 punti (56,2% contro 58,6%).
 

In tutte le province calabresi le ragazze registrano una quota di insufficienze superiore a quella dei coetanei. Un dato che non è solo statistico ma che riflette un intreccio di fattori educativi e culturali. Le analisi Ocse-Pisa richiamate nello studio mostrano come, a parità di rendimento, i genitori tendano a immaginare più facilmente per i figli maschi un futuro in ambito scientifico o tecnologico. Le ragazze, inoltre, dichiarano mediamente una minore fiducia nelle proprie capacità matematiche. Eppure, quando si confrontano studenti e studentesse, il divario nei risultati tende a scomparire. È qui che si gioca la partita più delicata. Perché se è vero che i laureati Stem tra i 30 e i 34 anni registrano un tasso di occupazione dell’88,9%, il più alto tra tutte le aree disciplinari, è altrettanto evidente che senza un rafforzamento delle competenze numeriche già nella scuola secondaria di primo grado il rischio è quello di consolidare le disuguaglianze. Per la Calabria la sfida è doppia: colmare un ritardo strutturale negli apprendimenti matematici e scardinare gli stereotipi che incidono sulle scelte delle ragazze. In una regione che lotta contro la dispersione scolastica e l’emigrazione giovanile, investire sulle competenze scientifiche significa investire sul futuro. I numeri di Openpolis e Con i Bambini non lasciano spazio a interpretazioni: il talento non manca, ma va sostenuto prima che il divario diventi destino.