Link, chiavi d’accesso e indirizzi che cambiano fino a dieci volte al giorno: la pirateria continua a prosperare. Intanto arriva una sanzione da 14 milioni, tra polemiche, ricorsi annunciati e un business che non si ferma
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Due miliardi e mezzo di euro. Tanto valgono in Italia gli streaming illegali di musica, film, serie tv e live sport. Parliamo di perdite economiche, quelle che i titolari delle piattaforme e dei diritti d’autore lamentano ogni anno nel nostro Paese e che sono causate da centinaia di migliaia di utenti che accedono a siti alternativi, risparmiando sugli abbonamenti originali e pagando pochi euro al mese ai gestori di questi servizi. Difficile intervenire per bloccare la diffusione dei contenuti: gli accessi IPTV sono gestiti attraverso una fitta rete di contatti diretti attivati sui principali canali di messaggistica. Tutto molto semplice e veloce: pagata la quota stabilita si ottengono link e chiavi d’accesso. Per evitare il blocco gli indirizzi dei siti pirata vengono cambiati spesso, anche 5 o 10 volte al giorno, e questo consente alle piattaforme illegali di evitare interruzioni del servizio, continuare a guadagnare e proliferare raccogliendo nuove adesioni. Una indagine Fapav/Ipsos segnala che nel 2024 in Italia si sono registrati 295 milioni di reati legati alla pirateria digitale. Secondo lo studio lo streaming illegale di contenuti protetti da copyright ha causato una perdita di 904 milioni di Pil e mancati introiti per lo Stato quantificati in 407 milioni.
L’Italia ha una legge anti pirateria, entrata in vigore il 1º febbraio 2024, che in questi giorni ha fatto una vittima illustre, l’azienda californiana Cloudflare. Questa società informatica non è un hosting provider che ospita siti pirata ma al pari di Google fornisce DNS (Domain name system), l’elenco degli indirizzi Ip di internet, attraverso i quali connettersi ai portali e CDN (Content delivery network) attraverso i quali avviene il trasferimento rapido delle risorse necessarie per il caricamento dei contenuti Internet, come le pagine html, le immagini e i video.
La società di San Francisco dovrà pagare una multa da 14 milioni di euro comminata dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. A seguito di una serie di denunce e dei relativi accertamenti l’Agcom aveva chiesto all’azienda di disabilitare gli indirizzi Ip dei domini segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield o comunque di adottare le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente. L’Autorità ha sanzionato Cloudflare per non aver ottemperato alla richiesta. La vicenda ha suscitato un vespaio di polemiche e finirà davanti a un giudice. Nel frattempo lo streaming illegale continuerà a scorrere veloce portandosi via milioni di euro al giorno.

