C'è stato un tempo, non lontano, in cui il giudizio di parificazione del rendiconto regionale era per la Calabria un appuntamento da vivere con il fiato sospeso, tra poste escluse dalla parifica, prescrizioni a raffica e un disavanzo che sembrava una condanna perpetua. Quella stagione sembra archiviata. Ma la memoria depositata il 29 luglio a Catanzaro dal Procuratore regionale f.f., consigliere Giovanni Di Pietro - un documento di cento pagine, con i contributi autonomi dei sostituti procuratori generali Pasquale Pedace sulla sanità, Federica Pallone sui fondi comunitari e Costantino Nassis sul Gruppo Amministrazione Pubblica - invita a non fermarsi al titolo.

Per il lettore non addetto ai lavori, la parificazione è il «collaudo» annuale che la magistratura contabile effettua sul rendiconto della Regione, verificando che i saldi esposti corrispondano alle scritture e che la gestione rispetti le regole della contabilità pubblica. Si svolge nelle forme del processo, con due parti, la Regione e il pubblico ministero contabile, che interviene - come ricorda la stessa memoria richiamando le Sezioni Riunite in sede giurisdizionale n. 34/2024 - a tutela dell'interesse generale alla regolarità finanziaria e patrimoniale. Non è una pagella politica, è un accertamento tecnico che condiziona l'attendibilità di tutti i numeri su cui la Regione costruirà i bilanci futuri.

Il dato di sintesi è positivo. Al 31 dicembre 2025 il risultato di amministrazione «primario» si attesta a 2.200.628.556,75 euro e, soprattutto, la cosiddetta parte disponibile - ciò che resta dopo aver accantonato e vincolato quanto la legge impone - è positiva per 307.458.775,90 euro, con un miglioramento di quasi 255 milioni rispetto all'esercizio precedente.

Qui, però, la Procura pone la domanda che ogni revisore si pone davanti a un bilancio in netto miglioramento, ossia da dove arriva. La risposta è che circa 214 milioni di quel risultato discendono dal venir meno dell'obbligo di accantonare il Fondo anticipazioni di liquidità, per effetto dell'art. 1, comma 642, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026). Tradotto, la Regione non ha guadagnato di più né speso di meno, semplicemente il legislatore statale ha eliminato un accantonamento prudenziale che prima congelava risorse. Lo stesso vale per l'equilibrio di parte corrente, migliorato di quasi 221 milioni grazie a «un fattore esogeno», scrive il procuratore, che non è «riconducibile ad un miglioramento imputabile alla gestione dell'ente» e che, depurato, fa emergere «un lieve peggioramento dell'equilibrio di bilancio».

È il classico caso in cui il saldo migliora e la sostanza no.

Se l'avanzo è una grandezza contabile, la cassa è una grandezza fisica e non mente. E qui il quadro cambia colore. Il fondo cassa scende da 923,9 milioni di inizio anno a 482,8 milioni al 31 dicembre 2025, quasi la metà in dodici mesi. Ma la grandezza che pesa davvero è un'altra, perché al netto della quota vincolata e delle somme di pertinenza della gestione sanitaria la liquidità effettivamente libera si riduce a 128 milioni, il 27 per cento del totale, contro il 46,67 per cento del 2021.

C'è di più. Sommando cassa vincolata sanitaria e pignoramenti, la Procura calcola vincoli per oltre 506 milioni a fronte di una cassa di 482, sicché i vincoli superano la cassa disponibile. E rileva l'utilizzo di risorse liquide della gestione sanitaria per finanziare spesa ordinaria, senza ricostituzione entro il 31 dicembre - «in palese violazione dell'articolo 21 del decreto legislativo n. 118/2011» - con una posizione debitoria della gestione ordinaria verso quella sanitaria di 15,5 milioni.

I residui attivi - i crediti iscritti in bilancio e non ancora incassati - salgono a 6,95 miliardi, contro i 6,05 di inizio esercizio. Il Fondo crediti di dubbia esigibilità si attesta a 636 milioni. La censura della Procura è netta e ricorrente da anni, perché si conservano in bilancio crediti vetusti che il principio contabile applicato (punto 9.1 dell'allegato 4/2 al d.lgs. 118/2011) imporrebbe di valutare per lo stralcio dopo tre anni dalla scadenza. Emblematico il residuo da 38,4 milioni per la diga sull'Esaro, di provenienza 2002, sul quale il pubblico ministero conferma «i dubbi» già espressi nei precedenti giudizi.

Sul fronte opposto arriva la cifra più impressionante dell'intero documento, i debiti fuori bilancio riconosciuti nel 2025 ammontano a 17.892.485,27 euro, contro i 418.504,50 del 2024. Un incremento del 4.175%. Non basta, perché per 243 posizioni gli impegni di spesa sono stati assunti con decreti dirigenziali prima della delibera di riconoscimento della Giunta, con successiva regolarizzazione in sanatoria a fine anno, e diversi riconoscimenti sono intervenuti senza il preventivo parere del Collegio dei revisori. Nessun dipartimento, annota la Procura, ha avviato procedimenti per l'accertamento di responsabilità personali o azioni di rivalsa.

Il capitolo sanitario, curato dal sostituto procuratore Pedace, conferma che è lì che si gioca la partita. La mobilità sanitaria passiva chiude con un saldo negativo di 326,9 milioni, in crescita continua dal 2021, ed è il costo, contabile e umano, dei calabresi che vanno a curarsi altrove. Sul monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza, i punteggi 2024 restituiscono un'area ospedaliera a 71 e un'area prevenzione a 66, ma un'area distrettuale ferma a 52, sotto la soglia di sufficienza, con quindici indicatori core su venticinque in area critica.

La spesa farmaceutica per acquisti diretti sfonda il tetto dell'8,5 per cento attestandosi al 12,1, con 117 milioni di eccedenza, mentre il totale della farmaceutica arriva al 19,2% contro un tetto del 15,3. Gli oneri finanziari della gestione sanitaria - interessi su anticipazioni di tesoreria e ritardati pagamenti ai fornitori - salgono a 33,9 milioni, quasi il doppio dei 17,4 del 2023. Sono risorse, osserva la Procura, «totalmente sganciate da qualsiasi processo produttivo di valore», che erodono proprio i contributi straordinari destinati al risanamento del sistema.

Sul personale colpisce un'inversione di tendenza, i medici, nonostante l’arrivo di quelli cubani, diminuiscono (419 assunti a fronte di 473 cessati) mentre cresce di 170 unità il tempo determinato. E il limite di spesa risulta rispettato solo applicando la normativa più favorevole del 2009, perché rispetto al parametro del d.l. 35/2019 lo sforamento è di 110 milioni; il margine di compensazione tra aziende, peraltro, si è ridotto dai 132 milioni del 2023 ai 34 del 2025.

Il POR 2014-2020 si chiude con una spesa certificata di 2,29 miliardi a fronte di una dotazione di 2,22, obiettivo formalmente superato. Ma la Procura, per il tramite del sostituto Pallone, guarda oltre il traguardo finanziario e censura il ricorso sistematico a strumenti straordinari - overbooking, art. 65 del Reg. UE 1303/2013, misure SAFE, fasizzazione - usati «in modo reattivo più che preventivo», con una selezione delle operazioni «orientata più alla saturazione della capacità di spesa che al rigoroso rispetto delle previsioni originarie». Restano 28 opere realizzate ma non fruibili, 22 interventi traslati sul nuovo ciclo e 259 progetti completati con risorse nazionali.

Sul PNRR il quadro è più severo, la Calabria si colloca in penultima posizione tra le regioni meridionali per coefficiente di realizzazione della spesa, al 14 per cento. E la Procura lamenta di aver ricevuto informazioni «scarne», tali da non consentire una valutazione complessiva.

Il capitolo sul Gruppo Amministrazione Pubblica, curato dal sostituto Nassis, conferma criticità ormai note, dall'esclusione del Consorzio unico di bonifica dal perimetro di consolidamento, contestata da più parifiche, al trasporto pubblico locale gestito in proroga da circa un decennio, con l'Antitrust che è tornata a censurare la prassi nel marzo 2026, fino alla fragilità finanziaria di Sorical, la cui ristrutturazione del debito è passata da un aiuto di Stato al salvataggio autorizzato da Bruxelles, e all'Aterp che, su 92 milioni di canoni a residuo, ne ha riscossi meno di quattro. La Procura parla apertamente di «un atteggiamento non pienamente ricettivo dell'amministrazione regionale rispetto ai rilievi della magistratura contabile».

Chi lavora ogni giorno sui bilanci - di imprese, di procedure concorsuali, di enti - sa che tra equilibrio formale e salute sostanziale di una gestione corre una distanza che nessun saldo positivo, da solo, colma. Il rendiconto 2025 della Calabria certifica il primo, i conti tornano, la parte disponibile è positiva per il secondo anno, la stagione delle parifiche «lacrime e sangue» è alle spalle. Ed è un risultato che va riconosciuto, frutto di un percorso pluriennale che ha attraversato più amministrazioni.

Ma la memoria della Procura ci ricorda tre cose che, nel bilancio di un'impresa, farebbero scattare l'allarme di qualsiasi revisore, ossia un miglioramento del risultato che deriva da una modifica normativa e non dalla gestione, una liquidità libera scesa al 27% della cassa, con vincoli che eccedono la disponibilità, e crediti che si accumulano più velocemente di quanto si riesca a incassarli, mentre i debiti emergono fuori dai binari ordinari della programmazione.

Va aggiunto, per completezza, che la memoria è l'atto di parte del pubblico ministero e non la decisione. E la decisione, assunta nella stessa udienza del 29 luglio dalla Sezione regionale di controllo presieduta da Fabrizio Carrarini, ha parificato il rendiconto, con la sola prescrizione di correggere alcuni errori materiali nella qualificazione delle quote vincolate. È una distinzione che conta e che va letta fino in fondo, perché il pubblico ministero contabile esercita il suo ruolo proprio segnalando ciò che non funziona, ma il rendiconto 2025 della Regione Calabria ha superato il collaudo.

I conti in ordine non sono il traguardo, sono la precondizione. Ma è una precondizione che dieci anni fa non c'era, e vale la pena ricordarlo, perché si arriva a questo rendiconto dopo una stagione in cui la parifica si chiudeva con poste escluse e prescrizioni a catena, e oggi la discussione non è più su come uscire dal disavanzo, bensì su come impiegare 307 milioni di parte disponibile. Nella vita di un ente pubblico, lo spostamento in avanti del perimetro del problema è il segnale che conta davvero.

C'è poi un elemento che chi legge bilanci per mestiere impara presto a valorizzare. I rilievi della Procura, per quanto severi, insistono tutti su grandezze governabili. I residui vetusti si stralciano, e stralciarli non impoverisce nessuno, perché quei crediti valgono già zero, mentre il bilancio ne esce più veritiero. I debiti fuori bilancio si prevengono con un controllo di regolarità a monte dell'impegno, non con una sanatoria di fine anno. La liquidità sanitaria si ricostituisce trasferendo alle aziende ciò che è loro, e ogni milione trasferito in tempo è un milione sottratto ai 33,9 che oggi se ne vanno in oneri finanziari. Nessuna di queste tre cose richiede una legge nazionale o un negoziato con Bruxelles, ma soltanto procedure interne e una decisione amministrativa.

Letta con questa lente, la memoria non è un atto d'accusa ma una mappa, che indica dove sono i punti di attrito e quanto valgono, ossia 117 milioni di eccedenza farmaceutica, 92 milioni di canoni Aterp da riscuotere e 326,9 milioni che ogni anno seguono i pazienti fuori regione. Sono cifre grandi, e proprio perché grandi rappresentano il margine di recupero più ampio che una Regione italiana abbia oggi davanti, tanto che intercettarne anche solo un quarto varrebbe, per il bilancio calabrese, più di qualunque manovra straordinaria. Le fondamenta contabili, finalmente, reggono. Adesso si tratta di costruirci sopra, e per la prima volta da molti anni il cantiere è aperto su terreno solido.

*Commercialista, revisore, pubblicista