Non ci sarà il taglio dell’Irpef per i redditi sopra i 50mila euro. Non ci sono le risorse per inserire l’estensione dell’aliquota del 33% oltre la soglia stabilita lo scorso anno.

La decisione è arrivata nel corso del vertice di maggioranza che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi. In vista del Consiglio dei ministri in programma oggi con all’ordine del giorno la definizione del testo della manovra finanziaria.

All’incontro hanno preso parte il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i leader di maggioranza Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il viceministro Maurizio Leo. Presenti anche i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano.

Proprio Giorgetti, ha insistito sul fatto che la "coperta è corta" ed ha confermato che con la Legge di bilancio si cercherà di fare "quello che è possibile in questa situazione", ma le "proposte che arrivano" dai partiti e dalle varie categorie "sono molto al di sopra di quelle che sono le disponibilità di un bilancio".

Fisco e lavoro: salta il taglio Irpef ai redditi alti, spinta per i giovani

Tra le novità principali del capitolo fiscale spicca dunque il ridimensionamento delle attese per i redditi medio-alti: sfuma l'ipotesi del taglio Irpef per chi guadagna oltre 50.000 euro. La proposta di estendere l'aliquota del 33% fino a 55.000 euro è stata congelata a causa della mancanza di coperture finanziarie.

Sul fronte dei redditi bassi e dei lavoratori più giovani sono invece in arrivo diverse agevolazioni. Il governo valuta una detassazione con aliquota ridotta al 10% o 15% per le fasce di reddito più basse. Si lavora all'introduzione di una "mini-Irpef" per gli under 30 a basso reddito, a una flat tax del 5% per i neoassunti under 35 e all'estensione della no tax area per gli under 25. Viene previsto un rafforzamento delle maxi-deduzioni fiscali per le nuove assunzioni, aumentando la percentuale dal 130% al 140% per i giovani e fino al 180% per le giovani madri.

Famiglie al primo posto

Alla famiglia e alle politiche sociali vengono destinati circa 5 miliardi di euro. Oltre alla decontribuzione già prevista per le lavoratrici a tempo indeterminato con almeno tre figli (fino a 3.000 euro all'anno). Si punta a estendere lo sgravio alle mamme con due figli o a incrementarne i benefici. Confermati i congedi parentali rafforzati e l'introduzione di un libretto previdenziale per i nuovi nati. L'esenzione del bollo viene estesa ai van familiari da 6 a 9 posti (fino a 133 kW di potenza) per i nuclei familiari numerosi con almeno 4 figli. Si valutano la proroga del bonus per le scuole paritarie fino a 1.500 euro a studente (chiesta da Noi Moderati), E l'introduzione di una card sanitaria da 300-500 euro (o sistema cashback) per gli over 75 (proposta da Forza Italia).

Pensioni, casa, università

Viene stanziato un fondo ad hoc da 1 miliardo di euro per la flessibilità in uscita e le pensioni anticipate. Tuttavia, la manovra si limita a stanziare le risorse per il 2027, rinviando la definizione della misura a un apposito provvedimento da adottare a gennaio.

Previsto il rifinanziamento del Fondo per l'edilizia universitaria e per l'efficientamento energetico negli atenei. In ambito abitativo, le detrazioni per ristrutturazione dovrebbero attestarsi al 50%. L'Ecobonus fino al 65%. mentre per chi è coinvolto nelle irregolarità del Superbonus si prospetta una regolarizzazione tramite imposta sostitutiva.

Alla difesa vanno 4,5 miliardi alle imprese 3,3 miliardi (con iperammortamento e sconti energetici da fonti rinnovabili), alle infrastrutture 3,1 miliardi, alla Sanità 2,4 miliardi e agli interventi fiscali 2,16 miliardi.

Il nodo coperture: scontro con le banche e clausola di salvaguardia

A fronte di 23,5 miliardi di uscite, la tenuta della manovra poggia su un piano di coperture articolato e complesso. La clausola di salvaguardia nazionale garantisce 14,4 miliardi destinati alla sicurezza energetica e militare.

L'esecutivo chiede alle banche un apporto di 5 miliardi nel 2027, seguito da circa 3 miliardi nel 2028 e oltre 2 miliardi nel 2029. Il comparto bancario esprime tuttavia forte opposizione, richiamando l'accordo triennale da 10 miliardi siglato lo scorso anno.

Il resto della copertura arriverà dai tagli ai ministeri, da risparmi ed economie legate al Pnrr e da un aumento delle entrate da giochi e tabacchi (con un possibile rincaro delle accise sulle sigarette).