Il Sud si conferma l'area più dinamica del Paese, ma la crescita resta trainata da fattori temporanei come Pnrr e incentivi edilizi. Il rapporto avverte inoltre che i dazi Usa potrebbero penalizzare export e occupazione anche nella nostra regione
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Negli ultimi cinque anni il Mezzogiorno è l'area più dinamica del Paese, con una crescita complessiva del 9,5%, contro il 7,1% nazionale e il 6,6% del Centro-Nord. Anche nel 2025 il Sud (+0,7%) cresce leggermente più della media italiana (+0,5%) e del Centro-Nord (+0,5%). Il differenziale favorevole riflette però fattori in larga parte irripetibili, come l'onda lunga degli incentivi edilizi, l'effetto espansivo del Pnrr nella sua fase più matura e la chiusura del ciclo di coesione 2014-2020, più che un mutamento strutturale del divario. È quanto emerge dal rapporto che chiude il progetto Centro Studi della Federazione Banche di Comunità Credito Cooperativo Campania e Calabria, condotto con la direzione scientifica della Svimez e illustrato a Napoli nel corso di un convegno.
Le due regioni mostrano però traiettorie divergenti: la Campania registra la crescita cumulata 2021-2025 più elevata tra le regioni italiane (+11,3% e +0,9% nel 2025), mentre la Calabria si ferma al +5,2% cumulato (+0,8% nel 2025), scontando un'economia meno diversificata e una più lenta uscita dalla lunga fase recessiva avviata nel 2008.
Per la Svimez i dazi Usa del 2025 potrebbero sottrarre all'Italia circa 6,3 miliardi di valore aggiunto e quasi 90.000 occupati, di cui 13.300 nel Mezzogiorno. Per la Campania, prima regione del Sud per export verso gli Stati Uniti (1,93 miliardi), l'impatto negativo stimato èdi 239 milioni di valore aggiunto e circa 4.700 occupati, concentrato in farmaceutica e agroalimentare. Per la Calabria, invece, l'impatto potrebbe essere di -31 milioni e 800 occupati, su una base export piccola ma ad alta specializzazione agroalimentare.
«Il report offre un quadro del Mezzogiorno in grande crescita per il quarto anno consecutivo - sottolinea il professore Gaetano Vecchione, consigliere scientifico di Svimez, illustrando il rapporto - in particolare in Campania e Calabria. L'economia va bene grazie soprattutto al tono espansivo delle politiche pubbliche, anche se vi sono alcune fragilità strutturali che ben conosciamo e che riguardano la demografia, la migrazione dei giovani laureati e un tessuto industriale ancora poco sviluppato».
Da questo punto di vista, il tessuto creditizio delle Banche di credito cooperativo «rappresenta un'importantissima leva e un moltiplicatore anche per la politica pubblica, da tenere fortemente in considerazione, soprattutto in quest'epoca nella quale il Pnrr volge al termine e c'è bisogno di ripensare alle politiche per il futuro».

