L'azienda travolta dalla crisi profonda della settore game. Spese insostenibili e conti sempre più in rosso
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I numeri da capogiro sono quelli dei tagli. Microsoft ha avviato una drastica ristrutturazione aziendale che comporterà il licenziamento di circa 4.800 dipendenti, il 2,1% dell’intera forza lavoro. La scure dell’azienda si è abbattuta su Xbox, che dovrà rinunciare a 3.200 tra programmatori, designer e sviluppatori, a causa di spese elevate ed insostenibili e profitti ben al di sotto delle aspettative. Questa manovra prevede l'uscita dal gruppo di diversi game studios. Double Fine e Compulsion Games tornano indipendenti, mentre Ninja Theory e Undead Labs sono state cedute. incerto il futuro di Arkane Studios. Anche team storici come id Software e Zenimax hanno subito tagli pesanti al personale. Parliamo dei creatori dei titoli più venduti in assoluto.
Microsoft ha scelto la strada del rigore estremo. Confermando una strategia avviata nel 2023 con 10mila licenziamenti e proseguita nel 2025 con altri 9mila tagli di posti di lavoro. La crisi profonda della divisione gaming, con conti sempre più in rosso ha travolto Xbox che è stata letteralmente falcidiata dai licenziamenti.
Una diagnosi impietosa: «Il business non è in salute»
Il volto di questa ristrutturazione è quello di Asha Sharma, la nuova ceo di Xbox, che ha ereditato una situazione finanziaria complessa. E che oggi, con un lungo post su X, ha comunicato le decisioni dell’azienda. Confermando che è in atto «il più significativo processo di ristrutturazione nella storia di Xbox».
Il “mea culpa” e le prospettive nel lungo termine
Sharma ha ammesso che l’attività di Xbox non è in salute e che i margini di profitto sono da tre a dieci volte inferiori rispetto a piattaforme e publisher comparabili. Una situazione finanziaria economicamente insostenibile. La causa di questo dissesto viene rintracciata in una politica espansionistica aggressiva iniziata nel 2018. Microsoft ha investito miliardi per acquisire studi, culminando nell'operazione monstre di Activision Blizzard, immaginando di poter dominare l’industria attraverso la quantità dei contenuti. La realtà dei dati ha però presentato il conto: l'azienda perdeva in media 64 centesimi per ogni dollaro investito nel proprio portfolio di team. «Abbiamo imparato - ha scritto la ceo nel suo post - che Xbox non è la casa migliore per ogni tipo di studio».
Il risultato di questo fallimento strategico è lo smantellamento di una parte significativa degli Xbox Game Studios. Cinque realtà di rilievo, con titoli cult che hanno fatto la storia del settore, stanno uscendo dall'orbita Microsoft, ognuna con un destino diverso.
Double Fine Productions (guidata da Tim Schafer) e Compulsion Games lasciano Microsoft per tornare a essere indipendenti. Manterranno le loro proprietà intellettuali e riceveranno risorse per completare i progetti in corso. Ninja Theory (autori di Hellblade) e Undead Labs (State of Decay) sono stati venduti a nuovi proprietari non ancora rivelati. Rimane invece incerto il futuro di Arkane Studios. Sebbene il creator europeo sia destinato a uscire dall'organizzazione, le leggi francesi impongono una procedura di consultazione che sta rallentando la comunicazione dei dettagli finali.
Studios primi nell’elenco dei tagli
Ma il ridimensionamento non si ferma qui. Anche i "gioielli della corona" acquisiti con l'operazione Zenimax/Bethesda con un investimento da decine di milioni di dollari, stanno subendo tagli drastici. Zenimax Online Studios ha visto il licenziamento di circa metà del team dedicato ai contenuti post-lancio di Elder Scrolls Online.
Ancora più scioccante è la situazione di id Software, descritta da alcune fonti come «praticamente morta». La maggior parte degli sviluppatori sarebbe stata licenziata e lo studio ridotto a una realtà di supporto per altri team Bethesda, con il taglio totale dei finanziamenti per il celebre motore grafico idTech.
Oltre ai licenziamenti, Microsoft sta attuando una rivoluzione interna anche qui senza precedenti dalla sua espansione. L'obiettivo è passare da una struttura elefantiaca di quattordici livelli manageriali a una molto più snella di soli cinque livelli
Questa mossa mira a semplificare i processi decisionali e a ridurre del 50% la spesa per i fornitori esterni. In questo nuovo organigramma, emergono figure chiave: Helen Chiang, ex capo di Mojang, è stata promossa a Chief Operating Officer (COO) con responsabilità su hardware, contenuti e servizi. Studi fondamentali come Mojang e King risponderanno ora direttamente ad Asha Sharma, segnando una gerarchia più corta e diretta.
Il ruolo dell'Intelligenza Artificiale e il fattore evolutivo
Un elemento di discussione centrale riguarda il ruolo dell'AI. Sebbene Amy Coleman (responsabile HR) abbia precisato che i ruoli eliminati non verranno sostituiti direttamente dall'intelligenza artificiale, ha ammesso che l'AI è un fattore chiave del cambiamento nel modo in cui si lavora. La necessità di riorganizzare le risorse, dice l’azienda, è dettata dall'evoluzione tecnologica che vede Microsoft nel doppio ruolo di sviluppatore e fruitore di queste nuove tecnologie.
La strategia "disc-to-digital": oltre l'hardware fisico
Mentre riduce il personale, Xbox sta accelerando la sua transizione verso un futuro esclusivamente digitale, cercando però di non alienarsi la base di utenti legata al mercato fisico. È in fase di test un programma "disc-to-digital" che permetterebbe ai possessori di giochi su disco (Xbox One e Series X) di riscattare una licenza digitale univoca. Questa mossa appare come una risposta strategica alla decisione di Sony di interrompere la produzione di dischi PlayStation entro il 2028. Il sistema di Microsoft garantirebbe la salvaguardia del mercato dell'usato: inserendo il disco in una console diversa, la licenza digitale si trasferirebbe automaticamente al nuovo account, impedendo la duplicazione ma permettendo la rivendita.
Il traguardo del 2027
La scommessa di Microsoft è chiara: sacrificare il presente per garantire un futuro. Attraverso una «maggiore disciplina, chiarezza e concentrazione», la divisione Xbox mira a una struttura più snella che possa tornare a crescere entro il 2027.
Nonostante la perdita di studi storici e di migliaia di professionisti, l'azienda assicura che nessun titolo first-party già annunciato verrà cancellato. Tuttavia, il volto di Xbox è cambiato per sempre: non più un impero in continua espansione territoriale, ma un editore focalizzato sui suoi franchise principali (come Fallout, Doom e The Elder Scrolls) e su un'infrastruttura tecnologica digitale. Resta da vedere se questa "cura dimagrante" sarà sufficiente a risanare un business che, per troppo tempo, ha bruciato più risorse di quante ne producesse.

