Negli ultimi anni il turismo italiano ha iniziato a interrogarsi sui propri limiti. L’overtourism che ha investito alcune grandi città e località iconiche ha mostrato con chiarezza quanto un modello fondato esclusivamente sui grandi numeri rischi di diventare fragile, conflittuale e poco sostenibile. Parallelamente, cresce una domanda diversa: più lenta, più consapevole, più esperienziale.

In questo scenario si inserisce il tema dei cammini, da qualche giorno protagonisti con la nuova normativa nazionale che mira a valorizzarli come infrastruttura culturale e ambientale del Paese. Non più solo itinerari spirituali o escursionistici, ma veri e propri strumenti di riequilibrio territoriale, capaci di distribuire i flussi, rigenerare borghi e creare micro-economie locali.

Per la Calabria, questa tendenza rappresenta un’opportunità strategica.

I cammini come alternativa al turismo di massa

Secondo i dati del portale nazionale Cammini d’Italia, nel 2025 l’interesse verso gli itinerari a piedi continua a crescere. I cammini non sono più un fenomeno di nicchia: attraggono target trasversali, dalle famiglie ai giovani professionisti, fino ai viaggiatori internazionali in cerca di autenticità.

Il valore non è solo quantitativo. Il camminatore medio spende in modo diffuso: piccole strutture ricettive, ristorazione locale, botteghe artigiane, guide ambientali. È un turista che resta più giorni, che attraversa territori meno centrali rispetto ai grandi poli turistici e che instaura un rapporto diretto con le comunità.

Per una regione come la Calabria, dove il dibattito sul turismo è ancora spesso legato alla stagionalità balneare, i cammini offrono una prospettiva complementare: destagionalizzazione, integrazione costa-entroterra, valorizzazione dei piccoli centri.

Il patrimonio calabrese: una rete in evoluzione

La Calabria non parte da zero. Il territorio è già attraversato da una rete di itinerari di grande valore storico, culturale e paesaggistico, oggi ricompresi e censiti nel Catasto regionale dei Cammini.

Il Cammino Basiliano ripercorre le tracce del monachesimo orientale tra Ionio e Tirreno, attraversando aree interne ricche di spiritualità e biodiversità. Il Cammino di San Francesco di Paola segue le orme del santo eremita calabrese attraverso paesaggi di straordinaria bellezza. Il Sentiero dell'Inglese, nella Calabria grecofona, rievoca il viaggio del viaggiatore vittoriano Edward Lear nel 1847. Il Kalabria Coast to Coast permette di attraversare la regione dallo Ionio al Tirreno, svelando una Calabria autentica, lontana dai circuiti turistici più frequentati.

A questi si aggiungono il Cammino di San Giacomo in Calabria, inserito nel più ampio sistema europeo dei cammini jacopei, e il Cammino del Normanno, che valorizza l’eredità medievale collegando Ionio e Tirreno attraverso le Serre, tra borghi antichi, castelli e abbazie. Proprio quest’ultimo assume una valenza simbolica in vista del 2027, proclamato Anno dei Normanni in Europa.

Completano il quadro percorsi come il Sentiero del Brigante, il Cammino Mariano del Pollino, il Cammino della Santa Spina, il Cammino della Magna Graecia e il Cammino dei Frati Santi.

Il tema, oggi, non è tanto l’assenza di percorsi quanto la loro piena integrazione all’interno di una strategia turistica complessiva, capace di rafforzarne visibilità, fruibilità e connessione con i servizi locali.

Turismo lento e comunità: un modello relazionale

Il turismo dei cammini è prima di tutto relazionale. Non si limita alla fruizione del paesaggio, ma coinvolge le persone. Nei piccoli borghi attraversati dagli itinerari, il passaggio dei camminatori può rappresentare una leva di rivitalizzazione sociale oltre che economica.

Bar, alimentari, B&B familiari, agriturismi, produttori locali diventano parte integrante dell’esperienza. Si crea un’economia diffusa, spesso più resiliente rispetto ai grandi investimenti concentrati in poche aree costiere.

Per la Calabria interna, dai centri delle Serre vibonesi ai paesi dell’entroterra ionico, fino alle aree del Reventino o dell’Aspromonte, il cammino può trasformarsi in un laboratorio di sviluppo sostenibile. Non servono grandi infrastrutture, ma qualità dell’accoglienza, formazione degli operatori, narrazione coerente del territorio.

Un tassello della strategia regionale

La sfida non è contrapporre il turismo balneare a quello lento, ma integrarli. Il turista che sceglie Tropea o Capo Vaticano può essere invitato a prolungare il soggiorno esplorando l’entroterra. Il diportista che approda in un porto turistico può essere coinvolto in un’escursione di uno o due giorni lungo un cammino vicino.

In quest’ottica, i cammini diventano un tassello di una proposta più ampia: mare e montagna, spiritualità e gastronomia, natura e storia. Un’offerta capace di intercettare la crescente domanda di esperienze autentiche, lontane dai flussi incontrollati e dalla standardizzazione.

La recente attenzione nazionale verso i cammini, anche sul piano normativo, può rappresentare un ulteriore stimolo per consolidare e valorizzare il lavoro già avviato a livello regionale, rafforzando coordinamento, promozione e servizi.

Un turismo che cambia paradigma

Il successo dei cammini non è una moda passeggera, ma la risposta a un bisogno più profondo: rallentare, riconnettersi con la natura, ritrovare senso nel viaggio. In un’epoca segnata da iper-connessione e consumi rapidi, il cammino rappresenta quasi un gesto controcorrente.

Per la Calabria, regione spesso raccontata attraverso stereotipi o emergenze, questa può essere l’occasione per affermare un paradigma diverso. Un turismo meno rumoroso, meno invasivo, ma più radicato. Un turismo che valorizza borghi, sentieri, tradizioni locali e comunità.

Non si tratta di sostituire un modello con un altro, ma di riequilibrare e distribuire i flussi, trasformando il patrimonio diffuso delle aree interne in una risorsa strategica.

Se saprà investire in qualità, formazione e integrazione tra territori, la Calabria potrà fare dei cammini non solo un prodotto turistico, ma una visione di sviluppo. Un modo per tenere insieme paesaggio, cultura ed economia e per dimostrare che il futuro del turismo non passa sempre dalle folle, ma spesso da un sentiero.

*Esperto di Marketing e Comunicazione per le PMI e di Marketing Territoriale e Valorizzazione Culturale per la PA – CMO del gruppo Fedinvest