«Cataldo Cozza attualmente è quello che mantiene la ndrangheta di Cirò attiva perché solo lui vende la droga, tutta la droga passa dalle sue mani». A parlare con i magistrati della Dda di Catanzaro, nel 2023, è Gaetano Aloe, fresco collaboratore di giustizia. Dopo gli arresti dell’operazione Stige, che ha parecchio ridimensionato l’organigramma della cosca Farao Marincola di Cirò, a gestire gli affari della cosca, dice il collaboratore, c’è il 45enne Cozza che gestisce il traffico di droga e provvede al sostentamento della consorteria.
Aloe, figlio del defunto capo cosca Nicodemo Aloe, morto in un agguato di mafia nel 1987, e cognato di elementi di spicco della ‘ndrangheta cirotana come Giuseppe Spagnolo, detto U Bandito, e Martino Cariati (entrambi attualmente detenuti), assicura che “Cataldino” ha ricevuto battezzi di ‘ndrangheta nel carcere di Rossano creando un incidente diplomatico poi risolto con la sua affiliazione ufficiale.

L’operazione Desert Storm

Cozza, insieme ad altre 12 persone, è stato tratto in arresto ieri, nel corso dell’operazione Desert Storm. Fondamentale il contributo di Gaetano Aloe che parla della “bacinella comune”, la cassa della cosca, detenuta da soggetti vari nel corso del tempo, i quali si occupavano anche di annotare su di un registro la contabilità relativa alla gestione degli introiti, in maniera tale che il “contabile” potesse poi riferire ai capi del locale. In particolare, Aloe racconta che nel registro erano annotati anche i crediti di chi smerciava la droga, e che a detenere la contabilità c’è stato, tra gli altri Basilio Paletta. Il collaboratore racconta di aveva visto personalmente il foglio, ove erano annotati i soldi che Cozza doveva dare unitamente a Mario Morrone perché i due, nell’affare degli stupefacenti, erano «assieme» e spacciavano a Cirò due chili di cocaina e 15 chili di erba al mese.

Il ruolo di Cataldino

I reggenti della cosca, dice Aloe, «gli avevano affidato tutta la droga a Cataldino Cozza, perché ci sa fare, lui è quello che mantiene all’impiedi, lui porta intorno ai duemila, duemila e cinque… lui vende tutta la droga che esiste a Cirò, che si vende a Cirò, passa tutto dalle sue mani… Chi vuole vedere la droga a Cirò si deve rivolgere a Cozza».

Aloe racconta pure che dopo gli arresti che avevano portato dentro i capi della consorteria, Aloe e Paletta avevano deciso di prendere in mano le redini delle estorsioni mentre lo spaccio restava in mano a Cozza.
Nel 2023 il collaboratore si meraviglia che Cataldo Cozza non fosse stato ancora arrestato visto il ruolo che ricopre. Anzi, Aloe dice di aver fatto anche qualche brutto pensiero: «Tutti i giorni porta intorno ai duemila - duemilacinquecento euro al giorno Cataldino, l’inverno, che poi l’estate non ci sono numeri. E poi ci siamo meravigliati come mai non è preso in questo blitz Cataldino, veramente ho fatto pure qualche pensiero io, vi dico la verità, ho detto, mah».

Lo stipendio di Cozza: dieci euro a grammo

Inizialmente i proventi del traffico di droga venivano consegnati a Giuseppe Cariati (non indagato in questo procedimento) poi a Basilio Paletta.
La cosca, dice Aloe, aveva autorizzato Cozza a trattenere per sé 10 euro al grammo di droga, anziché essere stipendiato regolarmente dal clan come gli altri affiliati.

La sofferta dote di ‘ndrangheta di Cozza

Gaetano Aloe assicura che Cataldo Cozza possieda la prima dote di ‘ndrangheta. Anche se ha dovuto sudarsela.
«Cataldino ha avuto una difficoltà. Quando era nel carcere a Rossano, ha mandato a dire che voleva essere battezzato, però Gino (Vasamì, ndr) gli ha mandato a dire sempre di no. Lui cosa ha fatto? Si è fatto battezzare di Gianni… ehm… Gianni… Santoro, il cui Gianni Santoro gli ha dato il discorso (la dote, ndr). Quando è uscito Cataldino, è andato da Gino a dirglielo e Gino gli ha detto: “No, per me non vale niente questo, te ne puoi andare di nuovo indietro”». Solo qualche tempo dopo, dice il collaboratore, è venuto a sapere che Cozza era stato reintegrato, aveva ottenuto la prima dote di ‘ndrangheta e gli aveva confidato di volere pure la seconda.

Le armi

Ma la cosca, dice a giugno 2023 Gaetano Aloe all’allora sostituto procuratore della Dda Domenico Guarascio, non gestiva solo stupefacenti.
Ci sono anche le armi. Si parla di kalashnikov, fucili a pompa, «c’è puru nu bazookahai voglia e armi che avìumu nui». Anche Cataldino Cozza, dice Aloe, aveva le armi nascoste «u sacciu pecchì mi volìa dare pure na pistola, nu fucile».
Secondo il collaboatore, Cozza è una persona furba capace di nascondere armi e droga sotto al naso delle persone che nemmeno se ne accorgono: «Cozzaredha è unu dei cchiù… persuni cchiù furbi ca può esistere, magari t’i tena in menzu… in menzu a ttia e mancu ti nd’accorgi. Puru a droga, a droga ti penzi che te l’ammuccia addùa Cozzaredha? Cozzaredha te l’ammucia a menzu a strata a droga e tu mancu a vidi. Hai capito come fa Cozzaredha? Cozzaredha è talmente intelligente suba su lavoro che u sa fara su lavoro».