Lo smercio di marijuana e cocaina nel centro storico e nelle zone balneari. La bacinella della cosca e il guinzaglio corto per gli spacciatori. Incassi fino a 2.500 euro al giorno e un registro per la contabilità
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Spese legali, supporto alle famiglie dei detenuti, spese carcerarie. Lo spaccio di marijuana e cocaina copriva tutte le esigenze delle cosca Farao-Marincola di Cirò Marina. Un clan ben radicato nel crotonese che operazioni come Stige e Ultimo Atto non sono riuscite a estirpare del tutto. Questa mattina un nuovo colpo è stato inferto dai carabinieri della Provinciale coordinati dalla Dda di Catanzaro. Dieci gli arresti in carcere (Luca Frustillo, Basilio Paletta, Cataldo Cozza, Antonio Murano, Salvatore Arabia, Antonio Aloisio, Gaetano Potenza, Carmine Graziano, Alessandro Giglio, Mario Morrone) e tre ai domiciliari: (Sante Morrone, Antony Dell’Aquila e Domenico Pio Aloisio). In più sono indagati a piede libero Giuseppe Anania, Nicodemo Benevento, Giuseppe Ferraro, Domenico Graziano e Lorenzo Potestio.
Sono accusati, a vario titolo, di traffico, detenzione e smercio di sostanze stupefacenti con l’aggravante del metodo mafioso Oltre 200 i capi di imputazione che ricostruiscono la fiorente attività gestita dalla cosca nel centro storico e nelle aree balneari. Un’attività che poteva fruttare anche 2.500 euro in un giorno. Cifra che poteva raddoppiare in estate. I soldi venivano reinvestiti per comprare altra droga o versati nella “bacinella”, la cassa comune del clan che serviva a provvedere anche ai bisogni degli accoliti ristretti in carcere.
Guinzaglio corto con gli spacciatori che dovevano rigare dritto e rispettare le condizioni di acquisto, vendita e prezzo al dettaglio degli stupefacenti se non volevano finire minacciati, armi in pugno, dagli organizzatori della consorteria.
Sono circa 800 gli episodi di smercio di droga e 500 i grammi di cocaina e marijuana sequestrati.
Oltre all’attività tecnica di intercettazione, osservazione, pedinamento e controllo, importante per questa inchiesta è stato il contributo del collaboratore Gaetano Aloe, figlio del capo locale Nicodemo Aloe, detto Nick, ucciso in un agguato di stampo mafioso nel 1987.
Il collaboratore ha parlato di un vero e proprio registro contabile dove venivano segnalati crediti e debiti.
Perché negli affari la contabilità è tutto.


