A guidare la crescita sono giovani, donne e lavoratori stranieri. La retribuzione media annuale lorda si attesta a 27.649 euro. Ecco il rapporto Istat
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Più occupati, grazie a giovani, donne e lavoratori stranieri, ma salari schiacciati dall’inflazione che limita il potere d’acquisto a fronte di un costo della vita che in alcune aree del Paese erode fortemente stipendi e risparmi. Casa, spese domestiche e trasporti si portano via il 60% dei guadagni mensili.
Il XXV Rapporto annuale dell’Inps fotografa un Paese in transizione, dove il welfare diventa "proattivo" per arginare l'inverno demografico e la fragilità delle carriere lavorative.
La questione salariale, una crescita a metà
Il dato di partenza per comprendere lo stato di salute dell’economia reale italiana è la retribuzione media annuale lorda, che nel 2025 si è attestata a 27.649 euro. L’Istat registra un incremento del 14,5% rispetto al 2019 e del 3,6% solo nell’ultimo anno. Questa dinamica espansiva non è casuale, ma è il frutto di una maggiore continuità e intensità lavorativa, con una media di 43,2 settimane lavorate l'anno, che ha caratterizzato il periodo post-pandemico. Questo aumento non è stato però sufficiente a recuperare pienamente gli effetti dell’inflazione registrata nel biennio 2022-2023. Sebbene gli interventi di politica fiscale e contributiva abbiano agito da scudo per i redditi medio-bassi, la soluzione a lungo termine non può risiedere solo nei bonus. Per l’Inps, il vero recupero del potere d'acquisto passa inevitabilmente per la crescita della produttività, legata a doppio filo alla qualità degli investimenti e alla formazione del capitale umano.
Il boom dell’occupazione
Se i salari faticano, il volume del lavoro invece esplode. Nel 2025, gli assicurati Inps hanno raggiunto la quota record di 27,2 milioni, con un incremento di 1,7 milioni rispetto al periodo pre-pandemico (+6,8%). È un’Italia che lavora di più e in modo più stabile. Le categorie che trainano questa crescita sono quelle storicamente più fragili: i giovani fino a 34 anni, +12,4% dal 2019; le donne, +7,8%; i lavoratori extra Ue, +35,5%. Questa espansione si riflette direttamente sulla tenuta dei conti pubblici: il gettito dei contributi sociali ha toccato i 273 miliardi di euro, superando di 10 miliardi il dato dell'anno precedente. Una base finanziaria solida che, al momento, garantisce la sostenibilità del sistema previdenziale nonostante le oscure nubi demografiche che si addensano all'orizzonte.
Il sistema pensionistico
Il sistema pensionistico riflette fedelmente l’invecchiamento della popolazione. Con 16,4 milioni di pensionati, il numero complessivo resta stabile, ma cambia la natura delle prestazioni. Si assiste a un calo delle pensioni anticipate, -1,8% di nuovi trattamenti rispetto al 2024, mentre l'età media alla decorrenza sale a 64,7 anni.
Questo innalzamento è dovuto a diversi fattori. La transizione verso il sistema contributivo, che incentiva i lavoratori a restare in attività per ottenere un assegno più pesante. Le restrizioni normative sui canali di uscita anticipata. Una relazione sempre più fluida tra lavoro e pensione: il 6% dei nuovi pensionati continua infatti a lavorare, spesso presso lo stesso datore di lavoro. Un dato allarmante riguarda però l'assistenza: lo stock delle indennità di accompagnamento è più che raddoppiato in vent'anni, passando da 1 a 2,2 milioni di prestazioni. È il segno tangibile di una società che vive più a lungo, ma che deve gestire il rischio crescente della non autosufficienza.
Il sostegno alle famiglie, bonus e servizi
Il Rapporto evidenzia come il sostegno alle famiglie non sia più solo una questione di erogazione monetaria, ma di servizi. L’assegno unico e universale copre ormai il 95% della platea potenziale, stimolando la natalità in alcuni segmenti di popolazione. Ancora più incisivo appare il bonus asilo nido il cui utilizzo è passato dal 4% nel 2017 a oltre il 35% nel 2025. Dove viene utilizzato, la probabilità di occupazione delle madri aumenta del 17%. Tuttavia, emerge un paradosso: le famiglie a basso reddito, che avrebbero diritto a importi maggiori, sono quelle che vi ricorrono meno, evidenziando una barriera d'accesso che l'Istituto sta cercando di abbattere.
Il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, ha utilizzato il termine "officina del welfare". Secondo Fava «la transizione demografica è una delle sfide più profonde per il nostro modello di protezione sociale». «La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti: si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro. Se i salari sono bassi - dice - i contributi saranno insufficienti. Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile».
Verso un sistema predittivo e digitale
Per rispondere a queste sfide, l'Inps sta trasformando la sua infrastruttura tecnologica. I dati non sono più solo record amministrativi, ma strumenti di programmazione e valutazione. Portali dedicati ai giovani (3 milioni di visite nel 2025) e alle famiglie (500 mila accessi in soli quattro mesi) dimostrano la volontà di superare la frammentazione burocratica per offrire un punto di accesso unico ai diritti. Il sito raccoglie oltre 40 prestazioni Inps e circa 300 servizi di altre amministrazioni pubbliche.
Lavoro e pensioni camminano di pari passo. La tenuta del sistema non si gioca solo sui parametri tecnici delle prestazioni previdenziali, ma sulla qualità del mercato del lavoro odierno. Senza una crescita reale della produttività e dei salari lordi, avverte l’Inps, l'infrastruttura sociale italiana rischia di non reggere l'impatto della crisi demografica che si manifesterà pienamente nei prossimi decenni.

