Dal 1° gennaio 2027 potrebbe aumentare anche l'importo delle pensioni ai superstiti, comprese quelle di reversibilità. L'adeguamento dipenderà dalla perequazione annuale, il meccanismo attraverso il quale gli assegni pensionistici vengono rivalutati sulla base dell'andamento dell'inflazione.

Il dato definitivo per il 2027 non è ancora disponibile e dovrà essere stabilito con il provvedimento ministeriale previsto entro la fine dell'anno. Le stime contenute nel testo di partenza, basate su un'inflazione del 2,9%, indicano come possibile nuovo trattamento minimo una cifra intorno ai 629,59 euro mensili, rispetto ai 611,85 euro del 2026. L'importo effettivo sarà però determinato dai parametri ufficiali della perequazione.

La rivalutazione interessa anche le pensioni ai superstiti, ma occorre distinguere il trattamento minimo, che è una soglia previdenziale, dall'importo della reversibilità, che viene invece determinato applicando una percentuale alla pensione del defunto.

Che cos'è la pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità è la prestazione riconosciuta dall'INPS ai familiari superstiti quando muore una persona che era già titolare di una pensione. Diversa è la pensione indiretta, che può spettare quando il lavoratore deceduto non era ancora pensionato ma aveva maturato i requisiti contributivi previsti dalla legge.

Il principale beneficiario è il coniuge superstite, ma il diritto può riguardare anche la parte dell'unione civile, i figli e, in determinate circostanze, genitori, fratelli e sorelle.

Non si tratta quindi della semplice "eredità" della pensione del defunto. L'assegno viene calcolato sulla base della prestazione che spettava al pensionato e applicando aliquote precise, stabilite dalla normativa previdenziale.

Quanto spetta al coniuge e ai figli

La quota della pensione trasferita ai superstiti cambia in base alla composizione del nucleo familiare.

Quando il beneficiario è soltanto il coniuge, la reversibilità corrisponde al 60% della pensione del defunto. Se insieme al coniuge c'è un figlio avente diritto, la quota sale all'80%. Con il coniuge e due o più figli, invece, si arriva al 100%.

Se non c'è il coniuge e gli unici beneficiari sono i figli, le percentuali sono diverse: 70% per un figlio, 80% per due figli e 100% per tre o più figli.

Esistono poi le situazioni in cui non ci sono né coniuge né figli. In questi casi la prestazione può spettare, secondo le condizioni previste dalla legge, anche ai genitori o ai fratelli e alle sorelle. Le aliquote sono però più basse: per esempio, a un solo genitore o a un solo fratello o sorella spetta il 15%.

Il caso dei coniugi separati e divorziati

La separazione non fa automaticamente venir meno il diritto alla pensione ai superstiti. L'INPS riconosce infatti il trattamento anche al coniuge separato, mentre per il coniuge divorziato sono richiesti specifici requisiti, tra cui la titolarità dell'assegno divorzile e l'assenza di nuove nozze.

Particolare attenzione va prestata anche ai casi in cui il pensionato deceduto si era sposato nuovamente dopo il divorzio: in questa situazione, la quota spettante all'ex coniuge divorziato e quella del coniuge superstite possono richiedere una ripartizione stabilita dal tribunale.

Le parti di un'unione civile sono invece comprese tra i soggetti che possono avere diritto alla pensione ai superstiti, al pari del coniuge.

Cosa può cambiare dal 2027

Il punto centrale per il prossimo anno sarà dunque la perequazione. Se l'inflazione si manterrà sui livelli ipotizzati, gli assegni pensionistici saranno rivalutati dal 1° gennaio 2027 secondo le regole previste per l'adeguamento al costo della vita.

Nel 2026 il trattamento minimo è stato fissato a 611,85 euro mensili, dopo una rivalutazione provvisoria dell'1,4%.

L'eventuale valore di circa 629,59 euro per il 2027 va quindi considerato, allo stato attuale, come una stima e non come un importo già ufficialmente determinato.

Per chi riceve una pensione di reversibilità, l'aumento non si tradurrà necessariamente in un assegno pari al nuovo trattamento minimo: la prestazione continuerà a essere calcolata sulla pensione del defunto e sulla percentuale spettante al superstite.

La rivalutazione potrà quindi modificare gli importi effettivamente percepiti, ma la cifra finale dipenderà dalla pensione di partenza, dalla composizione del nucleo dei beneficiari e dalle altre regole che disciplinano le pensioni ai superstiti.