Si lavora anche sull’edilizia popolare e sulle misure a sostegno dei giovani e dei pensionati. L’Ance: «Aspettiamo i decreti attuativi»
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Le ultime due manovre finanziarie del governo Meloni hanno previsto corposi finanziamenti per le politiche abitative e per il 2026 la premier ha annunciato un Piano casa da 100mila abitazioni a prezzi calmierati, da realizzare nei prossimi dieci anni, che costerà circa 15 miliardi di euro. L’esecutivo intende inoltre procedere al recupero di altri 100mila appartamenti destinati all’edilizia residenziale popolare, attualmente inutilizzati. In Italia sono oltre 250mila le famiglie alla ricerca di un tetto a costi accessibili. Un problema, quello del disagio abitativo, condiviso da altri Paesi europei con oltre 40 milioni di cittadini in difficoltà. Bruxelles ha attivato un programma di finanziamenti da 10 miliardi di euro per il 2026 e per il 2027 attraverso InvestEU, a cui si aggiungerà un altro miliardo e mezzo derivante dalla riprogrammazione dei fondi di coesione nazionali.
Il Piano casa Italia
Confindustria ed Ance, direttamente interessati al maxiprogetto, attendono di conoscere i dettagli dell’operazione che si annuncia tra le più colossali e al contempo tra le più difficoltose di sempre. Intanto perché numeri così non si erano mai visti, poi perché le procedure burocratiche daranno filo da torcere a committenti (governo e ministeri) ed aziende appaltatrici. Il tempo sarà uno degli avversari più ostici. E proprio l’Ance, l’associazione che riunisce i costruttori, ha stilato un bilancio dei fondi già stanziati ma ancora fermi al palo. La manovra finanziaria 2024 aveva previsto 100 milioni di euro, 50 milioni per il 2027 ed altri 50 per il 2028. Il Piano casa Italia presentato nel 2025 aveva “autorizzato” la spesa di 560 milioni: 150 milioni per l’anno 2028, 180 milioni per l’anno 2029 e 230 milioni per l’anno 2030. Dunque 660 milioni in tutto, cifra ben distante dai 15 miliardi ipotizzati. A quanto previsto dalle leggi di bilancio dovranno seguire i decreti attuativi. A parte le cifre ipotizzate, infatti, non esiste ancora alcun impegno di spesa. Il tutto mentre il settore delle costruzioni lamenta perdite di fatturato vicine al 30% dopo la fine del SuperEcobonus al 110% e la riduzione dei bonus ristrutturazioni nel 2026 fissato al 50% per la prima casa e al 36% per la seconda.
Le misure aggiuntive per combattere il disagio abitativo
Nell’ultima manovra finanziaria il governo ha previsto misure a sostegno di giovani, giovani coppie e genitori separati. Si tratta del rent to buy (cioè, la locazione a canone agevolato finalizzata al successivo acquisto). Per i pensionati è invece prevista oltre la realizzazione e l’adeguamento di unità immobiliari di edilizia sociale, la possibilità di sottoscrivere contratti di permuta immobiliare. Come ha spiegato la premier si potranno scambiare case grandi e ormai inadeguate, le cui spese potrebbero risultare eccessive per i bilanci familiari delle persone in età avanzata, con immobili più piccoli.
Il recupero e il riutilizzo delle case popolari
Il patrimonio edile pubblico è una nota dolente: 100mila abitazioni sono abbandonate perché bisognose di manutenzione o perché abusivamente occupate (circa il 15%). Le ristrutturazioni costerebbero circa 1 miliardo. Anche su questo tema, saranno i decreti attuativi a indicare in che modo il governo intende procedere.

