Le riforme rilanciano il Paese. Ma restano i nodi legati a Sanità, occupazione ed emergenza abitativa
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Più servizi grazie al Pnrr. La Pubblica amministrazione italiana esce profondamente trasformata dalla prova del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
La necessità di operare per target e milestone, rispettare scadenze certe e misurare i risultati ha impresso un cambio di passo agli uffici centrali e locali. È quanto emerge dalla Relazione annuale sui servizi pubblici 2026 del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, presentata a Villa Lubin a Roma.
La Relazione è stata illustrata dal presidente del Cnel Renato Brunetta e dalla consigliera Marcella Mallen. Alla presentazione hanno preso parte anche il giudice della Corte costituzionale Filippo Patroni Griffi, la coordinatrice dell’Unità di missione Pnrr Monica Parrella e il presidente dell'Istat Francesco Maria Chelli.
La fotografia complessiva resta quella di una PA a due velocità, in cui la modernizzazione non è ancora riuscita ad azzerare le disuguaglianze territoriali e sociali. Il Nord corre mentre il Mezzogiorno arranca. Con dati preoccupanti per la desertificazione demografica nei piccoli Comuni.
Sanità: luci sull'assistenza domiciliare, ombre su pronto soccorso e medici di base
Il settore sanitario offre un quadro di forti chiaroscuri. Nel 2024 l'assistenza domiciliare integrata ha raggiunto 1,7 milioni di assistiti (+12,5% medio annuo dal 2019), coprendo il 9,4% degli ultrasessantaquattrenni e avvicinandosi al target Pnrr del 10%. Tuttavia, si riscontrano un calo nell'intensità delle cure e pesanti divari tra le Regioni.
La Sanità italiana presenta criticità diffuse in tutto il Paese. I medici di medicina generale sono diminuiti del 17,3% rispetto a dieci anni fa. E manca il personale infermieristico.
Secondo i dati Istat 2025, il 48,2% delle famiglie dichiara difficoltà nel raggiungere un pronto soccorso, con un picco del 72,8% nei comuni più piccoli e nelle aree a bassa densità.
La realizzazione delle Case della Comunità risulta in forte ritardo. Per completare la rete nazionale entro il 2030 (con una struttura ogni 50 mila abitanti) mancano ancora 297 strutture (il 22% dell'obiettivo), richiedendo circa 1,1 miliardi di euro. Oltre l'80% di queste risorse è concentrato in quattro Regioni: Lombardia (112 strutture), Lazio (57), Campania (43) e Puglia (38).
Le politiche del lavoro e istruzione
Nelle politiche attive del lavoro, il programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) ha superato gli obiettivi Pnrr, contabilizzando 3.076.507 di beneficiari al 31 dicembre 2025. A questo risultato si affianca un incremento del 25% degli organici nei Centri per l'impiego, con la sfida ora di orientare le strutture verso effettivi esiti occupazionali.
Segnali positivi arrivano anche dall'istruzione: la dispersione scolastica e l'abbandono precoce sono scesi all'8,2% (dal 14,7% del 2015), posizionandosi già al di sotto del target europeo previsto per il 2030. Gli iscritti all'università hanno raggiunto il massimo storico di 2,05 milioni.
L’emergenza abitativa
Ancora non si vedono i risultati delle politiche del governo. Per il Cnel il quadro è abbastanza critico. L’edilizia residenziale pubblica copre appena il 2,7% dello stock abitativo italiano rispetto al 17% della Francia e al 29% dei Paesi Bassi. Inoltre, 60.730 alloggi, il 9% del totale, non sono assegnabili perché necessitano di interventi di manutenzione straordinaria.
Sul fronte degli alloggi universitari il report evidenzia che per raggiungere la media europea del 18% entro il 2030, mancano ancora 235.887 posti letto (il 70% dell'obiettivo). Servirebbero 4,7 miliardi di euro: Lazio, Campania e Lombardia andrebbero ad assorbire da sole circa la metà delle risorse.
Investimenti territoriali, trasporti e transizione ecologica
Il Pnrr ha mobilitato circa 115 miliardi di euro di investimenti localizzati nelle Regioni (145 miliardi includendo i fondi correlati). Le analisi della Corte dei conti evidenziano come il Mezzogiorno abbia mostrato un'inaspettata capacità d'esecuzione, mentre le sofferenze maggiori si registrano nei Comuni di minori dimensioni e nelle aree interne, limitati dalla scarsa capacità amministrativa.
Nel trasporto pubblico locale, il Piano ha finanziato 3.525 nuovi autobus (+24% sul parco circolante 2020), registrando una crescita dei mezzi elettrici del 497% a livello nazionale e di oltre il 1.000% nel Mezzogiorno.
Sul versante ambientale, a fronte di 29,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti nel 2024, la raccolta differenziata raggiunge il 67,7%. Persiste tuttavia un gap di 15,4 punti percentuale con il tasso di effettivo riciclo e riutilizzo (fermo al 52,3%), mentre le città con oltre 200 mila abitanti faticano a superare la media del 50,7%.
Reclutamento da record nella Pubblica amministrazione
Uno dei pilastri della trasformazione riguarda la gestione del capitale umano della PA, ridisegnata dalle riforme del 2021. L'introduzione del portale unico inPA ha consentito di abbattere drasticamente la burocrazia concorsuale: la durata media dei concorsi pubblici è scesa da circa due anni a circa 180 giorni (6 mesi). Nel 2025 il portale registra 2,7 milioni di utenti (oltre il 50% under 40) e circa 204 mila posti messi a bando.
Formazione, semplificazioni e spinta verso il digitale
Parallelamente, la piattaforma Syllabus per la formazione del personale pubblico ha superato al terzo trimestre 2025 quota 1,09 milioni di dipendenti registrati (pari al 32,9% del totale) in 7.482 amministrazioni. Si registra anche la crescita delle attività della Scuola nazionale dell’amministrazione, che nel 2025 ha coinvolto 40.879 partecipanti.
Sul fronte della semplificazione, nel 2025 sono state snellite 59 procedure in 11 settori (32 rivolte alle imprese, 14 a cittadini e imprese, 13 ai soli cittadini).
A fronte dell'aumento nell'uso di SPID, CIE, App IO e pagoPA, la Relazione evidenzia tuttavia un deficit ancora marcato nelle competenze digitali diffuse e nella disponibilità di specialisti informatici.

