In Italia ne mancano oltre 20mila e la sicurezza sulle spiagge è sempre più a rischio. A lanciare l’allarme è Francesco Canizzaro della Fisa: «Serve una svolta culturale e professionale»
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C’è un vuoto silenzioso che cresce sulle spiagge italiane: sempre meno assistenti bagnanti, figure centrali per la sicurezza di milioni di turisti. In Calabria, regione con centinaia di chilometri di costa tra Ionio e Tirreno, la carenza si sente più che altrove. L’allarme viene da Francesco Canizzaro, delegato provinciale della FISA (Federazione Italiana Salvamento Acquatico) per Cosenza e Crotone e referente nazionale per la formazione nei parchi acquatici.
I numeri parlano chiaro: mancano oltre 20mila assistenti bagnanti a livello nazionale. E dietro questa assenza si nasconde una crisi di sistema fatta di stagioni brevi, retribuzioni modeste e cambi normativi che hanno reso la formazione più complessa. Il bagnino è da sempre un’icona delle estati italiane.
Dalla Riviera Romagnola alle spiagge calabresi, la sua postazione elevata è sinonimo di sicurezza. Eppure questa figura, fondamentale per la prevenzione degli incidenti in mare, è oggi in via di estinzione. Le cause si intrecciano: stagionalità ridotta: la stagione balneare si è compressa in due mesi effettivi di lavoro, spesso da metà giugno a fine agosto; Retribuzioni limitate: la media di 1500 euro mensili non consente a chi non è studente o lavoratore part-time di sostenersi; Cambi normativi: nuove regole sulla formazione hanno introdotto incertezze e complessità, creando una fase di limbo per chi si forma e chi forma. Scarso riconoscimento sociale: troppi stabilimenti ancora vedono la presenza del bagnino come un mero obbligo di legge, anziché come un presidio salvavita.
Qual è la situazione attuale?
«Il periodo, purtroppo, attualmente è breve, perché le stagioni si sono concentrate in pochissimi mesi dal punto di vista lavorativo. Dal punto di vista, invece, della formazione, è un periodo un po’ di burrasca, in quanto c’è stato un cambio sostanziale per quanto riguarda le regole della formazione degli assistenti bagnanti e quindi siamo tutti qua adesso in una sorta di limbo, che stiamo cercando di capire qual è la via migliore per poter continuare a fare una formazione di qualità».
Quali requisiti servono oggi per diventare assistente bagnante?
«L’assistente bagnante oggi è una figura professionale. Lo era già da prima, ma è stato rimarcato ancora di più adesso che è una figura professionale che deve avere determinati requisiti. Il primo, oltre chiaramente a una formazione di base come assistente bagnante, attualmente deve avere una formazione specifica anche per quanto riguarda il primo soccorso, il primo soccorso asfittici e anche il primo soccorso in caso di arresto cardiorespiratorio. Quindi deve avere, oltre al brevetto di assistente bagnante, anche il brevetto di BLSD, ovvero uso del defibrillatore semiautomatico esterno».
Quali rischi corre chi non è adeguatamente formato?
«I rischi sono che se non si è preparati dal punto di vista pratico, si mette innanzitutto a rischio l’incolumità dell’assistente bagnante stesso. Perché noi quant’è che interveniamo? Interveniamo nel momento in cui c’è una situazione di pericolo. Quindi se non si ha una buona formazione di base e delle prestanze fisiche mirate, si mette a rischio innanzitutto l’assistente bagnante stesso e poi di conseguenza si mette a rischio la riuscita dell’intervento».
Quanto guadagna oggi un assistente bagnante?
«La media sta intorno ai 1500 euro mensili».
Si riesce a vivere con un lavoro così breve?
«Purtroppo no, infatti si è abbassata tantissimo l’età degli assistenti bagnanti appunto perché la maggior parte degli assistenti bagnanti adesso sono studenti che quindi hanno la possibilità di poter lavorare metà giugno, fine agosto, ma anche agli inizi di settembre, mentre le persone un po’ più avanti con l’età, anche se molto più bravi dal punto di vista professionale, purtroppo sono stati costretti a cercare altre strade lavorative».
Questo significa perdita di esperienza?
«C’è una carenza di professionalità ma soprattutto di numeri. Quest’anno si stima che a livello nazionale mancheranno più di 20.000 assistenti bagnanti sulle nostre strutture, sulle nostre spiagge».
Cosa bisognerebbe fare?
«Bisognerebbe fare innanzitutto una campagna di sensibilizzazione per quanto riguarda appunto la figura professionale dell’assistente bagnante, far capire a tutti che l’assistente bagnante non è una figura che serve solo quando arriva il controllo delle autorità competenti, ma è una figura che serve per la salvaguardia appunto dell’incolumità di tutti i bagnanti».
E ai titolari degli stabilimenti balneari cosa diresti?
«Ai titolari dico di credere nella figura dell’assistente bagnante. Perché dico questo? Perché fino a qualche tempo fa l’assistente bagnante era visto solo ed esclusivamente come un obbligo di legge. Cioè ho l’obbligo di avere questa figura quindi mi procuro questa figura, però poi anziché fargli fare l’assistente bagnante tutto gli facevo fare tranne che l’assistente bagnante. Invece adesso per fortuna c’è la consapevolezza che l’assistente bagnante è un addetto al primo soccorso ed è un addetto al primo soccorso professionale che in realtà il Ministero della Salute lo definisce un soccorritore professionale non sanitario di elevata specializzazione nel settore acquatico».
La testimonianza di Canizzaro mette in luce una crisi profonda: gli assistenti bagnanti stanno diventando una categoria in via di estinzione. Mancano numeri, manca continuità lavorativa, e manca la giusta percezione sociale del loro ruolo.La Calabria, con la sua enorme estensione costiera, rischia di trovarsi scoperta nei momenti di maggiore affluenza turistica. Non è solo una questione occupazionale: è un problema di sicurezza collettiva. Ogni estate il mare porta con sé incidenti, malori, annegamenti evitabili. E senza bagnini preparati, il rischio aumenta in maniera esponenziale. Serve quindi una risposta coordinata: incentivi, campagne di sensibilizzazione, investimenti sulla formazione e soprattutto un cambiamento culturale. Bisogna smettere di vedere l’assistente bagnante come un costo obbligatorio e cominciare a considerarlo per ciò che è: un presidio salvavita.