Nelle imprese calabresi servono 17.370 lavoratori con competenze digitali avanzate. Ma oltre 8mila di queste figure necessarie per governare la transizione verso sistemi di lavoro impostati sull’IA sono di difficile reperimento. Lo dice l’ultimo report di Confartigianato.

Questo "talent gap" in Calabria rappresenta un freno potenziale allo sviluppo di un territorio che sta cercando di agganciare il treno della modernizzazione. Se quasi una posizione su due rimane scoperta, il rischio è che gli investimenti tecnologici rimangano scatole vuote, prive di quella "intelligenza umana" necessaria a governare l'intelligenza artificiale.

Le competenze richieste non riguardano solo l'IA in senso stretto. Le aziende cercano esperti in cloud computing, industrial internet of things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain.

Per le micro e piccole imprese, il reperimento delle professionalità in grado di dominare questi contesti operativi è una sfida vitale. Confartigianato sostiene che sia necessario rafforzare il raccordo tra scuola, università, sistema formativo e imprese. Non si tratta solo di formare nuovi talenti, ma di garantire, dice l’associazione, che anche le realtà produttive più piccole possano accedere alle competenze necessarie per non restare escluse dalla competizione globale.

Aziende a caccia di talenti

Mentre le imprese accelerano sugli investimenti, il mercato del lavoro arranca. Il fatto che manchino all'appello migliaia di tecnici specializzati, è il sintomo di una crisi nazionale che vede oltre la metà dei profili richiesti (50,8%) impossibili da reperire. È in gioco il futuro digitale del nostro Paese.

Il quadro nazionale

Allargando lo sguardo all’intera penisola, il panorama delineato da Confartigianato appare ancora più critico. Per il 2025, le imprese italiane prevedono di assumere 621.000 tecnici IA e specialisti digitali. Ben 316.000 di questi (il 50,8%) sono considerati introvabili.

Siamo di fronte a un paradosso occupazionale: nonostante la domanda di lavoro sia elevata, l'offerta non è adeguatamente formata. Come sottolineato dal presidente di Confartigianato, Marco Granelli, l'Intelligenza artificiale può essere un potente volano di produttività e competitività, ma il successo di questa rivoluzione dipende interamente dalle persone capaci di gestirla.

Gli investimenti delle imprese e gli ostacoli all'IA

Il desiderio di innovazione non manca. Il 71,8% delle imprese italiane ha già investito in almeno un ambito della transizione digitale. Questa propensione è particolarmente accentuata nel settore dei servizi (73,4%), ma resta solida anche nella manifattura, nelle utilities e nelle costruzioni (70,8%). Gli ambiti di intervento spaziano dall'adozione di nuove tecnologie all'integrazione organizzativa, fino alla creazione di modelli di business inediti. Tuttavia, il percorso è disseminato di ostacoli. Il principale, indicato dal 58,6% delle imprese, è proprio la mancanza di personale qualificato. Ma non è l'unico scoglio. Le aziende temono l’incertezza legislativa, la scarsa disponibilità o qualità dei dati necessari all'IA. Preoccupano i costi e la protezione dei dati.

La mappa delle scoperture

La geografia delle competenze introvabili vede la Lombardia in cima alla classifica per volumi assoluti. Nella regione, le imprese faticano a trovare 60.960 professionisti su una richiesta totale di 121.440 (il 50,2%). A livello provinciale, Milano guida la graduatoria nazionale con 29.840 competenze introvabili su 64.320 richieste (46,4%).

Seguono la Campania, 31.130 figure mancanti su 66.950 (46,5%) e il Lazio, 30.780 lavoratori introvabili su 66.760 (46,1%). Poi il Veneto, 26.030 su 47.150 (55,2%), e l’Emilia-Romagna, 25.640 su 45.700 (56,1%).

In termini percentuali, alcune regioni mostrano difficoltà ancora più marcate. Il Trentino-Alto Adige registra un tasso di difficoltà del 60,9% (10.960 introvabili su 18.000), seguito dall'Umbria al 60,7%. Al contrario, regioni come la Basilicata presentano una difficoltà di reperimento più contenuta, seppur significativa, pari al 43,3%.

L'analisi di Confartigianato è un monito per il sistema Paese. Se l'Italia vuole davvero trasformare l'Intelligenza Artificiale in un fattore di crescita, deve risolvere l'emergenza formativa. Dalla Calabria alla Lombardia, la capacità di colmare il vuoto tra la domanda tecnologica e l'offerta di lavoro qualificato sarà il vero parametro del successo della transizione digitale nazionale. La tecnologia è pronta, il capitale per investire è presente; ora servono le persone.