Nicola Durante offre una panoramica sulle dinamiche dell’ultimo anno: «Il turismo regionale ha deficit strutturali: il 70% delle presenze si concentra in estate, è il momento di diventare appetibili per dodici mesi ma serve una strategia, non improvvisazione»
Tutti gli articoli di Economia e lavoro
PHOTO
Il turismo in Calabria sta attraversando una fase di trasformazione. Dopo anni di crescita discontinua e una forte concentrazione stagionale, in vista del 2026 si pone con urgenza il tema delle scelte strategiche e, nello specifico: marketing territoriale, destagionalizzazione, identità culturale e ruolo delle amministrazioni pubbliche.
Il turismo calabrese nel 2025
Tra le figure che possono dare un'analisi dettagliata e competente in questo senso è Nicola Durante, esperto di marketing territoriale e valorizzazione del patrimonio culturale, con quasi quindici anni di esperienza nella comunicazione per le PMI in diversi settori merceologici, a livello nazionale e internazionale. Una vasta esperienza dall’agroalimentare alla sanità, dal commercio online ai servizi, dalla formazione all’export. Da sette anni si occupa di promozione turistica, territoriale e culturale, con particolare attenzione allo sviluppo di sistemi locali integrati nella consulenza alla Pubblica Amministrazione. General Manager e Direttore Creativo di BlueFox Marketing e Comunicazione, Durante dal 2020 ricopre l’incarico di direttore marketing del Polo Museale di Soriano Calabro.
Proprio lui, in esclusiva ai microfoni di LaC News24, fornisce una panoramica innanzitutto sul turismo calabrese nel 2025: «L'anno che sta per finire conferma una Calabria turisticamente attrattiva, con una crescita costante dell’interesse sul mercato nazionale e internazionale, ma restituisce un’immagine a due velocità. Da un lato la Calabria continua a crescere in termini di interesse e reputazione, soprattutto come destinazione autentica e capace di offrire esperienze legate al paesaggio, al cibo e alla cultura. Dall’altro lato emergono con maggiore chiarezza i limiti strutturali del sistema turistico regionale, basti pensare che oltre il 70% delle presenze continua a concentrarsi tra giugno e settembre, poche destinazioni di punta, tutte o quasi costiere».
E ancora: «Dove esiste un minimo di organizzazione il turismo produce valore, meno dove si continua a ragionare per singoli eventi o iniziative isolate. La regione ha registrato un incremento del 10,56 % nelle presenze turistiche tra il 21 giugno e il 21 settembre 2025, con 1,43 milioni di pernottamenti. Però il dato interessante non è solo “quanti turisti arrivano”, ma dove vanno, per quanto tempo restano e che rapporto instaurano con i territori. È su questo che la Calabria è chiamata a fare un salto di qualità per il 2026. Strategia, organizzazione e destagionalizzazione sono secondo me le tre parole su cui concretare gli sforzi».
Il 2026 un anno chiave
Insomma, un 2025 che ha dimostrato potenzialità ma anche suggerimenti per eventuali miglioramenti. In questo senso il 2026 potrebbe essere un anno chiave, anche qui va nel dettaglio Nicola Durante: «Il 2026 segna la fine definitiva della fase emergenziale e l’inizio di una fase di consolidamento. Non si può più lavorare in logica di ripartenza o di recupero e diventa necessario scegliere che tipo di turismo si vuole costruire e per chi. Le destinazioni che arriveranno preparate al 2026 saranno quelle che oggi stanno pianificando, non semplicemente promuovendo, cioè chi ha una strategia. Ricordo brevemente che quest’anno il turismo in Italia ha mosso qualcosa come 237 miliardi, circa l’11% del PIL, e stiamo chiudendo l’anno con 279 milioni di presenze. La Calabria, come riconosciuto anche dal Ministero, è tra le prime cinque regioni con trend positivo a doppia cifra».
Ecco allora le possibili strategie: «L’opportunità è usare il 2026 come anno in cui la strategia supera l’improvvisazione. Più integrazione tra territori, più attenzione alla qualità dell’offerta, più capacità di leggere i dati e i comportamenti dei visitatori. Insomma il 2026 non si improvvisa, ma si si progetta adesso. Solo così potremo puntare alla destagionalizzazione, che a mio avviso è una miniera d’oro almeno quanto il comparto balneare calabrese. La nostra regione può davvero puntare a un turismo lungo i 365 giorni, o comunque a voler essere realisti incattiviti, almeno da inizio aprile a fine ottobre».
Marketing territoriale, ecco cosa va ripensato
Si parla tanto di promozione turistica, ma bisogna anche individuare gli errori più frequenti che i territori continuano a commettere: «L’errore più comune è pensare che il marketing territoriale coincida con la comunicazione - afferma Durante - senza una strategia chiara, anche la migliore campagna rischia di generare aspettative che il territorio non è in grado di soddisfare. In Calabria, come in molte altre regioni, una parte consistente delle risorse viene ancora investita in campagne senza una reale strategia di prodotto».
«Un altro limite - continua - è la frammentazione poiché ogni comune, ogni evento, ogni progetto comunica per conto proprio, spesso nello stesso periodo e con gli stessi messaggi, senza una visione condivisa. Questo rende i territori deboli e poco riconoscibili. Il marketing territoriale è molto meno glamour di quello che sembra: è analisi, relazioni, pazienza, infatti a dispetto delle altre declinazioni del marketing, i risultati arrivano col tempo e non sono matematicamente prevedibili».
Destagionalizzazione, dalla teoria alla pratica
Altro fattore chiave è quello della destagionalizzazione ed ecco come la intende Durante: «Un termine che indica il rapporto tra turismo e territorio. Oggi meno del 30% dei flussi turistici regionali si concentra fuori dai mesi estivi, nonostante la Calabria abbia condizioni climatiche, culturali e produttive favorevoli per almeno otto-nove mesi l’anno. Per essere efficace, la destagionalizzazione richiede governance: coordinamento tra pubblico e privato, programmazione pluriennale, continuità. La nostra regione può permettersi una stagione estiva molto lunga, ma se non connettiamo il mare all’entroterra, con progetti veri e sensati, rischiamo di far sfumare un capitale di tradizioni, prodotti e saperi, che in realtà il turista vorrebbe scoprire e per le quali molto probabilmente ci risceglierebbe come meta anche al di là della stagione estiva, ma ho come l’impressione che siano molti quelli in preda a una sorta di pigrizia intellettuale».
Overtourism e qualità della vita
Parlando di estate e località balneari, ecco quanto potrebbe influire l’overtourism: «Non è un problema diffuso, ma è già un tema in alcune località e sarebbe un errore sottovalutarlo. I dati sulle presenze mostrano concentrazioni molto elevate in pochi comuni durante periodi ristretti, con effetti evidenti su traffico, servizi e qualità della vita. Questo non è turismo sostenibile, ma consumo del territorio. La soluzione dunque non è limitare il turismo, ma distribuirlo meglio nello spazio e nel tempo, investendo su territori meno noti e su stagioni alternative. L’overtourism non nasce dal successo, ma dall’assenza di pianificazione».
E ancora: «Paradossalmente si può avere un caso di sovraffollamento anche in un piccolo borgo, con qualche migliaio di turisti giunti all’improvviso da chissà dove, per via di una foto virale sui social, ma il paese non ha servizi, giusto due piccoli bar e un mezzo ristorante, i pullman non hanno dove parcheggiare o scaricare. Diciamo una situazione simile a quella di Roccaraso lo scorso inverno, solo che lì già di turismo si vive Ecco, il marketing territoriale può e deve evitare queste situazioni».
La Calabria e il ruolo della Cultura
Per quanto detto finora, ecco su cosa dovrebbe puntare la Calabria e l'identità che dovrebbe costruirsi: «La Calabria non deve inseguire modelli che non le appartengono, ma il suo vero punto di forza è l’identità: una regione stratificata, complessa, fatta di paesaggi diversi, culture locali, tradizioni, saperi, spiritualità, borghi, aree interne ancora vive. La cultura, in questo contesto, non è un elemento accessorio né un semplice attrattore, ma è l’infrastruttura immateriale che tiene insieme il territorio. Quando la cultura viene integrata nelle politiche turistiche diventa uno strumento di lettura dei luoghi e un motore di sviluppo. I dati dimostrano che i turisti più interessati all’esperienza culturale sono anche quelli che restano più a lungo e generano maggiore valore economico. Da diversi anni dirigo il marketing di una nota istituzione museale, anche oltre i confini nazionali, che fa della Cultura un motore per il territorio in cui insiste, complice anche una visione della Direttrice che ci fa a gire più come attore del territorio che come “magazzino reperti” in bella mostra, cosa che testimonia che quanto detto poco prima non è retorica accademica, ma dati di fatto» conclude Durante.

