Seimila licenziamenti nei prossimi due anni. Nonostante ricavi e utili in crescita Heineken taglierà il numero dei posti di lavoro negli stabilimenti europei a causa delle «difficili condizioni del mercato». Gli stabilimenti a rischio sono 28, 5 dei quali in Italia, a Sesto San Giovanni (MI), Comun Nuovo (BG), Assemini (CA), Massafra (TA) e Pollein (AO), con circa duemila dipendenti diretti e altri 18mila nell’indotto.

La multinazionale olandese controlla diversi marchi, tra cui Birra Moretti, Ichnusa, Dreher e Birra Messina. Heineken, secondo produttore di birra al mondo dopo la belga Ab InBev, ha chiuso il 2025 con ricavi in crescita a 34,3 miliardi di euro, un utile operativo di 4,38 miliardi (+4,4%) e un utile netto di 2,66 miliardi (+4,9%) ma con un calo dei volumi di vendita pari all’1,2%. Risultato negativo, ha fatto sapere il gruppo in comunicato, dovuto alla riduzione delle vendite negli Stati Uniti ed in Europa.

Vecchio e Nuovo continente arrancano mentre il mercato asiatico è in grande crescita spinto dai consumi cinesi.

Il taglio dell'occupazione - i dipendenti della multinazionale sono 87mila - è stato motivato con la necessità di «accelerare la produttività in grande scala in modo da realizzare risparmi significativi». L’azienda ha annunciato tagli di spesa per oltre 1,5 miliardi e per contro consistenti investimenti in tecnologie e applicazioni IA. Una “crisi aziendale” anomala dettata da necessità di accelerare sul fronte della digitalizzazione avanzata dei processi produttivi con l’utilizzo, appunto, dell’intelligenza artificiale.

Sulla Borsa di Amsterdam il titolo ha reagito positivamente, con un balzo di quasi il 3,9% raggiungendo il valore di 77,50 euro. Gli investitori, dunque, sembrerebbero premiare il piano di investimenti che prevede anche una crescita degli utili tra il 2% e il 6%. Ad ottobre Heineken aveva avviato la riorganizzazione della sede centrale di Amsterdam con 400 tra licenziamenti e trasferimenti di personale in altre sedi.

La corsa all’innovazione, con le tecnologie preferite al lavoro umano, lascerà indietro molti dipendenti. In Italia è allarme con i sindacati già sul piede di guerra. Gli stabilimenti lombardi hanno chiesto l’intervento della Regione e l’attivazione della task force anticrisi del ministero delle Imprese.