In Calabria la campagna elettorale non è ancora iniziata. E, forse, non inizierà mai davvero. Non ci sarà una lunga sfida di idee, non vedremo confronti appassionanti: saranno appena venti giorni di raccolta voti, in un clima confuso, tra slogan e passerelle. Ma questa terra non ha bisogno di illusioni: ha bisogno di verità. E in venti giorni la verità si può dire, si deve dire.

E la verità è dura, quasi insopportabile. Negli ultimi vent’anni la Calabria ha perso oltre 160mila giovani tra i 18 e i 34 anni: il 32,4% di quella fascia d’età. Nella sola provincia di Cosenza, nel decennio 2013-2023, sono emigrati più di 30 mila ragazzi. Negli ultimi cinque anni, altri 24mila under 19 sono spariti tra emigrazione e culle vuote. È come se intere generazioni avessero smontato la propria casa pezzo per pezzo per costruirne un’altra altrove.

Al 1° gennaio 2025 la popolazione calabrese è scesa a 1.832.147 abitanti: 6.421 persone in meno in un solo anno. Dal 2002 ad oggi sono scomparsi 177.476 residenti, l’equivalente di una città grande come Reggio Calabria. La Calabria giovane scappa, quella che resta invecchia: l’età media è salita a 46 anni.

Di tutto questo dobbiamo parlare. Anche se a qualcuno non conviene. A cosa serve deviare il discorso, promettere qualche cantiere, inventarsi qualche bonus? Serve a ingannare gli elettori. Ma intanto la verità resta lì, spietata: la Calabria si sta svuotando.

Sul piano sociale ed economico, la fotografia è altrettanto implacabile. Nel 2023 la Calabria ha registrato il tasso più alto di povertà relativa familiare in Italia: 26,8%. Secondo Eurostat, quasi una famiglia su due è a rischio povertà. Il lavoro resta un miraggio: nel 2024 il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni si è fermato al 44,8%, con uno squilibrio intollerabile tra uomini (56,6%) e donne (33,1%). La Calabria produce appena l’1,83% del PIL nazionale, con un PIL pro capite di 16.168 euro, tra i più bassi d’Italia.

E allora la vera sfida di questa campagna elettorale, che ci porterà a ottobre con i candidati Occhiuto, Tridico e Toscano, non può ridursi a uno scambio di slogan. Le domande sono altre, e non più rinviabili: come fermare l’emorragia dei giovani e lo spopolamento? Come combattere una povertà che non è più emergenza ma struttura? Come salvare la sanità dal degrado, restituendo fiducia a cittadini che oggi aspettano mesi anche per un esame? Come colmare il divario occupazionale, soprattutto femminile, con formazione, servizi e lavoro dignitoso?

Come valorizzare un potenziale enorme — dall’agricoltura al turismo, dalle infrastrutture all’innovazione — trasformandolo in crescita reale e non in statistiche da fanalino di coda?

La Calabria non può permettersi un’altra stagione di promesse illusorie. Non servono pacche sulle spalle, non servono campagne elettorali che sembrano una presa in giro. Una truffa elettorale. Serve un progetto autentico che metta al centro tre parole: demografia, economia, dignità.

Perché questa non è più la ricerca di consenso: è un’assunzione di responsabilità. La verità è dura, ma solo dalla verità può nascere una speranza credibile.