Le Guardie Rivoluzionarie dichiarano di aver colpito 18 obiettivi militari statunitensi. Trump: «Israele non è coinvolto. Gli attacchi finiranno presto»
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Nuova escalation nel confronto tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha minacciato apertamente Washington dopo i raid americani delle ultime ore, mentre si moltiplicano gli attacchi contro basi militari statunitensi nella regione e cresce la tensione attorno allo Stretto di Hormuz.
Il comandante delle forze aerospaziali delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Majid Mousavi, ha lanciato un duro avvertimento agli Stati Uniti: «Create insicurezza nello Stretto di Hormuz? Trasformeremo la regione in un inferno per voi, da tutto l'Iran». Mousavi ha aggiunto che questa sarà una risposta «all'insolenza degli americani nella regione». Le Guardie rivoluzionarie hanno inoltre sostenuto che lo Stretto di Hormuz è stato chiuso, smentendo le dichiarazioni statunitensi secondo cui il traffico marittimo prosegue regolarmente.
Nelle stesse ore il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (Irgc) ha annunciato di aver colpito la base aerea di Al-Azraq, in Giordania, dove sarebbero presenti importanti asset militari americani. Secondo Teheran, l'attacco è stato condotto con 12 missili balistici contro strutture che ospitano caccia F-35, F-15 e F-16 statunitensi. L'Irgc ha rivendicato la distruzione di infrastrutture e di un numero non precisato di velivoli.
Il Kuwait ha intanto disposto la chiusura temporanea del proprio spazio aereo. L'autorità per l'aviazione civile ha spiegato che la decisione è stata adottata in seguito agli attacchi iraniani e ai rischi per la sicurezza del traffico aereo nella regione. Poco dopo, lo Stato maggiore kuwaitiano ha riferito che i sistemi di difesa aerea erano impegnati contro «bersagli aerei ostili».
Secondo quanto dichiarato dall'Irgc, l'Iran ha colpito anche basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrein. Teheran sostiene che, in due ondate di operazioni, siano stati centrati 18 obiettivi militari americani presso le basi di Ali al-Salem e Ahmad al-Jaber in Kuwait e presso la base aerea di Sheikh Isa in Bahrein. I media iraniani hanno inoltre parlato di un attacco contro il quartier generale della Quinta Flotta americana in Bahrein.
Dal canto loro, gli Stati Uniti hanno confermato nuove operazioni militari contro l'Iran. Il Comando Centrale americano (Centcom) ha annunciato di aver completato attacchi di autodifesa contro diversi obiettivi iraniani, tra cui sistemi di comunicazione, sorveglianza e difesa aerea.
Intanto il New York Times, sulla base di immagini satellitari e video, riferisce che i raid statunitensi avrebbero colpito anche un'infrastruttura per la fornitura di acqua potabile sulla costa iraniana, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Secondo il quotidiano non è chiaro se il bersaglio sia stato colpito intenzionalmente, ma i danni osservati sarebbero compatibili con l'impiego di una bomba di precisione Gbu-39.
Sul piano diplomatico, ventidue Paesi, tra cui Stati Uniti, Australia e diverse nazioni europee, hanno chiesto all'Iran di interrompere immediatamente le attività ostili contro individui presenti nei loro territori. In una dichiarazione congiunta, i governi firmatari hanno condannato tentativi di omicidio e altre operazioni attribuite a entità statali iraniane.
Nel frattempo il presidente americano Donald Trump ha assicurato che Israele non è coinvolto negli attacchi statunitensi contro l'Iran. Intervistato da Fox News, Trump ha inoltre affermato di aver parlato direttamente con rappresentanti iraniani, i quali avrebbero chiesto la cessazione dei bombardamenti. «Gli attacchi all'Iran finiranno presto», ha dichiarato il presidente.
Trump ha inoltre riferito che gli iraniani lo avrebbero contattato direttamente mentre si trovava nella Situation Room della Casa Bianca per chiedere la fine delle operazioni militari.
Il presidente americano ha infine rivelato che gli Stati Uniti hanno impiegato 49 missili Tomahawk contro obiettivi situati all'interno del territorio iraniano, alcuni dei quali a circa 65 chilometri da Teheran, aggiungendo che jet americani stanno operando nello spazio aereo della Repubblica islamica.
Washington ha inoltre smentito le affermazioni iraniane sulla chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz, sostenendo che le navi commerciali continuano a transitare regolarmente e che nessuna unità navale statunitense è stata colpita.

