Dopo l’arresto da parte del governo statunitense, Nicolas Maduro è atteso oggi davanti a un giudice federale a New York per rispondere delle accuse a suo carico.

Nel frattempo Dalcy Rodríguez, nominata presidente ad interim, è stata già avvertita da Trump: «Siamo noi ad avere il controllo del Venezuela» e ci sarà un secondo attacco se Caracas non si comporterà come richiesto, dice il tycoon. E minaccia anche Colombia e Messico. Poi insiste: «Abbiamo bisogno della Groenlandia» per la sicurezza degli Usa. E per l'Iran ci sarà un “colpo durissimo” se Teheran ucciderà i manifestanti. Trump sentirà oggi Erdogan.

Su quanto accaduto interviene anche il vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Riteniamo che gli interventi militari non siano idonei a risolvere le questioni ma è legittimo l'intervento Usa in Venezuela vista la minaccia che loro intravedevano, e questo emergerà nel processo a Maduro visto anche il supertestimone dei servizi venezuelani».
«Il narcotraffico - continua - è anche uno strumento per attaccare altri Paesi. Da questo punto di vista per tutelare la propria sicurezza l'intervento è legittimo. Ora si lavori per una transizione democratica, per lo stato di diritto. Sono stati pochi quelli in questi anni che hanno denunciato la dittatura di Maduro. Noi l'abbiamo sempre fatto. Altri hanno sottovalutato il regime di Maduro, oggi il Venezuela è più libero».

Alla domanda se l'intervento militare americano in Venezuela potesse dar vita a una escalation anche su altri scenari internazionali, come la Cina su Taiwan, il ministro ha risposto che «le cose vanno nettamente tenute distinte, il narcotraffico è un fatto particolare e riguarda quella parte dell'America Latina, dal Venezuela alla Colombia, dove ci sono terroristi che si armano grazie al narcotraffico».

Una battuta, infine, sulla liberazione di Alberto Trentini: «Fino a ieri sera ho parlato con il nostro ambasciatore a Caracas, stiamo lavorando e stiamo tentando il possibile e l'impossibile. Speriamo che con Rodriguez il dialogo sia più facile per riportare a casa una persona che non ha fatto del male. Dobbiamo garantire la nostra comunità e la liberazione dei prigionieri politici italiani, che sono una ventina, e quella di Trentini che è stato l'ultimo. Siamo fortemente impegnati per riportarli a casa».