Dall’inizio dell’offensiva israelo-statunitense contro il regime degli ayatollah, in Europa si registra una serie di attacchi contro obiettivi ebraici che solleva interrogativi sulla loro origine. Non si tratta di azioni isolate, ma di episodi che, pur non avendo provocato vittime, mostrano elementi compatibili con una strategia di guerra ibrida riconducibile all’Iran.

Secondo un’analisi dell’International Centre for Counter-Terrorism (Icct), non esiste una prova definitiva del coinvolgimento diretto di Teheran, ma la dinamica degli attacchi, le rivendicazioni online e il profilo dei presunti esecutori suggeriscono un legame con l’ecosistema filoiraniano.

Già dopo l’attacco del 28 febbraio, diverse agenzie di sicurezza occidentali, tra cui Europol, avevano segnalato un aumento del rischio terroristico, in particolare contro obiettivi ebraici e israeliani, ipotizzando possibili ritorsioni sponsorizzate dallo Stato iraniano. Timori che, secondo l’Icct, stanno ora trovando conferma.

La sequenza degli attacchi: dal Belgio a Londra

Il primo episodio si è verificato nella notte del 9 marzo a Liegi, dove un ordigno artigianale è esploso davanti a una sinagoga, causando danni limitati ma nessuna vittima.

Nelle settimane successive, altri attacchi hanno colpito i Paesi Bassi e il Regno Unito. L’episodio più recente è avvenuto a Londra, dove sono stati incendiati quattro mezzi appartenenti a un servizio volontario di ambulanza ebraica.

Tra gli altri obiettivi figurano:

  • una sinagoga a Rotterdam (13 marzo)
  • una scuola ebraica a Amsterdam (14 marzo)
  • un centro commerciale nella stessa città (16 marzo)

Alcune rivendicazioni riguardano anche episodi in Grecia e Francia, ma in questi casi mancano riscontri pubblici e potrebbero trattarsi di disinformazione.

La sigla Hayi e la macchina della propaganda

Le azioni sono state rivendicate da un gruppo fino ad allora sconosciuto: Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia (Hayi), traducibile come «Movimento islamico della compagnia dei giusti».

La prima comparsa della sigla risale a un video diffuso su Telegram e X dopo l’attacco di Liegi, attraverso canali vicini all’«asse della resistenza», in particolare milizie sciite irachene filoiraniane e media allineati a Teheran.

Secondo l’Icct, la diffusione delle rivendicazioni segue uno schema preciso:

  • quattro canali Telegram in lingua araba anticipano o pubblicano quasi in tempo reale gli attacchi
  • due di questi risultano collegati a milizie sciite filoiraniane
  • gli altri due si presentano come media, ma funzionano da amplificatori della propaganda pro-Iran

I contenuti vengono poi rilanciati su X e diffusi da una rete più ampia di influencer, fino a raggiungere anche ambienti vicini agli Houthi e a Hezbollah.

La rapidità di pubblicazione è uno degli elementi più sospetti: in alcuni casi le rivendicazioni sono apparse pochi minuti dopo gli attacchi, suggerendo un coordinamento diretto o quasi in tempo reale con gli esecutori.

Un’organizzazione reale o una sigla di copertura?

Nonostante la visibilità acquisita, permangono forti dubbi sull’esistenza di Hayi come gruppo strutturato.

I canali che si presentano come ufficiali:

  • hanno pochi follower
  • sono comparsi solo recentemente
  • presentano errori linguistici e incoerenze, persino nel nome del gruppo

Anche i video di rivendicazione appaiono poco sofisticati. In un caso, un presunto attacco in Grecia è risultato essere in realtà un’esplosione avvenuta giorni prima a Rotterdam.

Per questo motivo, l’Icct ritiene plausibile che Hayi sia una semplice sigla di copertura, utilizzata per mascherare operazioni più complesse.

Il contesto: l’espansione delle operazioni iraniane

Gli episodi si inseriscono in una strategia più ampia. Dal 1979 sono state registrate 218 operazioni iraniane all’estero, tra omicidi, rapimenti, intimidazioni e attività di sorveglianza, di cui 102 in Europa. Oltre la metà si sarebbe verificata dal 2021 in poi.

Secondo l’MI5, nel solo 2025 sono stati sventati più di 20 complotti legati all’Iran nel Regno Unito. Segnalazioni recenti arrivano anche da Germania, Paesi Bassi e Svezia.

Giovani reclutati e terrorismo «usa e getta»

Un elemento particolarmente significativo riguarda il profilo dei possibili esecutori materiali. Nell’unico caso con sospetti identificati, l’attacco di Rotterdam, si tratterebbe di cinque giovani tra i 17 e i 19 anni provenienti da Tilburg.

Secondo l’Icct, questo schema ricorda modelli già osservati nelle operazioni ibride russe: il reclutamento di individui locali, spesso privi di motivazione ideologica, impiegati come «agenti usa e getta» in cambio di compensi modesti.

Questo meccanismo favorisce un intreccio tra terrorismo, intelligence e criminalità comune, particolarmente facilitato in Belgio e nei Paesi Bassi dalla presenza di reti criminali radicate e dalla diffusione di ordigni artigianali.

Una minaccia a bassa intensità ma ad alto impatto psicologico

Secondo l’Icct, la serie di attacchi registrata in Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito sembra mirare più all’intimidazione e alla destabilizzazione psicologica delle comunità ebraiche europee che a provocare stragi.

Tuttavia, proprio la combinazione di:

  • bassa intensità operativa
  • forte componente propagandistica
  • ambiguità strategica
  • reclutamento locale

rappresenta una delle forme più insidiose della minaccia ibrida contemporanea.