Ai due indagati è contestato il reato di maltrattamenti aggravati dal decesso della minore. Dalle carte dell’inchiesta emerge un contesto di violenze e paura in cui la coppia avrebbe trascinato la piccola e le due sorelline maggiori
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Compariranno oggi davanti al giudice per le indagini preliminari Emanuela Aiello, la madre della piccola Beatrice, la bambina di due anni di Bordighera (Imperia) morta per i maltrattamenti subiti, e il suo convivente Emanuel Iannuzzi. Per l’uomo, nel dispositivo dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il gip usa parole durissime, attribuendogli «un’indole crudele, votata alla sopraffazione violenta del prossimo». Per Emanuela Aiello, il gip evidenzia invece «un’inquietante tendenza a camuffare o addirittura distorcere la realtà secondo la propria convenienza».
Un quadro agghiacciante di degrado, violenze e paure
Nelle carte dell’inchiesta sulla morte della bambina di appena due anni emerge un quadro agghiacciante. Gli investigatori contestano ai due indagati il reato di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. Il giudice descrive una coppia che avrebbe trascinato tre bambine (Beatrice e le due sorelline più grandi) in un contesto di degrado, violenze e paura.
Gli atti raccontano anche altro. Attorno alla tragedia ruota una rete di parenti, amici e conoscenti che hanno frequentato la coppia fino agli ultimi giorni di vita di Beatrice. Nessuno, secondo quanto emerge dalle indagini, ha compreso fino in fondo la gravità della situazione oppure ha deciso di intervenire. Continua a leggere su LaCapitaleNews.it

