L'uomo sarebbe stato immobilizzato con fascette ai polsi e colpito da spray urticante prima del malore fatale. L’accusa la sorella dell’uomo di origini marocchine: «L'hanno ammazzato, voglio giustizia»
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Un uomo di 43 anni, Abderrahim Fakir, è morto durante un intervento della Polizia di Stato nel quartiere Pilastro di Bologna. Una tragedia che impone una risposta chiara: accertare fino in fondo che cosa sia accaduto. Evitando processi sommari e accuse generiche.
Secondo le prime ricostruzioni, gli agenti erano intervenuti dopo la segnalazione di un uomo in forte stato di agitazione. Durante il contenimento sarebbe stato utilizzato anche uno spray urticante e l’uomo sarebbe stato immobilizzato con fascette ai polsi. In un video, diffuso nelle ore successive, si sentono le sue grida: «Aiuto, basta, basta». Poco dopo ha accusato un malore fatale. La Procura ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia per chiarire le cause della morte.
La sorella della vittima accusa: «L’hanno ammazzato, voglio giustizia». Sono parole che esprimono il dolore di una famiglia, ma che dovranno trovare risposte nelle indagini, non nelle emozioni.
Proprio perché un uomo è morto mentre era sotto il controllo dello Stato, non possono esserci zone d’ombra. L’inchiesta dovrà ricostruire ogni fase dell’intervento, verificare se i protocolli sono stati rispettati e stabilire con precisione le cause del decesso.
Non è un processo alle forze dell’ordine, che ogni giorno operano in situazioni complesse e spesso pericolose. È una questione di legalità, trasparenza e fiducia nelle istituzioni. Quando una persona perde la vita durante un intervento di polizia, la verità non è un’opzione: è un dovere dello Stato.

