La chiamavano la gretina.

Con quel sarcasmo facile riservato a chi disturba le coscienze. Era ancora una ragazzina, con due trecce e un cartello, quando decise di lanciare l’allarme: il pianeta stava male, il tempo stava per scadere. Le rispondevano con le caricature, gli insulti, le risate. Era il bersaglio perfetto di un mondo che preferiva deridere piuttosto che ascoltare.

Sono passati diversi anni. Lei ha continuato a girare il mondo, a bussare alle porte dei potenti. Ma nulla si è mosso.

Oggi Greta Thunberg non ha vinto nulla. Perché non c’era nulla da vincere. E soprattutto, non c’è nulla da festeggiare.

Perché il mondo che aveva immaginato Greta, ma prima di tutto scienziati ed esperti, è qui. Brucia. Affoga. Crolla. Si contano morti, alluvioni, incendi, siccità, raccolti distrutti, città soffocate dal caldo. Quaranta gradi non fanno più notizia. Si marcia verso i quarantacinque come se fosse la nuova normalità. Ma in lontananza si intravvede quota 50°. La fine del mondo come lo abbiamo conosciuto.

Il mondo dei gretini è lo stesso mondo in cui avanzano quelli che non credono più alla scienza, che diffidano dei vaccini, che negano perfino lo sbarco dell’uomo sulla Luna, che tornano a trivellare mari e coste, che ripetono, con disarmante leggerezza, che «in fondo ha sempre fatto caldo».

È il mondo di Trump e dei trumpiani, dove i fatti contano meno delle convinzioni. È il mondo in cui i medici vengono aggrediti negli ospedali, gli insegnanti insultati dai genitori per un voto che non piace, gli esperti derisi e l’ignoranza scambiata per libertà di pensiero.

Il punto non è più se Greta avesse ragione. È che aveva capito tutto troppo presto. E noi abbiamo scelto di perdere tempo. Il tempo più prezioso.

Adesso il conto è arrivato. Lo pagano tutti. Soprattutto chi non ha alcuna responsabilità.

La domanda, ormai, è una sola.

Greta era davvero la gretina.

Ma gli intelligenti del mondo dove sono finiti?