La Procura di Pavia ricostruisce l’accusa contro il 38enne: per i magistrati sarebbe stato l’unico estraneo alla famiglia presente nella villetta di Chiara Poggi il 13 agosto 2007
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Ventuno indizi, una ricostruzione dell’omicidio completamente diversa da quella che ha portato alla condanna di Alberto Stasi e una convinzione che la Procura di Pavia mette nero su bianco: Andrea Sempio sarebbe stato l’unica persona estranea alla famiglia presente nella villetta di Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007. I magistrati hanno raccolto in ventuno punti gli elementi che, secondo l’accusa, identificano nel trentottenne l’autore del delitto di Garlasco. Un mosaico che comprende tracce genetiche, impronte, telefonate, dichiarazioni ritenute inattendibili e materiali informatici, fino a delineare un possibile movente sessuale. La richiesta di rinvio a giudizio consegna ora questa ricostruzione al giudice Luigi Riganti, chiamato a valutare se aprire un nuovo processo per l’assassinio della ventiseienne.
Garlasco, i 21 indizi e il movente sessuale ricostruito dai magistrati
Al centro dell’impianto accusatorio c’è un episodio che gli inquirenti ritengono possa aver scatenato la violenza: il rifiuto di un approccio sessuale da parte di Chiara Poggi, dopo che Sempio avrebbe avuto accesso ai video intimi della ragazza e del fidanzato Alberto Stasi. Secondo la Procura, il rifiuto avrebbe provocato una reazione improvvisa e incontrollata, trasformando un confronto nella brutale aggressione che costò la vita alla giovane.
I magistrati attribuiscono particolare importanza anche agli scritti, alle ricerche effettuate su Internet e ai contenuti pubblicati da Sempio, nei quali individuano i tratti di una personalità «ossessionata dal sesso violento», segnata da frustrazioni nelle esperienze giovanili e da un atteggiamento irrispettoso verso le donne.
È una lettura investigativa che punta a collegare il materiale informatico alla possibile origine dell’aggressione, ma che dovrà misurarsi con la capacità di dimostrare un rapporto concreto tra quelle condotte e l’omicidio. Nella ricostruzione della Procura, Chiara avrebbe tentato di sottrarsi all’aggressore, ingaggiando una colluttazione durata diversi minuti. I primi colpi al volto e alla testa, la caduta, il tentativo di raggiungere la zona della cantina e la successiva violenza sulle scale compongono una sequenza che gli investigatori considerano compatibile con le tracce ematiche e con i nuovi accertamenti medico-legali. Leggi articolo completo su LaCapitale News.

