Il furto delle ottanta fiale di fentanyl dalla cassaforte della farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma, alla Magliana, non è soltanto un episodio di cronaca. La notizia è già emersa nella sua dimensione investigativa. Ora il punto è capire perché quel furto abbia fatto scattare un livello di allarme così alto e perché una quantità apparentemente limitata di farmaco possa aprire uno scenario molto più ampio, che riguarda la sanità, la sicurezza pubblica, il narcotraffico e la capacità dello Stato di prevenire un’emergenza prima che diventi ingestibile.

Il fentanyl non nasce come droga di strada. È un oppioide sintetico utilizzato da decenni in anestesia e nella terapia del dolore severo, soprattutto per i pazienti oncologici e per chi affronta sofferenze fisiche insopportabili. In ambito medico è uno strumento potente e necessario. Il problema comincia quando esce dal circuito ospedaliero e finisce nel mercato illegale. A quel punto la stessa sostanza che in ospedale allevia il dolore può trasformarsi in un moltiplicatore di morte.

Il paradosso italiano: il confine lo presidiano i clan

Il dato più inquietante è il paradosso che circonda oggi il mercato italiano. Secondo l’analisi proposta da Roberto Saviano, le mafie italiane, almeno finora, non avrebbero interesse a favorire la diffusione del fentanyl. Non per ragioni etiche, naturalmente, ma per convenienza criminale. Il fentanyl rischierebbe infatti di erodere i canali già consolidati e redditizi dell’eroina e della cocaina, alterando equilibri di mercato costruiti nel tempo.

C’è poi un secondo motivo: un’emergenza sociale legata agli oppioidi sintetici costringerebbe lo Stato a una risposta più dura. Morti per strada, overdose diffuse, immagini simili a quelle viste in alcune città americane produrrebbero una pressione politica e sociale tale da rendere inevitabile una repressione più decisa. Per i clan, quindi, il fentanyl può rappresentare non solo un affare, ma anche un rischio.

Questa apparente barriera, però, non rassicura. Al contrario, mostra una debolezza profonda: se la diffusione della sostanza dipende dalla convenienza delle organizzazioni criminali, significa che la diga può cedere nel momento in cui cambiano i calcoli economici. E le mafie cambiano strategia quando cambia il profitto. Continua a leggere su LaCapitalenews.it