Alberto Stasi è uscito dal carcere, ma non è uscito dal delitto di Garlasco. Dopo dieci anni e mezzo trascorsi a Bollate, il 13 giugno ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali e può scontare fuori dall’istituto la parte residua della condanna a 16 anni. Lavora, vive lontano dal paese nel quale tutto ebbe inizio e cerca di costruire una quotidianità sottratta alle telecamere. Per la giustizia italiana, però, resta l’assassino di Chiara Poggi.

La sua è una libertà a metà. Stasi non deve più rientrare ogni sera in carcere, come accadeva durante la semilibertà, ma continua a sottostare alle prescrizioni stabilite dal Tribunale di sorveglianza. Soprattutto, porta ancora addosso una sentenza definitiva mentre la Procura di Pavia sostiene oggi una ricostruzione che attribuisce l’omicidio ad Andrea Sempio.

Alberto Stasi non tornerà a vivere a Garlasco

La nuova vita di Alberto Stasi comincia lontano da Garlasco. La sua avvocata Giada Bocellari ha chiarito che non tornerà ad abitare nel paese, pur non avendo un divieto specifico di recarvisi e potendosi muovere all’interno della Lombardia secondo le prescrizioni ordinarie dell’affidamento.

Da tempo lavora in una società dell’area milanese, dove ricopre mansioni amministrative. Aveva iniziato il percorso di reinserimento con il lavoro esterno, poi aveva ottenuto la semilibertà e i permessi premio.

Il Tribunale di sorveglianza ha valutato positivamente la condotta tenuta in carcere, le relazioni degli educatori e la capacità dimostrata durante il graduale ritorno alla vita esterna.

L’affidamento non rappresenta quindi un effetto della nuova indagine e non anticipa alcun giudizio sulla sua innocenza. Costituisce una misura alternativa prevista dall’ordinamento per chi possiede determinati requisiti e deve scontare una pena residua inferiore ai limiti stabiliti. «Non incide sull’indagine della Procura di Pavia», ha precisato la stessa Bocellari. RaiNews ha ricostruito le motivazioni con cui i giudici hanno premiato il percorso compiuto da Stasi.

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