Una storica tempesta invernale, chiamata Hernando, ha colpito New York e gran parte del Nord-Est degli Stati Uniti, lasciando dietro di sé un paesaggio congelato e silenzioso e provocando una delle più gravi emergenze meteorologiche della storia moderna.

La governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha definito Hernando “una delle dieci peggiori tempeste di neve degli ultimi 150 anni”. Questo evento si colloca tra i fenomeni invernali più distruttivi mai registrati nella regione. La tempesta ha portato nevicate incessanti, venti violenti e un freddo estremo, costringendo milioni di persone, in diversi Stati, a fermarsi completamente.

La coincidenza dei “6”

Meteorologi e storici hanno evidenziato uno schema sorprendente, ormai chiamato la “coincidenza dei 6”. Dal 1996, una grande tempesta paralizzante ha colpito la regione quasi esattamente ogni dieci anni — 1996, 2006, 2016 e ora 2026. Sebbene gli esperti avvertano che potrebbe trattarsi di una coincidenza, questa ricorrenza ha catturato l’attenzione pubblica e riacceso il dibattito sul comportamento climatico a lungo termine.

Stato di emergenza, travel ban e volontari

Con il peggiorare delle condizioni, il sindaco di New York, Mamdani, ha dichiarato lo stato di emergenza, imponendo un divieto di circolazione (travel ban) in tutta la città.

Il travel ban è entrato in vigore alle ore 21:00 del 22 febbraio ed è rimasto valido fino alle ore 12:00 del 23 febbraio. Durante questo periodo era consentito uscire solo per situazioni di emergenza, permettendo ai mezzi di soccorso e alle squadre di intervento di operare in sicurezza.

In una mossa senza precedenti per accelerare la ripresa, il sindaco ha inoltre annunciato un’iniziativa pubblica offrendo 30 dollari l’ora ai volontari disposti a spalare la neve da marciapiedi e strade. Migliaia di residenti hanno risposto, formando squadre spontanee nei quartieri e trasformando la città in un simbolo di solidarietà durante la crisi.

Due settimane di freddo polare prima della tempesta

La bufera Hernando non è arrivata da sola. La tempesta è stata preceduta da due settimane consecutive di temperature polari, durante le quali l’aria artica ha fatto scendere le temperature percepite fino a –27°C, sufficienti a congelare parzialmente il fiume Hudson, un fenomeno raro che non si osservava da molti anni.

Quando Hernando ha colpito, la città era già intrappolata nel ghiaccio, amplificando l’impatto della tempesta e rendendo le operazioni di recupero ancora più difficili.

Nuove nevicate in arrivo da mercoledì

Mentre continuano le operazioni di pulizia, i meteorologi avvertono che l’emergenza non è ancora finita. La neve tornerà a partire da mercoledì, con possibili nuovi accumuli e ulteriori disagi fino alla fine della settimana. Le autorità restano in stato di massima allerta e invitano la popolazione alla prudenza.

Una prima volta per l’architetto calabrese Giuseppe Samá

Tra coloro che hanno vissuto questo momento storico c’è Giuseppe Samá, architetto italiano residente a New York, che ha assistito per la prima volta a un evento invernale di tale portata da quando si è trasferito in città.

«New York si è trasformata in qualcosa di quasi surreale — silenziosa, congelata, potente», ha dichiarato Samá. «Ho visto la neve molte volte, ma mai una forza della natura come questa. L’Hudson ghiacciato, le strade vuote, il suono del vento: sembrava un momento storico».

Conosciuto a livello internazionale per i suoi progetti architettonici tra Europa, Medio Oriente e Stati Uniti, Samá ha descritto la tempesta come «impressionante e ipnotica», un promemoria della capacità della natura di trasformare anche la metropoli più dinamica del mondo in poche ore.

La bufera Hernando sarà probabilmente ricordata come uno degli eventi meteorologici più significativi di questa generazione: una tempesta che ha congelato fiumi, unito comunità e fermato la città più grande d’America sotto neve e ghiaccio.