Dopo cinque giorni di intensi negoziati e cinque round di colloqui, Israele e Libano hanno firmato a Washington un accordo quadro che punta a consolidare il cessate il fuoco lungo il confine meridionale, pur lasciando aperte questioni cruciali come il disarmo di Hezbollah e il ritiro completo delle forze israeliane dal sud del Libano.

L'intesa è stata sottoscritta al Dipartimento di Stato americano dai negoziatori dei due Paesi. "I negoziati sono stati lunghi e oggi hanno dato i loro frutti. La cosa più importante è che Israele rimanga nella zona di sicurezza nel Libano meridionale", ha dichiarato il premier israeliano Benyamin Netanyahu.

Secondo quanto riferito dall'emittente pubblica israeliana Kan, l'accordo prevede che le Forze di difesa israeliane (Idf) si ritirino all'interno della cosiddetta zona di sicurezza, senza tuttavia lasciare, almeno in questa fase, il territorio libanese. L'intesa consentirà inoltre ai civili di rientrare nelle proprie abitazioni in due aree pilota finora interdette.

Le due zone individuate saranno una a nord del fiume Litani e l'altra a sud, dove le truppe israeliane cederanno progressivamente il controllo all'esercito libanese. L'avvio del progetto sul terreno, tuttavia, non ha ancora una data: prima sarà necessario l'addestramento delle forze armate libanesi da parte degli Stati Uniti, considerato essenziale per la riuscita dell'iniziativa.

L'accordo affronta anche altri dossier sensibili, tra cui la gestione dei tunnel di Hezbollah, il contrasto al rafforzamento militare del movimento sciita filoiraniano e l'avvio di negoziati per la definizione del confine terrestre tra Israele e Libano.

"È un grande risultato e lo manterremo finché Hezbollah non si disarmerà e finché esisterà un pericolo per lo Stato di Israele. È anche un duro colpo per l'Iran: Israele, Libano e Stati Uniti gli stanno dicendo che non sono affari suoi", ha aggiunto Netanyahu.

Immediata la condanna di Hezbollah. Il deputato Hassan Fadlallah ha ribadito la contrarietà del movimento a qualsiasi negoziato diretto con Israele, denunciando una "deriva politica e di sicurezza" che, a suo avviso, compromette la sovranità del Libano e rischia di alimentare divisioni interne.

Per Washington e per il presidente libanese Joseph Aoun, l'intesa rappresenta comunque un primo passo verso una stabilizzazione dell'area. "Il primo passo è spesso il più difficile ed è quello che stiamo compiendo oggi", ha affermato il segretario di Stato americano Marco Rubio, sottolineando che resta ancora "molto lavoro da fare" ma auspicando che il dialogo produca progressi concreti e restituisca alle popolazioni dei due Paesi "fiducia in un futuro di pace e prosperità".

Anche il governo italiano ha accolto con favore l'accordo. In una nota, Palazzo Chigi ha evidenziato che "è fondamentale consolidare il cessate il fuoco tra Libano e Israele e creare le condizioni per una pace duratura che garantisca la sovranità e l'integrità territoriale del Libano e la sicurezza di Israele", assicurando che l'Italia continuerà a contribuire a questo obiettivo in stretto coordinamento con partner e alleati.