Benjamin Netanyahu perde la maggioranza alla Knesset, ma la sconfitta è meno netta di quanto indicavano gli exit poll. Con il 41,9% delle schede scrutinate, alle 6:00 il suo blocco di destra e religioso ha ottenuto 57 seggi su 120. Nel 2022 ne aveva 64. Per governare ne servono 61.

Il blocco di opposizione guidato dall'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot si ferma a 47 seggi. I partiti arabi ne hanno 16. Il Likud resta il primo partito con 28 seggi, davanti a Yashar di Eisenkot con 21.

A urne chiuse, le tv davano il premier intorno a 50 seggi e il campo avversario a 52-53. Nella notte sia gli exit poll sia lo spoglio hanno spostato il quadro a suo favore. Restano da contare più di metà delle schede e le doppie buste, tra cui i voti dei soldati. L'affluenza è stata del 77,7%, record da oltre vent'anni.

Netanyahu non ha rivendicato la vittoria e ha detto di aspettare i risultati definitivi. Ha però annunciato l'intenzione di formare un governo di destra ed escluso qualsiasi esecutivo che dipenda dai partiti arabi. Eisenkot parla invece di sfiducia totale verso il «governo del 7 ottobre» e promette un governo di unità. Lapid e Golan sostengono che gli elettori hanno bocciato la coalizione uscente. Bennett e Liberman non si sono ancora espressi.

Sul premier pesa anche il mandato di arresto della Corte penale internazionale, emesso nel novembre 2024 per crimini di guerra e contro l'umanità a Gaza. Nel dicembre 2025 la Corte ha respinto un ricorso di Israele e a settembre ha confermato che il mandato resta in vigore. Il provvedimento gli impedisce di fatto di viaggiare nei 125 Paesi che aderiscono alla Corte, Italia compresa.

I risultati ufficiali saranno proclamati entro il 4 novembre. Poi il presidente Isaac Herzog consulterà i partiti e affiderà l'incarico. Netanyahu deve trovare quattro seggi nel campo avversario. Eisenkot avrebbe i numeri solo con l'appoggio di entrambe le liste arabe, che finora ha escluso. Se nessuno ci riesce, Israele torna al voto e Netanyahu resta premier ad interim.