Il rischio è che chi si sente investito del “lavoro di Dio” finisca per considerare gli avversari come parte del Male, trasformando la fede in uno strumento di scontro e il potere in una missione divina
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IPA88086744 - U.S. Vice President JD Vance holds a press briefing in the James S. Brady Press Briefing Room at the White House on September 3, 2026 in Washington, D.C. (Photo by Samuel Corum/Sipa USA)
J.D. Vance non è uno qualsiasi. È il potente vicepresidente degli Stati Uniti, cattolico convertito e figura di primo piano della nuova destra americana. Oggi torna a parlare di Dio. Ancora? Ma non gli è bastato, così ha parlato dell’Anticristo, quindi dell’Apocalisse e ovviamente di forze oscure. Perché quest’ultime non possono mancare mai.
In un podcast dell’evangelico Bryce Crawford ha comunicato al mondo di non sapere se la fine dei tempi sia vicina. Ed ha lasciato intendere che l’Anticristo sta già «camminando tra noi». Non ha specificato chi sia, ma questo è un dettaglio secondario.
Il piatto forte dell’iper cattolico vice di Trump è comunque un altro: ha infatti spiegato di voler fare «quanto più possibile il lavoro di Dio» e che, se questo dovesse portare alla fine dei tempi, per lui «va bene». Bruttissimo lavoro, ma Vance è convinto di essere Dio in persona e di voler fare il suo lavoro.
Vance ha parlato anche di una misteriosa «oscurità» che ha percepito durante alcuni incontri con leader mondiali. Probabilmente avevano dimenticato di accendere la luce, ma poi ha scoperto di avere anche percepito una «strana energia spirituale oscura» attorno ad alcune aziende dell’intelligenza artificiale. Menomale.
Non contento, Vance ha definito «un po’ satanico» affidare a un chatbot relazioni umane come il matrimonio.
Vance il ‘divino’ (non nel senso che si è fatto di vino!) non è la prima volta che utilizza questo linguaggio. Lui è un politico con una certa visione della politica che mescola religione, identità, famiglia, immigrazione, tecnologia e una concezione della società come terreno di scontro tra valori contrapposti. Insomma una bella macedonia impazzita.
Ed è proprio questo il punto.
Non c’è nulla di scandaloso nel credere nell’Apocalisse o nell’Anticristo. La fede si basa soprattutto sulla libertà personale. Ma quando a parlare è il vicepresidente degli Stati Uniti, uno degli uomini più potenti del mondo, il problema diventa politico. Terribilmente politico.
Perché il cristianesimo non è una guerra permanente tra il Bene e il Male. O almeno non lo è più, considerato che nella grande tradizione cristiana del Novecento, sono emersi valori e messaggi che mettono in primo piano la pace, l’amore, la fraternità, la dignità della persona e il dialogo.
Vance evidentemente non crede in tutto questo, visto che sembra appartenere a una corrente del conservatorismo americano nella quale la fede diventa anche strumento di battaglia politica e culturale.
E allora bisogna preoccuparsi.
Non perché Vance sia credente. Ma perché chi pensa di stare facendo “il lavoro di Dio” può facilmente arrivare a considerare i propri avversari dalla parte del male. E sentirsi quindi autorizzati ad eliminarli per compiacere Dio.
J.D. Vance è il vicepresidente degli USA.
Il N. 2 della Casa Bianca.E da lì le parole hanno un peso enorme.
Perché oggi a Washington vediamo emergere prepotentemente un Dio degli estremismi dei dazi, della forza militare, dello scontro permanente, della prepotenza politica. E ora anche un linguaggio religioso sempre più apocalittico.
La fede dovrebbe aiutare il potere a conoscere i propri limiti. Quando invece il potere pensa di avere Dio dalla propria parte, la storia ci insegna che bisogna avere molta paura.

