La Nato cambia passo e inaugura una nuova fase della propria strategia di sicurezza. Il documento finale approvato al vertice di Ankara non rappresenta soltanto una dichiarazione politica, ma definisce le linee guida che orienteranno le scelte dei 32 Paesi dell’Alleanza nei prossimi anni. Al centro vi sono l’aumento delle spese per la difesa, il rafforzamento dell’industria militare, il sostegno all’Ucraina, la modernizzazione degli eserciti e la conferma della deterrenza nucleare come pilastro della sicurezza euro-atlantica.

Sul piano politico, però, il vertice è stato segnato soprattutto dalle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, protagonista di una conferenza stampa dai toni particolarmente duri.

Il presidente degli Stati Uniti ha rivolto nuove critiche all’Italia, accusandola di non aver sostenuto Washington durante l’operazione militare contro l’Iran. Ha espresso insoddisfazione nei confronti di alcuni alleati europei, ha attaccato duramente la Spagna sul tema delle spese per la difesa, ha ribadito la necessità di riequilibrare il contributo economico dei partner della Nato e ha rivendicato come un successo l’azione militare condotta contro Teheran.

Dopo aver definito il giorno precedente Giorgia Meloni «una brava persona», Trump è tornato a criticare le scelte del governo italiano riguardo all’utilizzo delle basi militari. Dichiarazioni che evidenziano un clima di crescente tensione politica tra Washington e alcuni alleati europei, pur senza mettere in discussione la solidità dell’Alleanza.

Il vertice ha comunque confermato la piena sintonia tra Trump e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, nella volontà di rafforzare la capacità militare dell’organizzazione e di accelerare il riarmo dei Paesi membri.

Per l’Alleanza Atlantica il cosiddetto “dividendo della pace”, maturato dopo la fine della Guerra Fredda, appartiene ormai definitivamente al passato.
Nel documento finale la Russia viene indicata come la principale e più diretta minaccia alla sicurezza dell’area euro-atlantica. L’invasione dell’Ucraina viene considerata il punto di svolta che ha modificato profondamente gli equilibri internazionali, imponendo un rafforzamento della difesa collettiva.

Accanto alla minaccia rappresentata da Mosca, la Nato richiama anche il terrorismo internazionale, gli attacchi informatici, le campagne di disinformazione, il sabotaggio delle infrastrutture energetiche e digitali, le interferenze straniere e l’instabilità crescente in Medio Oriente e in altre aree strategiche del pianeta.

Per affrontare questo scenario gli Alleati hanno deciso di accelerare gli investimenti nella difesa. L’obiettivo è aumentare la produzione di armamenti, ricostituire le scorte militari, modernizzare le forze armate e sviluppare tecnologie sempre più avanzate, dall’intelligenza artificiale ai droni, dai sistemi di difesa missilistica fino alle capacità spaziali. La sicurezza, secondo la Nato, si gioca ormai non soltanto sul terreno, ma anche nello spazio, nel cyberspazio e nella competizione tecnologica.

Uno dei capitoli più rilevanti riguarda il sostegno all’Ucraina. L’Alleanza conferma che continuerà a fornire assistenza militare, addestramento e supporto logistico a Kiev, ribadendo che la sicurezza dell’Ucraina è strettamente legata a quella dell’intero continente europeo. L’obiettivo resta quello di consentire al Paese di difendersi e di creare le condizioni per una pace giusta e duratura.

Grande attenzione viene riservata anche alla deterrenza nucleare. Pur riaffermando la natura difensiva della Nato, il documento sottolinea che le capacità nucleari degli Alleati continuano a rappresentare la garanzia ultima della sicurezza collettiva, in un contesto internazionale caratterizzato dal deterioramento dei rapporti con la Russia e dalla crescente instabilità globale.

Tra i dossier affrontati figura anche quello iraniano. La dichiarazione finale ribadisce che Teheran non dovrà acquisire armi nucleari e richiama la necessità di garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas.

Il documento rappresenta inoltre una risposta alle richieste avanzate da tempo dagli Stati Uniti affinché gli alleati europei assumano una quota sempre maggiore delle responsabilità finanziarie e militari dell’Alleanza. L’obiettivo è costruire una Nato più forte, più autonoma sul piano europeo e maggiormente equilibrata nella ripartizione degli oneri.

Per l’Italia, come per gli altri Paesi membri, le decisioni assunte ad Ankara avranno conseguenze rilevanti. Il rafforzamento della difesa comporterà nuovi investimenti pubblici, un maggiore coinvolgimento dell’industria nazionale della sicurezza e della difesa e un confronto politico destinato ad accentuarsi sul delicato equilibrio tra spese militari e finanziamento di sanità, scuola, welfare e politiche sociali.

Il vertice di Ankara certifica che il sistema internazionale è entrato in una nuova fase. Dopo decenni in cui la globalizzazione sembrava aver ridotto il rischio di un confronto diretto tra le grandi potenze, la sicurezza torna a essere il principale terreno della politica internazionale. La Nato sceglie di rafforzare la propria capacità di deterrenza nella convinzione che solo una difesa credibile possa prevenire nuovi conflitti. Una scelta destinata ad aprire un confronto politico sempre più intenso, chiamando governi e opinione pubblica a misurarsi con una domanda destinata a segnare gli anni a venire: come garantire la sicurezza senza alimentare una nuova corsa globale agli armamenti?